5G e app cinesi, Biden non molla la presa: nuovi ban per le aziende asiatiche - CorCom

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5G e app cinesi, Biden non molla la presa: nuovi ban per le aziende asiatiche

TikTok e WeChat verso l’applicazione di regole stringenti a tutela dei dati degli americani. E la Fcc vota un “upgrade” del piano di restrizioni su Huawei e Zte. Le misure pesano sulle aziende: per la prima volta il colosso degli smartphone costretto a rinviare il debutto della nuova linea Mate

18 Giu 2021

Veronica Balocco

Salvaguardare i dati sensibili degli americani, stringendo ancor più le maglie contro le “insidie” rappresentate dai Big Tech asiatiche, già nel mirino di Trump. C’è questo obiettivo alla base dell’ordine esecutivo firmato il 9 giugno dal presidente Usa Joe Biden, che costringe così alcune app cinesi ad adottare misure più severe per proteggere le informazioni private se vogliono rimanere nel mercato statunitense. In ultima analisi, il provvedimento mira ad impedire ad avversari stranieri, come Cina e Russia, di accedere a grandi quantità di informazioni aziendali personali e proprietarie.
L’ ordine di Biden ha sostituito i divieti del 2020 dell’ex presidente Donald Trump contro le popolari applicazioni cinesi WeChat, di proprietà di Tencent Holdings e TikTok di ByteDance.

Verso sanzioni più estese rispetto a quelle imposte da Trump

In base a quanto previsto, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti potrà emettere citazioni in giudizio per raccogliere informazioni su determinate applicazioni software per smartphone, tablet e computer desktop. Quindi l’agenzia potrebbe negoziare le condizioni per il loro utilizzo negli Stati Uniti o vietare le app.
Anche se il nuovo ordine non nomina le aziende, potrebbe finire per coinvolgere più app rispetto ai divieti di Trump e reggere meglio, se contestato in tribunale. L’amministrazione Biden è quindi alla ricerca di supporto anche da parte di altri Paesi: alcuni funzionari avrebbero infatti iniziato a parlare con gli alleati in merito all’adozione di un approccio simile. La speranza è che i Paesi partner concordino sulle app che dovrebbero essere vietate.

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Il segretario al commercio degli Stati Uniti Gina Raimondo deciderà quali app prendere di mira per l’azione degli Usa, ma questo sarà possibile solo se soddisferanno determinati criteri. Ad esempio, dovrà trattarsi di realtà possedute, controllate o gestite da una persona o da entità che supportano le attività militari o di intelligence di un avversario straniero come la Cina o la Russia.
Se quindi il segretario Raimondo deciderà che un’app rappresenta un rischio inaccettabile, avrà “la facoltà di informare le parti” direttamente o tramite la pubblicazione quotidiana ufficiale del governo, il Federal Register. Le aziende avranno quindi 30 giorni per opporsi o proporre misure per proteggere meglio i dati.

È molto probabile che le app dalla Cina si trovino nel mirino del Dipartimento del Commercio, date le crescenti tensioni tra Washington e Pechino. In particolare WeChat, TikTok e altre otto app prese di mira dall’amministrazione Trump nei suoi ultimi mesi potranno essere esaminate dal team di Biden. L’ordine si applicherà alle app aziendali, comprese quelle utilizzate nei settori bancario e delle telecomunicazioni, nonché alle app per i consumatori. Le app collegate ad altri avversari, come Iran o Venezuela, sono già bloccate con sanzioni più ampie.

Giro di vite contro Huawei e Zte, l’ira di Pechino

Intanto la Commissione federale delle comunicazioni degli Stati Uniti ha votato all’unanimità giovedì un piano per vietare il via libera ad apparecchiature per le telecomunicazioni statunitensi da parte di società cinesi ritenute minacce alla sicurezza nazionale, come Huawei e Zte. l voto ha attirato l’opposizione di Pechino. In base alle regole proposte che hanno ottenuto l’approvazione iniziale, la Fcc potrebbe anche revocare le autorizzazioni precedenti rilasciate alle società cinesi.

Un portavoce di Huawei, in un’e-mail, ha definito la revisione della Fcc “inutilmente punitiva”. “Gli Stati Uniti, senza alcuna prova, abusano ancora della sicurezza nazionale e del potere statale per sopprimere le aziende cinesi”, ha affermato Zhao Lijian, portavoce del ministero degli Esteri cinese.

A marzo, la Fcc ha designato cinque società cinesi come una minaccia per la sicurezza nazionale ai sensi di una legge del 2019 volta a proteggere le reti di comunicazione statunitensi. Le società interessate includevano Huawei e Zte, nonché Hytera Communications Corp, Hangzhou Hikvision Digital Technology e Zhejiang Dahua Technology. L’anno scorso, la Fcc aveva anche bollato Huawei e Zte come minacce alla sicurezza nazionale per le reti di comunicazione, impedendo così alle aziende statunitensi di attingere a un fondo governativo da 8,3 miliardi di dollari per acquistare attrezzature dalle società. A dicembre, poi, le nuove regole hanno imposto ai vettori con elementi Zte o Huawei di sostituire tali apparecchiature. I legislatori statunitensi hanno quindi proposto un programma di rimborso per tale scopo, approvando uno stanziamento da 1,9 miliardi di dollari per finanziarlo.

E Huawei rinvia lancio del nuovo smartphone

Intanto, a seguito delle sanzioni commerciali, per la prima volta dall’introduzione del marchio Mate nel 2013, il colosso cinese dell’elettronica Huawei non aggiornerà i suoi smartphone di alta gamma. Lo riferisce “China Economic Review“, che cita un rapporto di “LatePost”. 

Huawei ha abbandonato il suo piano di lanciare un nuovo smartphone Mate 5G a settembre, equipaggiato con il chip proprietario Kirin di Huawei. Dopo che l’azienda è stata aggiunta all’elenco Usa delle aziende sottoposte a sanzioni, nel 2019, alla società è stato impedito di acquistare semiconduttori prodotti con apparecchiature e software statunitensi. Il presidente di Huawei, Eric Xu Zhijun, ha riferito che la società non è riuscita a trovare un produttore di chip disponibile e che le riserve di semiconduttori sono insufficienti a produrre il nuovo modello.
A causa delle sanzioni statunitensi, gli acquisti di chip dell’azienda dal Giappone sono diminuiti da dieci miliardi di dollari nel 2019 a otto miliardi di dollari nel 2020. Huawei ha spostato l’attenzione sul mantenimento dei clienti attuali e sul lancio del proprio sistema operativo HarmonyOs. 

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