LA RICERCA

Agilità organizzativa chiave per la digital transformation

Dalla survey realizzata da Workday emerge che le aziende italiane riconoscono all’innovazione un ruolo centrale per lo sviluppo del business e quasi il 90% dichiara di possedere una strategia ad hoc. Ma non basta: molti progetti falliscono perché la visione imprenditoriale non si accompagna con un nuovo assetto

29 Gen 2020

Elisabetta Bevilacqua

Il 53% delle imprese italiane prevede di trarre dal digitale oltre la metà dei propri ricavi entro il 2022, un andamento in linea con altri paesi europei come Francia, Germania e Regno Unito. E’ questo uno dei risultati di una ricerca presentata a Milano da Workday, fornitore specializzato in applicazioni cloud per l’area finance e risorse umane. Lo studio, in collaborazione con Longitude, ha coinvolto 998 executive di tutti i continenti, prevalentemente nelle aree IT e Operation, Finance e HR. “Il digitale è uno dei principali elementi di trasformazione e fonte di revenue per le imprese– ha dichiarato Pierre Gousset, Vicepresident Presales Emea, WorkdayPer poterlo sfruttare le organizzazioni devono però innovarsi rapidamente: velocità e agilità vanno di pari passo”.

Dalla ricerca emerge che, nonostante la grande maggioranza degli executive a livello mondiale scommettano sullo sviluppo del digitale, solo il 25% dichiara progressi significativi, mentre gli shareholder incalzano per vedere i ritorni degli investimenti. I business leader italiani considerano, fra i principali ostacoli per lo sviluppo digitale, difficoltà nel campo cybersecurity, compliance e privacy (49%, contro il 42% della media degli altri paesi), vincoli derivanti dal legacy IT e, in terza posizione, la carenza di skill (33%) che altri paesi collocano in ultima posizione con il 29%.
Per superare queste barriere, Gousset indica la prospettiva dell’agilità, che le organizzazioni dovrebbero perseguire mettendo in atto una pianificazione continua, strutture e processi fluidi, migliori competenze della forza lavoro, dipendenti informati e capaci di decidere, misure e controlli per verificare i risultati.

Puntare su sistemi, competenze e cultura per evitare gli insuccessi

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Come evidenzia Mariano Corso, Responsabile scientifico Osservatorio HR Innovation Practice, del Politecnico di Milano, a fronte di un cambiamento esponenziale delle tecnologie e del contesto, la capacità di cambiamento delle organizzazioni tradizionali è solo logaritmico, opponendosi di fatto al cambiamento. “L’agilità è una leva indispensabile per sopravvivere nell’era digitale”, sottolinea, ricordando che l’88% delle imprese italiane dichiara, probabilmente con un certo ottimismo, di avere una chiara strategia digitale, che si manifesta anche con una crescita del 2,8% del budget IT. “Il problema non è la mancanza di strategia ma la capacità è eseguirla- aggiunge – Alla visione imprenditoriale si dovrebbe infatti affiancare una preparazione dell’organizzazione”.
Da una ricerca effettuata dal Politecnico, in collaborazione con Assochange, emerge che oltre il 50% dei progetti fallisce, mentre sono proprio le organizzazioni agili a manifestare una maggiore percentuale di successo. Sistemi, competenze e cultura inadeguati, rispetto alle ambizioni di trasformazione digitale, rappresentano dunque oggi la principale emergenza.

I punti critici su sui lavorare

Le imprese italiane evidenziano, rispetto a  quelle degli altri Paesi, maggiore rigidità dei sistemi e scarsa accessibilità dei dati, oltre a carenza, per i prossimi 5 anni, negli skill a più elevato valore aggiunto. Il 39%, contro 30% del totale, dichiara assenza di competenze che richiedono l’uso di nuovi strumenti e tecnologie, il 33%, contro 25% del totale, di flessibilità cognitiva necessaria a gestire il cambiamento. Figura infine, fra gli ostacoli per la creazione di una struttura organizzativa più agile, una maggiore prevalenza di cultura organizzativa burocratica (39% in Italia contro il 32% della media).
Questo quadro rende problematico anche l’engagement delle persone, indispensabile per il successo dei progetti. Come risulta da un panel Doxa, citato da Corso, le organizzazioni agili generano l’85% di persone motivate e coinvolte, conto il 31% delle organizzazioni tradizionali.
In conclusione, le imprese, per sfruttare concretamente i benefici del digitale, dovrebbero accelerare gli investimenti sui sistemi per favorire la condivisione dei dati, sviluppare nuove competenze, favorire la cultura del cambiamento attraverso l’engagement delle perone.

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