L'ORDINE ESECUTIVO

AI, il piano di Trump: meno regole di sviluppo ma accesso prioritario del governo sui modelli di frontiera



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Il presidente Usa propone una stretta collaborazione con i fornitori grazie a una clearinghouse a benchmark di valutazione delle tecnologie più avanzate. Per gli analisti è una nuova mossa anti-Cina: la tecnologia diventa strategica come chip e 5G e le big tech americane appaiono favorite negli appalti

Pubblicato il 4 giu 2026



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La lunga mano del Presidente Donald Trump si allunga sull’industria dell’Ai: il nuovo ordine esecutivo firmato dall’inquilino della Casa Bianca insiste sul rafforzamento della cybersicurezza americana e la protezione delle infrastrutture critiche del Paese tramite l’adozione di soluzioni di sicurezza potenziate dall’intelligenza artificiale, ma anche una stretta collaborazione “volontaria” con l’industria dell’Ai per l’identificazione di modelli di frontiera cui il governo americano vuole garantirsi l’accesso prioritario.

In particolare, Trump prevede la creazione di una clearinghouse dell’Ai, un centro di coordinamento tra pubblico e privato dove si potranno sanare eventuali problemi del software su ampia scala, in collaborazione non solo con i fornitori dell’Ai ma anche con gli operatori di infrastrutture critiche, come banche, ospedali e società dei pubblici servizi.

Trump, ordine esecutivo sull’Ai e la cybersicurezza

L’ordine esecutivo di Trump ha una prima linea di intervento: la cybersicurezza dell’Ai. Per questo impone alle agenzie competenti di dare priorità alla difesa informatica dei sistemi di sicurezza nazionale, sia in ambito militare e civile.

Trump ordina anche l’emanazione, da parte del dipartimento per la Sicurezza interna (Homeland security) e in collaborazione con altri enti competenti, di direttive operative vincolanti e altre linee guida per agevolare l’accesso a strumenti e servizi di cybersicurezza basati sull’Ai per le agenzie federali, le autorità statali e locali e i gestori di infrastrutture critiche.

Un centro di coordinamento per l’Ai sicura

L’ordine istituisce, poi, una clearinghouse o centro di coordinamento per la cybersicurezza dell’Ai, in collaborazione definita volontaria con l’industria dell’Ai e i gestori di infrastrutture critiche, per identificare e risolvere le vulnerabilità del software su larga scala.

L’Ufficio di gestione e bilancio e l’Ufficio di gestione del personale dovranno individuare opportunità di finanziamento per capacità avanzate di cybersicurezza basate sull’Ai e ampliare i percorsi di assunzione e inserimento di specialisti di cybersicurezza a livello federale.

L’ordine prevede ancora lo sviluppo di un processo di benchmarking “riservato” (classified) rispetto al quale l’industria possa valutare i propri modelli con capacità avanzate di cybersicurezza Ai-enabled.

Accesso prioritario del governo Usa all’Ai di frontiera

In collaborazione con gli sviluppatori di Ai, il governo federale dovrà anche istituire un quadro di riferimento sui modelli di frontiera protetti. Su questi il governo stesso vuol garantirsi un accesso anticipato.

L’ordine chiarisce che nessuna misura deve implicare la creazione di requisiti governativi obbligatori di licenza, pre-autorizzazione o permesso per lo sviluppo, la pubblicazione, il rilascio o la distribuzione di modelli di Ai.

Il controllo di Trump su innovazione e sicurezza

Il Presidente Trump, si legge nella nota della Casa Bianca, “ritiene che l’America debba essere leader mondiale nell’Ai senza gravare sugli innovatori con regolamentazioni superflue. A differenza dell’approccio normativo dall’alto verso il basso dell’amministrazione Biden, il Presidente Trump sta lavorando a stretto contatto con l’industria americana per trovare il giusto equilibrio tra innovazione e sicurezza nazionale”.

Si legge ancora nell’ordine esecutivo: “Gli Stati Uniti devono proteggere l’ingegno americano, la proprietà intellettuale e i sistemi critici dallo sfruttamento e dagli attacchi informatici da parte degli avversari”. Ciò richiede “la piena collaborazione sia del settore pubblico che di quello privato”. L’approccio “pragmatico e incentrato sull’America del Presidente Trump”, prosegue il documento, “garantirà che gli Stati Uniti continuino a dominare a livello globale”.

Prosegue l’ordine: “Il Presidente Trump è il Presidente più lungimirante in materia di innovazione nella storia americana”. In quanto tale, ha annullato le regole volute della precedente amministrazione Biden, ritenute “eccessive e dannose” per l’innovazione e ha anche firmato un ordine esecutivo contro le linee guida statali che, a suo parere, creano un regime di conformità incoerente e costoso.

I modelli di frontiera sotto l’ala del governo federale

Secondo il commento della testata The Diplomat dell’Asia-Pacifico, il nuovo ordine esecutivo di Trump sull’intelligenza artificiale segna una svolta strategica più netta nella politica tecnologica di Washington, perché avvicina l’apparato di sicurezza nazionale statunitense alle aziende che sviluppano modelli di Ai.

Il suo scopo principale è preservare l’innovazione statunitense, ma anche garantire che le capacità di Ai più potenti supportino la difesa cyber degli Stati Uniti, le infrastrutture critiche e la competizione strategica con la Cina.

La competizione con la Cina

Scrive The Diplomat: “Il decreto va ben oltre il semplice tentativo di gestire i rischi delle nuove tecnologie. Rappresenta una dichiarazione d’intenti su come Washington intende ora l’intelligenza artificiale nel contesto della competizione tra Stati Uniti e Cina. I modelli di Ai avanzata non sono più considerati semplici prodotti commerciali o strumenti di produttività, ma sempre più come risorse strategiche legate al potere nazionale“.

Durante l’amministrazione Biden, la politica americana sull’Ai si è concentrata in larga misura su privacy, contrasto alla discriminazione, tutela dei consumatori, disinformazione e sicurezza dei modelli. Le preoccupazioni per la sicurezza nazionale erano presenti, ma si inserivano in un più ampio contesto di rischi sociali.

Il nuovo decreto di Trump dà priorità a una preoccupazione diversa. Pone l’innovazione, la sicurezza informatica e la competizione geopolitica al centro della politica sull’Ai.

Il doppio filo che lega Ai e geopolitica

Di qui i focus dell’ordine esecutivo. Il primo è sui modelli di intelligenza artificiale all’avanguardia o di frontiera, estremamente rilevanti per la sicurezza nazionale in quanto possono migliorare le capacità di attacco informatico, esporre le infrastrutture critiche a nuovi rischi o essere utilizzati da attori ostili. Per questo l’ordine chiede alle agenzie statunitensi di sviluppare un sistema di valutazione classified per i modelli di Ai avanzati con elevate capacità informatiche e consente alle aziende di fornire al governo un accesso anticipato ai modelli prima della loro diffusione su larga scala.

A differenza del sistema di approvazione l’europeo basato sulla valutazione dei rischi, Trump sceglie meno regole per gli sviluppatori privati ma accesso diretto del governo federale all’innovazione nell’Ai.

Il risultato è una forma peculiare di cooperazione tra Stato e industria. Le aziende di Ai non sono poste sotto il diretto controllo statale, ma il governo sta costruendo canali per valutare, influenzare e utilizzare i loro sistemi più avanzati. Le aziende che collaborano possono ottenere l’accesso agli appalti federali, alle reti di difesa e agli accordi di partnership con aziende affidabili.

Favorite le big tech

In questo contesto grandi aziende come OpenAI, Google e Anthropic sono in una posizione migliore per gestire le relazioni col governo federale. Le aziende più piccole e gli sviluppatori open source potrebbero trovare più difficile operare in un mercato in cui la validazione governativa diventa un vantaggio commerciale. Quelle straniere, come quelle cinesi, avrebbero difficoltà ancora maggiori.

L’ordinanza non nomina direttamente le aziende cinesi, ma il suo significato strategico è chiaro: l’intelligenza artificiale potrebbe diventare un’altra tecnologia di valenza politica come semiconduttori, telecomunicazioni e minerali rari, con implicita esclusione dagli appalti pubblici di fornitori di Paesi di cui gli Usa non si fidano.

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