Antitrust, la Germania pioniera d'Europa: via alla legge sulle big tech - CorCom

LA NUOVE REGOLE

Antitrust, la Germania pioniera d’Europa: via alla legge sulle big tech

Più poteri di indagine all’Autorità per la concorrenza sulle operazioni di fusione . Processi in capo alla Corte federale di Giustizia

18 Gen 2021

F. Me.

La Germania brucia tutti sul tempo e vara la prima legge sulla concorrenza che mira a frenare lo strapotere delle big tech, a partire da Amazon, Apple, Google e Facebook. L’emendamento alla legge sulla concorrenza è stato deciso con una maggioranza più ampia della coalizione di Cdu e Spe che governa dato che anche i verdi hanno votato sì. La modifica della normativa antitrust entra in vigore subito.

“La concorrenza deve essere protetta, qui si tratta proprio di una legge fondamentale, di una ‘costituzione’ per la nostra economia sociale di mercato per il digitale”, spiega Falko Mohrs, deputato socialdemocratico ha spiegato il senso della legge.

“Vediamo la tendenza di creare monopoli, una concentrazione di potere dei grandi nei mercati digitali, è un processo sempre più veloce”, puntualizza Mohrs, secondo il quale con la nuova legge la Germania può “contrastare il comportamento improprio di aziende digitali che hanno un peso eccessivo sul mercato”.

Due le misure pilastro del provvedimento: l’antitrust tedesca (Bundeskartellamt) avrà più poteri d’indagine nei confronti delle aziende e potrà controllare meglio le fusioni sul mercato digitale; per rendere più veloce i processi l’unica e ultima istanza sarà in capo alla Corte federale di giustizia di Karlsruhe (Bundesgerichtshof).

La nuova legge, secondo il portavoce di politica economica della Cdu, Joachim Pfeiffer, è “il progetto più importante della legislatura” ed è unica in Europa, “si tratta di un lavoro pionieristico”. Il governo tedesco vuole accompagnare i tentativi dell’Europa di creare un quadro normativo europeo, con il “Digital Markets Act”, una proposta di legge portata avanti dalla commissaria Ue, Margrethe Vestager e dal commissario al Mercato interno, Thierry Breton.

Cosa prevede il Digital Market Act

La legge sui mercati digitali si basa sul regolamento sulle relazioni piattaforme/imprese, sui risultati dell’osservatorio dell’economia delle piattaforme online e sulla vasta esperienza maturata dalla Commissione in materia di mercati online tramite l’applicazione del diritto della concorrenza. In particolare stabilisce norme armonizzate definendo e vietando le pratiche sleali messe in atto dai controllori dell’accesso e prevedendo un meccanismo di applicazione basato su indagini di mercato. Lo stesso meccanismo garantirà l’aggiornamento degli obblighi stabiliti nel regolamento in funzione della realtà digitale in costante evoluzione.

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Concretamente, la legge sui mercati digitali:

  • si applicherà solo ai principali fornitori dei servizi di piattaforme di base più inclini a ricorrere a pratiche sleali, come i motori di ricerca, i social network o i servizi di intermediazione online, che soddisfano i criteri legislativi oggettivi per essere designati come controllori dell’accesso;
  • fisserà soglie quantitative come base per individuare controllori dell’accesso presunti. La Commissione avrà inoltre la facoltà di designare imprese che fungano da controllori dell’accesso, a seguito di un’indagine di mercato;
  • vieterà una serie di pratiche chiaramente sleali, come impedire agli utenti di disinstallare software o applicazioni preinstallati;
  • imporrà ai controllori dell’accesso di predisporre in modo proattivo determinate misure, ad esempio misure mirate che consentano al software di terzi di funzionare correttamente e di interoperare con i loro servizi;
  • prevederà sanzioni in caso di inadempienza, che potrebbero comprendere ammende fino al 10% del fatturato mondiale del controllore dell’accesso, al fine di garantire l’efficacia delle nuove norme. In caso di recidiva, queste sanzioni possono prevedere anche l’obbligo di adottare misure strutturali, fino all’eventuale cessione di determinate attività nei casi in cui non siano disponibili altre misure alternative altrettanto efficaci per garantire il rispetto delle norme;
  • consentirà alla Commissione di svolgere indagini di mercato mirate per valutare se a tali norme debbano essere aggiunte nuove pratiche e nuovi servizi dei controllori dell’accesso al fine di garantire che le nuove norme relative ai controllori dell’accesso tengano il passo con la rapida evoluzione dei mercati digitali.

Il Parlamento europeo e gli Stati membri discuteranno le proposte della Commissione nell’ambito della procedura legislativa ordinaria. In caso di adozione, il testo definitivo sarà direttamente applicabile in tutta l’Unione europea.

Per la commissaria europea ai i Valori e la Trasparenza, Vera Jourova, sono necessarie  regole etiche per quelle imprese che, finora, sono state “interessate al denaro e alla tecnologia, non alle leggi”. Intervistata dal quotidiano “Handelsblatt”, Jourova ha osservato che, “per esempio, un architetto non pensa soltanto alle dimensioni e alla tecnologia, ma ha anche una comprensione etica di base dell’importanza del suo lavoro per la sicurezza dei clienti”. La commissaria ha quindi evidenziato: “Vorrei vedere un’etica come questa da parte dei dipendenti delle societa’ di internet che programmano gli algoritmi”.

A tal fine, Jourova vuole sollevare la questione di un insieme di regole etiche nei colloqui con le aziende digitali sul codice di condotta contro la disinformazione, previsti nella prossima primavera. In particolare, la commissaria europea ha chiesto alle aziende del web di “tenere presenti le conseguenze sugli utenti e sulla società quando sviluppano gli algoritmi”. Secondo Jourova, infatti, “il profitto non può essere l’unico criterio”, con l’industria digitale finora “interessata al denaro e alla tecnologia, non alle leggi”.

Con l’assalto al Campidoglio di Washington da parte dei sostenitori del presidente uscente degli Stati Uniti, Donald Trump, e la reazione delle aziende digitali parte, è arrivato “il momento della verita’” per il comparto.

Come sottolineato da Jourova, il fatto che Facebook e Twitter abbiano “semplicemente” bloccato i profili di Trump e di numerosi suoi sostenitori dimostra che “il loro potere supera persino quello del presidente degli Stati Uniti”.

Le grandi piattaforme devono, quindi, divenire più trasparenti e rendere conto delle loro decisioni. “La mia pazienza e la pazienza di molti con le piattaforme online è alla fine”, ha infine avvertito Jourova.

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