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TRADE WAR

Appello di Tim Cook a Trump: niente dazi sulle componenti made in China per iPhone

La richiesta ufficiale è stata depositata nei giorni scorsi: esenzioni anche per AirPods e AppleWatch. E anche Fitbit (appena comprata da Google) vuole un lasciapassare analogo

04 Nov 2019

Antonio Dini

Tutto pur di ridurre i costi. Per Apple, avvicinandosi la stagione degli acquisti natalizi, il rischio di pagare pegno per lo scontro Usa-Cina vale miliardi di dollari. E l’azienda prova a metterci una toppa.
Dallo scorso primo settembre i dazi di importazione sui beni made in China verso l’America sono aumentati del 15% a causa della guerra tariffaria voluta dall’amministrazione Trump. Danno collaterale: Apple e gli altri big del tech, che sono sotto il tallone dell’agenzia doganale americana da un lato e del bisogno di produrre negli Usa dall’altro.

L’ultima azienda che cerca di trovare un modo per uscire da questa impasse molto pericolosa per i conti economici di fine anno è Apple, che ha richiesto all’ufficio competente, cioè quello dell’US Trade Representative, di esentare l’azienda dai dazi di importazione su 11 differenti prodotti: dagli iMac alle parti di iPhone, AirPods, Apple Watch, HomePod e altri prodotti. La richiesta verrà lasciata aperta alle osservazioni degli aventi diritto sino al prossimo 14 novembre e poi è previsto che l’ufficio dia una risposta ad Apple.

In ballo c’è il 15% di tasse di importazione in più sopra quelle normalmente previste, che è entrato in vigore il primo di settembre. Secondo Apple però non è dovuto perché i suoi prodotti e componenti «non sono strategicamente importanti o collegati all’iniziativa “Made in China 2025” o ad altri programmi industriali cinesi».
Il segmento di business degli indossabili e degli accessori (che comprende Apple Watch, AirPods e HomePod) nell’ultimo anno fiscale terminato a settembre ha avuto un valore di 24,5 miliardi di dollari, cioè circa il 9,4% del fatturato dell’azienda. Le vendite in questo segmento per Apple sono aumentate del 41% rispetto all’anno precedente, trasformandosi in un fattore di crescita importante per l’azienda, che sta vedendo il suo prodotto principale, l’iPhone, in lento declino da quattro trimestri di fila.

Non c’è solo Apple, ovviamente. Anche Fitbit, che è appena stata comprata da Google per 2,1 miliardi di dollari, ha richiesto anch’essa una esenzione per i suoi tracker per il fitness. L’azienda ha spiegato all’amministrazione che «la maggioranza della capacità produttiva mondiale per gli apparecchi di comunicazione indossabili al polso è in Cina». Da questo punto di vista, secondo l’azienda «mentre Fitbit è consapevole che esistono aziende capaci di produrre questo tipo di apparecchi anche a Taiwan e in Corea del sud, queste attività sono state comprate o vengono affittate totalmente dai concorrenti di Fitbit stessa per i loro prodotti, rendendole così indisponibili alla produzione dell’azienda».

@RIPRODUZIONE RISERVATA
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