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IL CASO

Apple risponde a Spotify: “Vuole i vantaggi di un’app gratuita senza esserlo”

Cupertino si difende dopo la denuncia presentata dalla società svedese: “Cerca di mantenere tutti i vantaggi dell’ecosistema App Store senza portare alcun contributo al mercato”. E rimarca: “Distribuisce musica dando contributi sempre più piccoli ad artisti, musicisti e cantautori”

15 Mar 2019

Federica Meta

Giornalista

Apple risponde a Spotify, che nei giorni scorsi ha accusato la compagnia di Cupertino davanti all’Antitrust Ue di abusare del controllo delle app che compaiono sull’App Store, limitando di fatto i servizi di musica in streaming che sono in concorrenza con Apple Music. In un lungo comunicato stampa, Apple ribatte punto su punto alle dichiarazioni di Spotify, a cui – assicura – ha riservato lo stesso trattamento che hanno le altre app, e non risparmia una stoccata all’azienda scandinava, regina della musica in streaming, accusata di voler fare profitti a scapito degli artisti.

L’obiettivo di Spotify è quello di guadagnare di più dal lavoro degli altri. E non sta cercando di spremere solo l’App Store, ma anche gli artisti, i musicisti e i cantautori – afferma Apple – Dopo aver utilizzato l’App Store per anni per far crescere in modo esponenziale la propria attività, Spotify cerca di mantenere tutti i vantaggi di questo ecosistema – inclusi i notevoli guadagni che gli arrivano dai clienti dell’App Store – senza apportare alcun contributo a quel mercato”, evidenzia Apple. Allo stesso tempo, è l’affondo, Spotify “distribuisce musica dando contributi sempre più piccoli ad artisti, musicisti e cantautori, arrivando persino a portarli in tribunale”.

Nel merito, la società guidata da Tim Cook respinge l’accusa di aver ostacolato la app di Spotify e rivendica il contributo richiesto “per acquisti fatti all’interno dell’app usando il nostro sistema di pagamento. Quella quota è del 30% per il primo anno di un abbonamento, ma scende al 15% negli anni seguenti”.

All’indomani della presentazione della denuncia all’Antitrust Ue, fondatore e Ceo di Spotify, Daniel Ek, spiegava i motivi dell’azione. “Apple ha introdotto regole nell’App Store che intenzionalmente limitano la scelta e ostacolano l’innovazione a spese dell’esperienza utente, agendo di fatto sia da operatore che da arbitro per danneggiare deliberatamente gli altri sviluppatori di app – sottolineava – Dopo aver provato, senza successo, di risolvere i problemi direttamente con Apple, chiediamo ora alla Commissione europea di intervenire per assicurare la concorrenza leale”.

Ek denuncia il ruolo di “gateway” di Apple, una sorta di passaggio obbligato che regola e gestisce gli accessi ai servizi Internet. Apple, spiega il fondatore di Spotify, è sia proprietaria della piattaforma iOs e dell’App Store sia un concorrente di servizi come Spotify. Questo non è un problema, dice Ek, ma nel caso di Apple lo diventa perché Cupertino “continua a concedere a sé stessa vantaggi sleali”.

Ek porta alcuni esempi. Apple esige che Spotify e altri servizi digitali paghino una quota del 30% sugli acquisti fatti tramite il sistema di pagamenti di Apple, incluso l’upgrade dal servizio gratuito a quello premium di Spotify. “Se pagassimo questa tassa, dovremmo artificialmente gonfiare il prezzo dell’abbonamento e Spotify Premium costerebbe più di Apple Music. Non lo possiamo fare, perché vogliamo mantenere un prezzo competitivo per i nostri clienti”.

Nella denuncia alla Commissione Ue Spotify chiede di garantire competizione ad armi pari sull’App Store per tutte le app, inclusa Apple Music: la app di Apple sul suo negozio di applicazioni deve essere uguale ai concorrenti. Spotify chiede anche che i consumatori abbiano vera scelta tra i i sistemi di pagamento e non siano costretti a usarne uno di preferenza, mentre le alternative subiscono condizioni discriminatorie. Infine, “gli app store non dovrebbero poter controllare le comunicazioni tra i fornitori dei servizi e gli utenti: no alle sleali restrizioni su marketing e offerte che beneficiano i consumatori”.

Le condizioni dell’App Store sono state definite discriminatorie anche da altri provider. A gennaio Netflix ha annunciato che non supporterà più per i nuovi clienti l’opzione di billing via iTunes per la sua iPhone app. L’associazione tra la app e il sistema di pagamento di Apple costa fino al 30% di commissione, ha spiegato Netflix: un balzello troppo pesante per un servizio da poco più di 10 dollari al mese.

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