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IL REPORT

Big data e cloud disruptive per l’Eurozona, si apre la sfida organizzativa

Secondo uno studio della Bce le due tecnologie guidano la la trasformazione digitale delle grandi aziende europee, ma resta la difficoltà a rivedere processi e ruoli alla luce dell’innovazione. AI e robotica nuova frontiera nell’energia e nella manifattura

07 Nov 2018

F. Me

Cloud e big data trainano la trasformazione digitale delle grandi aziende europee, che nell’evolversi del processo si scontrano però con un ostacolo importante: la necessità di modificare la propria organizzazione interna alla luce delle nuove tecnologie. A tracciare un quadro dell’impatto della digitalizzazione sull’economia è la Bce, in uno studio realizzato coinvolgendo 74 società non finanziarie, per la metà produttrici di beni e per la metà fornitrici di servizi, rappresentative del 3,7% della produzione e dell’1,7% dell’occupazione nell’eurozona.

“Le tecnologie digitali stanno modificando anche il modo in cui le imprese fanno business e interagiscono con i loro clienti e fornitori”, osservano Catherine Elding e Richard Morris, autori della ricerca, segnalando che comprendere questa trasformazione e i canali attraverso i quali influenza l’economia – E’ quindi sempre più rilevante per la conduzione delle politiche monetarie”.

Stando ai risultati dell’indagine, sono appunto gli strumenti per il trattamento di grandi quantità di dati e la nuvola digitale le due tecnologie più adottate, seguite a breve distanza dall’e-commerce: entrambe risultano in uso in oltre l’80% del campione, con una diffusione che la Bce definisce “pervasiva” nei diversi settori.

Intelligenza artificiale, internet delle cose, robotica e stampa 3D, più indietro nella classifica generale, mostrano invece una presenza omogenea nei settori dell’energia e della manifattura, con gli intervistati che spiegano come il vero impatto derivi da una loro applicazione combinata.

Detto delle questioni organizzative, segnalate da oltre il 65% degli interpellati, a frapporsi tra grande aziende e la trasformazione digitale risultano poi essere la difficoltà ad assumere e tenere personale Ict con un’alta preparazione (sperimentata da quasi il 60% delle aziende) e quella a sviluppare queste competenze nello staff (la evidenzia il 40% del campione). Andando a indagare il modo in cui l’impatto delle nuove tecnologie si manifesti, gli esperti della Banca centrale europea hanno quindi rilevato come dal punto di vista delle vendite il vantaggio maggiormente percepito dalle imprese sia quello legato alle maggiori possibilità di entrare in contatto con i clienti, che si posiziona davanti alla possibilità di migliorare i prodotti.

Per quanto riguarda invece gli effetti sulla produttività, si segnalano in particolare la possibilità di condividere informazioni in modo più semplice all’interno dell’azienda e l’efficientamento dei processi di produzione. Mentre se si guarda all’occupazione il giudizio complessivo è che l’impatto sia leggermente negativo, con un terzo degli intervistati che si attende una riduzione nel numero di occupati nella propria organizzazione nell’arco del prossimo triennio, a fronte di un quinto che prevede un aumento della forza lavoro in scia alla digitalizzazione.

Incerta, infine, la valutazione degli effetti sui prezzi: da una parte si osserva una pressione verso il basso nel segmento dei servizi alla clientela, dall’altra i produttori di beni vedono la trasformazione digitale come un fattore che consente loro di alzare le tariffe.

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