Cashback, stop dal 1° luglio. PD e 5 Stelle in pressing su Draghi: "Il blocco è un errore" - CorCom

IL CASO

Cashback, stop dal 1° luglio. PD e 5 Stelle in pressing su Draghi: “Il blocco è un errore”

La cabina di regia ha deciso di sospendere la misura per 6 mesi, assicurando però il pagamento delle somme accumulate fino al 30 giugno e il superpremio da 1.500 euro. Parte della maggioranza spinge per rivedere la decisione: “Prezioso strumento anti-evasione”. Ma il presidente del Consiglio sarebbe determinato a tirare dritto

30 Giu 2021

F. Me.

Stop al Cashback dal 1° luglio con il pagamento delle somme accumulate fino al 30 giugno e il superpremio da 1.500 euro. Lo ha deciso la cabina di regia del governo nonostante il pressing di alcuni partiti di maggioranza, PD, M5S e Leu soprattutto.

I deputati pentastellati della commissione Finanze snocciolano numeri che raccontano come in realtà in Cashback abbia funzionato.”Fino ad oggi, sono 8,9 milioni i cittadini che hanno aderito con un totale di 784,4 milioni  di transazioni e 16,4 milioni di strumenti di pagamento attivati – spiegano – Di fatto, si sceglie inopinatamente di tornare al passato, invece di  sostenere un programma anti-evasione che sta funzionando”.

Il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli auspica che “si possa tornare indietro su questa decisione” e spiega di averlo “detto e ripetuto ieri in cabina di regia”. ”Un errore la sospensione del Cashback che come strumento di incentivo all’utilizzo di pagamenti elettronici e lotta all’evasione è stato perfetto. Chiederemo in Consiglio dei Ministri i motivi di questa decisione”, rincara la dose la ministra grillina Fabiana Dadone, seguita a stretto giro dai deputati del M5S in Commissione Finanze alla Camera.

Ma sia fonti di governo che del Mef assicurano che Draghi sarebbe “deciso a tirare dritto”, “resta la sua linea” e nuovi vertici “non sono in programma, dubito ce ne saranno”.

”La sua sospensione è un errore e un pessimo messaggio”, twitta l’ex ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina. Mentre per Carla Ruocco,  presidente M5s della Commissione d’inchiesta sul sistema bancario,  “eliminarlo è folle”, visto che “ha obbligato i negozianti furbetti a  mettere il Pos, ha aiutato gli anziani ad attivare lo Spid e una carta alla Posta. Ha sostenuto i nostri giovani”.

E intanto si solleva timida la protesta anche dalle file del Pd, nonché di Sinistra italiana. ”Non condivido la scelta di sospendere il Cashback per il prossimo semestre – dice Michele Bordo,  deputato e responsabile Pd per la Coesione e il Mezzogiorno – Una cosa è correggere ciò che non ha funzionato del meccanismo, altra cosa è  sospenderlo. Il Cashback ha consentito in questi mesi un maggiore  utilizzo della moneta elettronica, un migliore tracciamento dei  pagamenti, la riduzione del nero e dell’evasione fiscale. Per tutte  queste ragioni, è un errore tornare indietro. Spero che ci sia spazio  per rivedere la decisione assunta ieri dalla cabina di regia riunitasi a Palazzo Chigi”.

Mentre Nicola Fratoianni (Sinistra Italiana) rimarca: ”Dovevano  bloccare i licenziamenti e invece hanno bloccato il Cashback. Dovevano ascoltare le organizzazioni sindacali dei lavoratori e finora li hanno ignorati. In sostanza, al di là degli slogan il governo dei migliori  ha finora eseguito il diktat di Confindustria”.

Ma la maggioranza di governo appare di fatto spaccata. Perché mentre  il M5S alza la voce, Pd e Si lamentano la scelta compiuta, esulta  Forza Italia, con la capogruppo al Senato Anna Maria Bernini che  definisce quella di Draghi come ”una decisione di buonsenso che farà  risparmiare più di mezzo miliardo alle casse dello Stato, e il nostro auspicio è che si tratti di uno stop definitivo, perché si tratta di  una misura demagogica i cui costi hanno ampiamente superato i  benefici”.

Nelle scorse settimane, l’unico partito a puntare il dito  chiedendo esplicitamente l’abolizione del Cashback era stato Fratelli  d’Italia, con una mozione ad hoc presentata al Senato ma respinta da  Palazzo Madama. Che aveva invece dato disco verde a una mozione della  maggioranza che prevedeva un ”monitoraggio” del programma per  adottare ”provvedimenti correttivi”. Poi invece la decisione della cabina di regia.

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