STRATEGIE

Cina, maxi piano da quasi 500 miliardi per reti e potenza di calcolo


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Entro il 2030 Pechino punta a portare la capacità nazionale destinata all’AI a 9.800 miliardi di miliardi di operazioni al secondo. Sul fronte mobile, il target è una penetrazione del 5G al 95%, mentre avanzano ricerca, standardizzazione e sperimentazione del 6G.

Pubblicato il 8 set 2026



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piano digitale Cina 2030


Punti chiave

  • Pechino destina infrastrutture, capacità computazionale e intelligenza artificiale al piano 2026-2030 con investimenti cumulativi di 490 miliardi di euro e target di 9.800 Eflops.
  • Reti e architettura: espansione del 5G Advanced, ricerca sul 6G, edge computing e nodi integrati con cluster fino a 100mila acceleratori.
  • Obiettivi economici e governance: ricavi attesi ~525 miliardi di euro, 13 indicatori, sei direttrici e iniziative come East Data, West Computing e AI + Information Communication.
Riassunto generato con AI


La Cina mette infrastrutture di telecomunicazione, capacità computazionale e intelligenza artificiale al centro della propria strategia industriale per i prossimi cinque anni. Il ministero dell’Industria e dell’Information Technology ha pubblicato il quindicesimo Piano quinquennale per lo sviluppo del settore dell’informazione e delle comunicazioni, relativo al periodo 2026-2030. Il programma prevede investimenti cumulativi equivalenti a circa 490 miliardi di euro e fissa a 9.800 Eflops il traguardo nazionale per la capacità di calcolo intelligente.

La road map abbraccia un perimetro più ampio rispetto alle sole infrastrutture dedicate all’AI. Comprende l’evoluzione delle reti fisse e mobili, la crescita del 5G Advanced, la ricerca sul 6G, il potenziamento della banda ultralarga, la sicurezza informatica e la protezione dei dati. A questi interventi si aggiunge la creazione di un sistema nazionale capace di collegare grandi hub, strutture regionali e risorse di edge computing.

Il piano digitale della Cina guarda al 2030

Il documento definisce 13 indicatori distribuiti tra sviluppo industriale, innovazione, sostenibilità, infrastrutture e diffusione dei servizi. Le attività sono organizzate intorno a sei grandi direttrici: costruzione delle piattaforme tecnologiche, rafforzamento della filiera Ict, aggiornamento della governance, sicurezza delle reti e dei dati, applicazioni nei diversi comparti economici e apertura internazionale.

Le sei aree generali si articolano in 26 attività prioritarie e 13 programmi tematici. L’obiettivo dichiarato è realizzare entro il 2030 una rete di comunicazione di nuova generazione con copertura capillare e prestazioni avanzate. Pechino punta inoltre a consolidare un sistema industriale tecnologicamente evoluto e controllabile, accompagnato da strumenti più agili per la gestione del mercato e la protezione delle infrastrutture critiche.

Il ministero indica una politica di sviluppo moderatamente anticipato della capacità. Reti e risorse computazionali dovranno crescere prima che la domanda raggiunga il proprio picco, così da sostenere l’espansione dei servizi digitali, dell’intelligenza artificiale e delle applicazioni industriali.

Il nuovo tragaurdo: 9.800 Eflops

Il traguardo più rilevante riguarda la potenza destinata ai carichi di intelligenza artificiale. Un Eflops corrisponde a un miliardo di miliardi di operazioni in virgola mobile al secondo. Secondo China Daily, la capacità presa come riferimento dal programma ammonta a 2.185 Eflops: il target di 9.800 Eflops implica quindi un incremento superiore a quattro volte entro la fine del decennio.

I dati riportati dai media fnora indicano che la capacità cinese aveva raggiunto i 2.185 Eflops alla fine di giugno 2026, con un aumento del 177% rispetto all’anno precedente, per poi salire a circa 2.450 Eflops alla fine di luglio. Alla chiusura di giugno il Paese disponeva inoltre di 52 infrastrutture equipaggiate con più di 10mila schede acceleratrici ciascuna.

La crescita delle risorse computazionali rappresenta uno dei pilastri della strategia “AI + Information Communication”, varata nei mesi precedenti per promuovere una relazione bidirezionale tra i due settori. L’intelligenza artificiale dovrà migliorare progettazione, gestione e sicurezza delle reti, mentre le infrastrutture di comunicazione dovranno fornire le risorse necessarie allo sviluppo dei nuovi modelli e servizi.

Cluster da almeno 100mila acceleratori

Il programma prevede lo sviluppo ordinato di cluster basati su almeno 10mila schede grafiche e la creazione di nodi avanzati dotati di 100mila o più acceleratori interconnessi. Accanto alle grandi concentrazioni di risorse saranno costruite strutture decentralizzate per l’inferenza, calibrate sulle esigenze delle applicazioni e dei mercati locali.

Questa architettura dovrà confluire in una rete nazionale integrata della capacità computazionale. I grandi hub centrali saranno collegati ai nodi regionali e alle infrastrutture periferiche, permettendo di distribuire i carichi in funzione della disponibilità di energia, della domanda e dei tempi di risposta richiesti dai diversi servizi.

L’espansione prosegue il percorso avviato nel 2022 con il progetto “East Data, West Computing”, pensato per trasferire parte delle elaborazioni dalle regioni orientali più popolate verso quelle occidentali, dove terreni ed energia hanno costi inferiori. Un altro punto qualificante riguarda l’adattamento delle infrastrutture ai chip sviluppati nel Paese, con l’obiettivo di rafforzare il controllo nazionale sulla catena tecnologica.

Il 5G Advanced verso una copertura capillare

La crescita delle risorse computazionali sarà accompagnata dall’espansione della connettività. Per il 2030 Pechino fissa un obiettivo di 50 stazioni radio base 5G e 5G Advanced ogni 10mila abitanti. Il tasso di diffusione tra gli utenti dovrà raggiungere il 95%, mentre gli abbonati a connessioni fisse da almeno un gigabit dovrebbero salire a 320 milioni.

Il documento indica inoltre un traguardo superiore a 6,5 miliardi di terminali collegati alle reti nazionali, includendo smartphone, dispositivi IoT, apparati industriali e altri sistemi connessi. La scala di partenza è già considerevole: alla fine di giugno la Cina disponeva di circa 5,1 milioni di stazioni base 5G, pari a circa il 69% del totale mondiale.

L’evoluzione verso il 5G Advanced viene collegata sia alla crescita del mercato consumer sia alla digitalizzazione della manifattura, dei trasporti, dell’energia e dei servizi pubblici. La rete mobile assume anche il ruolo di sistema di accesso distribuito alle risorse computazionali, avvicinando l’elaborazione ai luoghi in cui vengono generati e utilizzati i dati.

Ricerca sul 6G e integrazione con i satelliti

Una parte della strategia riguarda la generazione successiva delle comunicazioni mobili. Le attività comprenderanno la ricerca scientifica, la definizione degli standard e lo sviluppo delle tecnologie necessarie per antenne, frequenze e sistemi integrati di comunicazione, rilevamento ed elaborazione.

La road map prevede la realizzazione di reti sperimentali e prepara il terreno per l’introduzione commerciale del 6G “al momento opportuno”. Il programma comprende anche una maggiore integrazione tra le infrastrutture 5G e BeiDou, il sistema satellitare cinese di navigazione e posizionamento, insieme allo sviluppo di capacità di elaborazione collocate nello spazio.

La convergenza tra collegamenti terrestri, satelliti e risorse computazionali distribuite delinea un’architettura nella quale connettività ed elaborazione vengono progettate come componenti dello stesso sistema. Il 6G viene così inserito in una strategia legata all’automazione industriale, alle comunicazioni pervasive e alla gestione intelligente dei dati.

Ricavi del comparto oltre i 525 miliardi di euro

Gli obiettivi infrastrutturali sono accompagnati da precisi indicatori economici. Entro il 2030 il settore cinese dell’informazione e delle comunicazioni dovrebbe generare ricavi equivalenti a circa 525 miliardi di euro, mentre il volume complessivo delle attività di telecomunicazione è atteso in crescita media del 7% l’anno. L’incidenza degli investimenti in ricerca e sviluppo dovrebbe raggiungere il 4,8%.

Il ministero prevede di sostenere l’attuazione attraverso il coordinamento tra amministrazioni centrali e territoriali, imprese e istituzioni finanziarie. Saranno rafforzati anche il monitoraggio, le verifiche intermedie e la disponibilità di risorse quali energia, frequenze, terreni e dati.

Il risultato atteso è un sistema capace di sostenere la trasformazione digitale dell’economia e di rafforzare la posizione del Paese nella competizione internazionale su telecomunicazioni, semiconduttori, intelligenza artificiale e tecnologie mobili di nuova generazione.

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