IL caso

Cloud storage e diritto d’autore, Aiip e i provider europei contro il decreto italiano sull’equo compenso



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Lettera di EuroIspa (di cui fa parte Aiip), European Digital Sme Alliance e Cispe alla Commissione europea: la legge firmata dal ministro della Cultura Giuli rischia di creare ulteriore frammentazione nel mercato unico digitale e pone le imprese italiane in posizione di svantaggio. Chiesti un tavolo di confronto tra l’esecutivo Ue e il governo italiano e la revisione della direttiva InfoSoc sulla copia privata

Pubblicato il 31 mar 2026



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La legge italiana che introduce l’equo compenso anche sui servizi di cloud storage solleva le preoccupazioni degli internet service provider italiani ed europei: Aiip ha promosso nella sua associazione europea, EuroIspa, una lettera destinata alla Commissione europea che evidenzia quali rischi potrebbero derivare dal decreto del ministro Alessandro Giuli.

La lettera ai commissari Ue, cofirmata da European Digital Sme Alliance e da Cispe, evidenzia il fatto che la decisione presa dal ministero della Cultura italiano può costituire un pericoloso precedente che rischia di creare ulteriore frammentazione nel mercato unico digitale. Inoltre, mina il raggiungimento degli obiettivi di digitalizzazione, con particolare riferimento all’adozione di servizi cloud, crea distorsioni competitive, mettendo le grandi e piccole-medie imprese europee in una posizione di svantaggio rispetto ai provider extra-Ue, e va contro il processo di semplificazione, introducendo procedure per la richiesta di rimborso e adempimenti per le imprese definiti “farraginosi e complessi”.

Per questi motivi, le associazioni chiedono che si apra un confronto tra la Commissione Ue e il governo italiano e che si riveda la direttiva InfoSoc (la base giuridica che ha introdotto la copia privata) in un’ottica di maggiore armonizzazione e per tenere conto dei profondi cambiamenti che hanno interessato la fruizione (dalla copia su supporto fisico allo streaming e un numero sempre crescente di contenuti autoprodotti e salvati in cloud) delle opere coperte da diritto d’autore.

Cloud storage ed equo compenso, “sviluppi preoccupanti in Italia”

“Le organizzazioni EuroIspa, Cispe e European Digital Sme Alliance desiderano esprimere la propria preoccupazione per gli sviluppi preoccupanti in Italia relativi all’introduzione di un’imposta ricorrente sulla copia privata, specificamente mirata ai servizi di cloud storage, basata sull’articolo 5, relativo alle eccezioni e limitazioni della Direttiva 2001/29/CE sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione (Direttiva InfoSoc)”, si legge nella lettera.

I firmatari fanno riferimento al nuovo decreto italiano, la cui versione definitiva è stata firmata dal Ministro della Cultura il 23 febbraio 2026, che introduce un’imposta mensile sulla “memoria cloud o spazio di archiviazione cloud”, calcolata per GB e per utente (con un limite mensile per utente), nonché nuovi obblighi di rendicontazione e amministrativi per i fornitori, “spostando il sistema da un’imposta una tantum su dispositivi e supporti a un addebito ricorrente sulla mera disponibilità di spazio di archiviazione cloud”.

Il decreto è attualmente in attesa di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Le ripercussioni del decreto italiano sul mercato unico Ue

Secondo le associazioni che hanno firmato la lettera, il rischio è che questa misura abbia ripercussioni a livello europeo. Potrebbero esserci inoltre le potenziali “conseguenze qualora venisse applicata a qualsiasi sistema di archiviazione remota accessibile ai cittadini, inclusa la presunzione di un certo uso privato nei casi B2B”.

In particolare, questo approccio potrebbe creare frammentazione all’interno del mercato unico dell’Ue: qualora altri Stati membri adottassero misure simili, si rischierebbe di introdurre regimi nazionali divergenti, compromettendo così l’integrità e il corretto funzionamento del mercato unico.

A rischio gli obiettivi del Decennio Digitale

A rischio sarebbero anche gli obiettivi di digitalizzazione dell’Ue e nazionali: le misure previste dall’Italia sarebbero in contrasto con i principali obiettivi politici dell’Ue e nazionali volti ad accelerare la trasformazione digitale, tra cui l’obiettivo del Decennio Digitale di raggiungere il 75% di adozione del cloud e l’obiettivo del Piano d’azione continentale sull’Ai di triplicare la capacità dei data center, si legge nella lettera alla Commissione europea.

Ancora, denunciano i firmatari, la misura prevista dall’Italia sembra entrare in conflitto con l’agenda dell’Ue in materia di semplificazione e competitività: “il sistema proposto rischia di introdurre oneri amministrativi e finanziari significativi per le imprese che operano in Italia, compresele pmi innovative, compromettendo così gli sforzi per semplificare i quadri normativi e migliorare la competitività dell’Europa”.

Infine, le associazioni esprimono “preoccupazioni relative alla parità di condizioni: l’attuale quadro normativo potrebbe creare squilibri competitivi, rendendo facile imporre oneri agli operatori con una base operativa in Italia, mentre i loro concorrenti internazionali hanno molte più probabilità di evitarli a causa della complessità legale e della limitata capacità di controllo dell’autorità di vigilanza”.

L’indennizzo sulla copia privata è giuridicamente giustificato?

Le associazioni denunciano anche una scarsa giustificazione giuridica dell’introduzione dell’equo compenso sui servizi di cloud storage in Italia, richiamando la sentenza del 2022 della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) nel caso Austro-Mechana contro Strato, dove i giudici hanno espressamente limitato qualsiasi “equo indennizzo” ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 2, lettera b), della direttiva 2001/29/CE, imponendo che sia strettamente collegato al danno effettivo subito dai titolari dei diritti a seguito della copia privata.

In particolare, la Corte ha ribadito che tale indennizzo deve essere connesso, in modo dimostrabile, al danno causato; tuttavia, il decreto italiano non sembra fornire prove che stabiliscano né l’esistenza né l’entità di tale danno.

Dialogo urgente Ue-Italia e revisione della Direttiva Infosoc

Alla luce di questi sviluppi, EuroIspa, Cispe e Digital Sme Alliance chiedono un dialogo urgente tra la Commissione e l’Italia per accertare la legittimità del Decreto e
mitigare i suoi imminenti effetti negativi sul mercato unico
.

Inoltre, si richiede dalla Commissione l’avvio, con urgenza, di una revisione della Direttiva InfoSoc al fine di armonizzare i tributi sul diritto d’autore a livello europeo prima che ogni Stato membro adotti le proprie normative, “il che porterebbe a una grave frammentazione del mercato unico e comprometterebbe gli obiettivi di digitalizzazione, semplificazione e competitività dell’Ue”, conclude la lettera.

Diritto d’autore e cloud, le polemiche

Il decreto firmato dal ministro della Cultura Alessandro Giuli a febbraio 2026 ha introdotto in Italia una significativa novità in materia di diritto d’autore: l’estensione del compenso per la “copia privata” ai servizi di cloud storage. L’Italia è così il primo paese al mondo a tassare lo spazio di archiviazione online per la conservazione di foto, video e documenti personali.

Il decreto attualizza le norme sulla copia privata (direttiva InfoSoc 2001/29/CE) adattandole alle moderne tecnologie di archiviazione, considerando il cloud come un’estensione degli hard disk fisici.

La norma mira a risarcire gli autori per le copie private delle loro opere, ma ha scatenato le polemiche dei provider e delle associazioni dei consumatori, in quanto considerata una tassa ricorrente che andrà a colpire i costi degli abbonamenti cloud.

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