Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

L'INTERVISTA

Della Casa: “L’Italia digitale? Mercato nel caos, ma in tre anni cambierà tutto”

Secondo il country leader di Salesforce nel nostro Paese si sta vivendo la “tipica” fase che accompagna i grandi cambiamenti. “Gli investimenti hanno ripreso quota. Le aziende sono ormai consapevoli dell’occasione digitale”

04 Lug 2018

Mila Fiordalisi

Condirettore

“La digitalizzazione dell’Italia? Non sarà una passeggiata. Ma da un paio d’anni si registra una sensibile accelerata su progetti e investimenti. E di qui ai prossimi tre anni lo scenario è destinato a mutare profondamente”. Ne è convinto Federico Della Casa, il Country Leader per l’Italia di Salesforce, la cloud-company che si è appena aggiudicata la medaglia d’oro nella classifica “Great place to work” in qualità di miglior azienda in cui lavorare in Europa.

Della Casa, come mai l’Italia continua a rimanere così indietro? Possibile che non se ne venga a capo?

L’Italia è il paese più “vecchio” al mondo dopo il Giappone. L’età media delle persone che lavorano è di circa 50 anni. Quindi demograficamente la capacità del Paese di adattarsi alle nuove sfide è intrinsecamente limitata dall’età. E non bisogna dimenticarsene. Dopodiché c’è un altro aspetto: c’è una distonia fra l’offerta del mercato del lavoro e la domanda. E si sta ampliando il gap. Si fa difficoltà a trovare ragazzi giovani che abbiano una formazione digitale tecnica. Nella sola Lombardia ci sono almeno 30mila posti vacanti. Insomma da un lato c’è la difficoltà di innovare un popolo demograficamente e quindi culturalmente “anziano” e dall’altro bisogna fronteggiare la carenza di giovani dotati di skill adeguati. Sia chiaro, la questione non riguarda solo noi tant’è che di carenza di competenze si discute in tutto il mondo. Ora però con la quarta rivoluzione industriale lo scenario cambia radicalmente ed è necessario iniettare velocemente cultura digitale. Da parte nostra abbiamo lanciato la piattaforma Trailhead: mettiamo a disposizione, in parte gratuitamente, migliaia di ore di corsi che riguardano l’evoluzione digitale e organizzativa. Stiamo cercando di diffondere la visione dell’evoluzione del digitale mettendo a disposizione contenuti. Perché il nostro maggiore timore è che la rivoluzione digitale tagli fuori di persone. E invece nessuno deve rimanere ai margini se si vuole garantire lo sviluppo della società e dell’economia.

Ha detto che le aziende stanno accelerando sugli investimenti in digitale.

Sì, dalla fine del 2016 gli investimenti hanno ripreso quota dopo quasi un decennio di difficoltà, dalla crisi del 2008. La ripresa degli investimenti ha fatto inoltre il paio con una serie di progetti – dal Piano banda ultralarga a Industria 4.0 – che hanno stimolato gli investimenti stessi. E a ciò si aggiungono le risorse messe a disposizione dall’Europa. Le aziende si rendono conto ormai che l’evoluzione della tecnologia offre occasioni importanti. La combinazione di cloud, mobile, iot e big data genera e genererà sempre di più cambiamenti importanti. E poi ci sono i nuovi adempimenti normativi: si pensi al Gdpr e a cosa accadrà da gennaio 2019 quando la fattura sarà solo in modalità elettronica. Siamo alla soglia di un cambio di paradigma, non banale per le aziende, ma di fatto obbligatorio.

Il mercato italiano è pronto?

Il mercato è in una fase di grande confusione, tipica dei grandi cambiamenti. Le aziende sanno che dovranno investire nello sviluppo digitale per velocizzare i processi, per fluidificarli e per creare nuove opportunità di business. È una fase caotica ma le aziende si stanno guardando intorno.

Su cosa si concentra l’interesse?

Da un lato si punta a semplificare e accelerare la relazione con i consumatori, dall’altro si sta cercando una convergenza fra ciò che succede nel mondo digitale e in quello fisico. Il tema è come fare a creare una strategia unica che possa creare le giuste sinergie fra i due mondi. Ed è un tema molto caldo soprattutto nel mondo del retail. E non è un caso se nel retail, così come nel fashion, stiamo registrando una forte crescita del business come Salesforce. In materia di B2B posso segnalarle che c’è un forte interesse sull’e-commerce, ossia sulla possibilità di attivare canali di vendita da azienda a aziende, un fenomeno in Italia non ancora sviluppato. E si ragiona dunque su come usare al meglio reti di distribuzione, portali, call center.

Retail e fashion sono dunque le aree più promettenti per Salesforce?

Sono quelle che stanno crescendo più rapidamente in questo momento. Il nostro settore di vocazione storico e il nostro primo mercato resta il manufactirung. Nel comparto utility si registra il marketshare più alto. E guardiamo con fortissimo interesse a government e banche che secondo noi registreranno nei prossimi anni una crescita strutturale elevata. Da non sottovalutare in particolare banking e assicurazioni, storicamente settori “scettici” nei confronti del cloud ma che stanno cambiando idea.

Con la PA italiana state lavorando?

Abbiamo cominciato a muovere i primi passi a inizio 2018 e il riscontro è già ottimo. Negli Usa da diversi anni il government è il settore in cui cresciamo di più. E in Italia è quello che in assoluto più si potrebbe avvantaggiare dal cloud. Ora che la PA è chiamata a offrire servizi più veloci e in ottica digitale è il momento giusto di passare al cloud.

Per concludere, il 2018 che anno sarà per voi?

Continueremo a crescere a due digit e a investire anche sulle risorse umane. Siamo a caccia anche noi di competenze digitali e prevediamo di assumere decine di esperti di qui ai prossimi mesi.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 5