Huawei dribbla gli effetti del ban Usa spingendo su cloud e auto smart - CorCom

STRATEGIE

Huawei dribbla gli effetti del ban Usa spingendo su cloud e auto smart

La big tech cinese sta intensificando gli investimenti nel software per far fronte alle difficoltà, sulle vendita di hardware, causate dalle sanzioni statunitensi volute dall’amministrazione Trump. E ricalca il modello Google

26 Apr 2021

Veronica Balocco

Il business di Huawei si diversifica con le aree software del cloud computing e delle auto intelligenti per far fronte alle difficoltà causate dalle sanzioni statunitensi volute dall’amministrazione Trump e non rimosse dal successore Biden. La scorsa settimana, Arcfox, un marchio del gruppo Baic, ha lanciato un’auto con tecnologia Huawei. Comprendeva un cockpit equipaggiato con HarmonyOS, il sistema operativo Huawei lanciato nel 2019 , oltre a funzionalità di guida autonoma. Quel che si sa è che Huawei non produrrà automobili e si concentrerà invece sulla tecnologia che le alimenta.
Sempre nei giorni scorsi, intanto, Huawei ha lanciato alcuni nuovi prodotti di cloud computing per sfidare il leader di mercato cinese, Alibaba. In un comunicato stampa, la società ha detto di sperare che “l’attenzione al cloud alla fine aumenti il peso dell’attività di software e servizi nel nostro mix di entrate totali”.

L’impatto delle sanzioni avvicina Huawei a Google

La scelta di diversificare il business puntando sul software arriva dopo che le sanzioni statunitensi su Huawei hanno fatto precipitare le vendite di smartphone. Il gigante cinese è stato inserito nel 2019 in una lista nera nota come Entity List, che limitava il suo accesso ad alcune tecnologie americane. E l’anno scorso, Washington si è mossa per tagliare Huawei dalle forniture di semiconduttori chiave.

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A seguito delle sanzioni di Washington, Neil Shah, direttore della ricerca presso Counterpoint Research, ha affermato che la società cinese “non è in grado di procurarsi componenti critici per semiconduttori e relativa tecnologia” dagli Stati Uniti. “Si sta quindi riposizionando sul settore software, con uno sforzo che la avvicina all’esperienza di Google”, ha aggiunto.
Google, infatti, da un lato mette a disposizione il sistema operativo mobile Android, per il funzionamento della maggior parte degli smartphone del mondo; dall’altro, è al lavoro sul software per auto e ha un’attività di cloud computing in rapida crescita.

Le potenzialità di HarmonyOs

Huawei ha anche fatto sapere che il suo HarmonyOS sarà in grado di funzionare su diversi dispositivi, dagli smartphone ai televisori e alle automobili. “Mentre il business degli smartphone è in difficoltà – ha affermato Will Wong, responsabile della ricerca presso Idc -, Huawei ha a disposizione un’altra piattaforma mobile, che è l’auto, per sfruttare HarmonyOs”.

Nella sua esplorazione di aree come veicoli e cloud, Huawei cercherà di sfidare alcune delle più grandi aziende tecnologiche cinesi. Alibaba è il leader di mercato in Cina per il cloud computing. E nello spazio dei veicoli, un gran numero di aziende sono in lizza per una fetta del business, da player affermati come Baidu a nuovi concorrenti come Xiaomi.

Isolamento dalla geopolitica Usa

Dietro la spinta di Huawei nel software c’è anche un tentativo di isolarsi dalla potenziale geopolitica e da qualsiasi ulteriore azione degli Stati Uniti. Mentre Washington ha ostacolato con successo l’accesso di Huawei ai chip, potrebbe essere una sfida più complicata danneggiare il business del software.
Dato che i chipset richiesti per i veicoli richiedono anche un processo di produzione meno avanzato rispetto agli smartphone, è possibile che Huawei in futuro “sarà più protetta dalle interferenze degli Stati Uniti”, ha concluso Wong.

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