lo scacchiere

Polo strategico nazionale, Poste verso il 65% delle quote. A Leonardo il restante 35%


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Il piano di espansione azionaria sul Psn annunciata a febbraio dal ceo Del Fante, sarebbe già a buon punto: il contratto di acquisto del 20% di Cdp sarebbe statio firmato a metà giugno. Intermonte: “Una opzionalità strategica importante per crescere nel settore degli investimenti in digitalizzazione da parte delle PA”

Pubblicato il 23 set 2026



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Succederà entro l’anno: secondo quanto riportato da MF-Milano Finanza, la sottoscrizione del contratto di acquisto da parte di Poste Italiane del 20% delle azioni del Polo Strategico Nazionale (Psn) detenute da Cassa Depositi e Prestiti tramite Cdp Equity è stata firmata a metà giugno, e nei prossimo trimestre si dovrà appunto vedere il closing dell’operazione.

Un piano che arriva da lontano

Ha dunque preso ufficialmente il via il riassetto del capitale azionario della società nata per realizzare e gestire l’infrastruttura cloud della pubblica amministrazione italiana. La mossa era stata annunciata dal ceo Matteo Del Fante lo scorso febbraio ed è destinata a portare Poste Italiane al 65% del gruppo guidato dall’amministratore delegato Emanuele Iannetti. “Siamo anche in trattativa per l’acquisizione di un 20% del Polo Strategico Nazionale dove Tim ha già il 45%. Il polo strategico nazionale è un asset strategico nazionale, la cui missione chiave è di creare un’infrastruttura cloud innovativa sicura e sostenibile per tutta la pubblica amministrazione italiana”, aveva dichiarato Del Fante.

Attualmente gli altri azionisti, oltre Tim, sono Leonardo e Sogei. Parte integrante del piano annunciato negli scorsi mesi sarebbe anche la futura joint venture con Tim Enterprise, ipotizzata nella lettera di intenti firmata a fine del 2025. La collaborazione, dedicata ai servizi It basati sul cloud, “segna un nuovo passo decisivo verso l’innovazione digitale e, nell’ambito dell’obiettivo di sviluppo sinergico del cloud e della sovranità e confidenzialità dei dati”.

Il Psn, inserito all’interno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, costituisce in effetti uno dei pilastri del progetto di trasformazione digitale del Paese, e ha l’obiettivo dichiarato di portare entro la fine dell’anno il 75% delle amministrazioni italiane a utilizzare i servizi cloud.

Le mosse di Poste e Leonardo sullo scacchiere Psn

Quando venerdì sarà completata l’opas su Tim, che prevede a valle il delisting e la fusione dell’operatore guidato da Pietro Labriola, il gruppo postale (che oggi detiene il 70,5% della telco) riceverà in dote un ulteriore 45% di Psn, arrivando come anticipato a fine anno al 65% del capitale.

Ma il processo di riassetto non finisce qui. Facendo seguito a indiscrezioni uscite lo scorso luglio, anche Leonardo, già azionista con il 25% del Polo Strategico Nazionale, avrebbe avviato le procedure per rilevare un ulteriore 10% detenuto al momento da Sogei e salire così al 35%.

Se per Leonardo la strategia è coerente nell’ottica di posizionarsi sempre meglio in un settore della difesa contraddistinto dalla capacità di gestione dei dati, per Poste il tema è quello della diversificazione: il Psn potrebbe essere infatti solo una parte del futuro portfolio di infrastrutture tecnologiche in mano al gruppo.

Il commento di Intermonte

Bisogna però precisare che non ci sono ancora indicazioni chiare sul valore delle quote che passeranno di mano. Sempre MF spiega che Sogei nell’ultimo bilancio ha iscritto la propria partecipazione a 7 milioni di euro, sottolineando le prospettive di crescita del Polo Strategico Nazionale. “Il risultato d’esercizio 2025 di Psn, approvato dal consiglio di amministrazione il 19 marzo 2026, evidenzia una perdita di esercizio di 14.572.632 euro rispetto alla quale tuttavia Sogei non ritiene di dover effettuare alcuna svalutazione ritenendo l’andamento coerente con la fase ancora iniziale di sviluppo della società e considerate le prospettive di crescita, che evidenziano un ebitda 2025 positivo e un significativo incremento dei ricavi del +77% rispetto all’anno precedente”, spiega il documento.

Proprio dalla mancanza della valorizzazione della quota di Psn prende le mosse il commento degli analisti della banca d’investimento Intermonte. “Non sono emerse indicazioni sulla valorizzazione della quota di Psn”, rimarcano gli esperti, “ma riteniamo che sia un importo limitato”. Per Intermonte, Psn rimane una opzionalità strategica importante per il gruppo Poste/Tim per crescere nel settore degli investimenti in digitalizzazione da parte delle pubbliche amministrazioni in Italia dove il nuovo conglomerato si posiziona come interlocutore di riferimento.

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