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Data center, in Italia boom di capitali: 7,1 miliardi di investimenti. Intesa Mimit-Ida sulla governancee



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L’Osservatorio del Politecnico di Milano fotografa un mercato in crescita nel 2023-2025. Ma pesano ancora iter complessi e vincoli energetici. Intanto il protocollo tra Ministero e l’Associazione Italiana Costruttori & Operatori punta a garantire regole certe, mappatura dei siti e formazione per consolidare il Paese come hub europeo

Pubblicato il 15 gen 2026



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Data center, numeri e prospettive si intrecciano con la politica industriale. L’ultima fotografia dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano conferma il vigore del mercato, ma avverte sui rischi di un ecosistema che corre più negli annunci che nei cantieri. Nel frattempo, l’accordo tra Mimit e Ida prova a dare regole e metodo all’attrazione di capitali, spingendo su trasparenza, mappatura dei siti e percorsi formativi per la filiera.

Italia tra opportunità e realtà degli investimenti

Nel triennio 2023‑2025 gli investimenti effettivi hanno raggiunto 7,1 miliardi di euro, pari al 68% dei 10,5 miliardi stimati un anno fa per lo stesso periodo. Il gap riflette soprattutto i ritardi dei nuovi operatori internazionali e l’incertezza sulle architetture per applicazioni di AI, elementi che allungano l’iter e rimandano le scelte definitive.

Lo sguardo al 2026‑2028 resta espansivo. All’orizzonte ci sono 83 nuovi progetti dichiarati da 30 aziende, con 19 nuovi entranti e un valore potenziale di 25,4 miliardi di euro. Tuttavia, il 72% degli importi attesi arriva da soggetti non ancora presenti in Italia. Senza un percorso autorizzativo davvero standard, il calendario rischia di scivolare.

“L’Italia è al centro di un’opportunità strategica – dichiara Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano – ma lo sviluppo dell’ecosistema Data Center dovrà passare da decisioni fondate su dati concreti. I numeri sugli investimenti ci dicono che il Paese attira potenzialmente sempre più attenzione e capitali, ma la mancata standardizzazione dell’iter autorizzativo e l’incertezza del contesto tecnologico stanno rallentando la messa a terra dei progetti, con il rischio concreto di perdere opportunità chiave. Serve proseguire in un percorso fatto di regole certe, coerenza tra istituzioni centrali e locali e consolidare un piano nazionale capace di guidare le scelte strategiche del settore. Solo così l’Italia potrà trasformare l’attuale fermento in un ecosistema stabile, competitivo e sostenibile nel lungo periodo.”

Milano baricentro del Sud Europa

Il baricentro domestico resta Milano, con 414 Mw IT attivi, pari al 68% della potenza nominale nazionale. La traiettoria punta a superare 1 Gw entro il 2028. Il capoluogo lombardo può attrarre il 23% degli investimenti annunciati a livello europeo, consolidando la leadership nel Sud Europa.

Milano si candida a diventare un riferimento per il Sud Europa – afferma Luca Dozio, Direttore dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano – e concentra una quota significativa della potenza installata e delle nuove progettualità. Tuttavia, la ricerca evidenzia un forte disallineamento tra investimenti annunciati e capacità effettivamente realizzata. Questo scarto non va letto come un segnale di rallentamento del mercato, ma come un campanello d’allarme sulla necessità di rafforzare il coordinamento tra aziende e istituzioni a livello nazionale in modo da distinguere i progetti concreti da annunci potenziali, così da poter prendere decisioni basandosi sul reale andamento del mercato.”

Energia e autorizzazioni: il nodo da sciogliere

La pressione sulla rete elettrica offre un indice chiave del disallineamento. Nel 2025, le richieste di allaccio all’alta tensione presentate a Terna per i data center hanno toccato 68,5 GW (31,1 sulla piazza milanese), valori slegati dalla capacità reale anche nelle ipotesi più ottimistiche. Oggi, sul totale milanese, il 74% è connesso in alta tensione e circa il 78% dei 695 Mw IT previsti nei prossimi tre anni richiederà allacciamento in alta tensione. Servono pianificazione e priorità, altrimenti la crescita si inceppa.

L’incertezza progettuale deriva anche dai requisiti termici e di alimentazione dei carichi AI‑ready. Scelte di design, raffreddamento e mix energetico condizionano tempi e capex. Una governance uniforme degli iter abilitativi ridurrebbe i colli di bottiglia, rendendo più prevedibile il time‑to‑market.

Il quadro europeo e la partita della sovranità

Nei 13 principali poli europei si contano 29,5 miliardi di investimenti nel 2023‑2025 e oltre 110 miliardi stimati entro il 2028. L’area Flapd mantiene la leadership con circa il 55% del totale e potrebbe aggiungere 2,1 Gw IT entro il 2028. La potenza installata complessiva raggiunge 7,4 GW IT, con metà della capacità in mano al 5% degli operatori, soprattutto statunitensi.

Milano pesa per il 6% del totale europeo e fronteggia la concorrenza di Madrid (390 MW IT) e dei poli nordici, che beneficiano di clima e politiche favorevoli. Helsinki punta a un ruolo da protagonista, associando nuovi siti a un ecosistema quantum in ascesa.

Il confronto europeo mostra uno scenario dinamico che sta portando alla nascita di nuovi punti nevralgici per il computing – dichiara Marina Natalucci, Direttrice dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano – In particolare, Milano è la città emergente caratterizzata dai tassi di crescita più interessanti e stimiamo che entro il 2028 potrebbe raggiungere la scala dei più storici mercati Flapd. I Data Center costituiscono l’elemento fisico fondante della sovranità digitale europea e nei prossimi anni possiamo attenderci un’ulteriore crescita e decentralizzazione territoriale, aiutata dalle iniziative istituzionali come, ad esempio, la creazione delle Giga Factory. La ricerca di sovranità a partire da queste infrastrutture critiche dovrà coniugarsi con politiche per la digitalizzazione capaci di creare una filiera competitiva a tutto tondo: oggi, infatti, buona parte della potenza installata è in mano a player statunitensi, che restano gli attori principali a muovere le dinamiche del settore.”

Governance e politica industriale: perché l’accordo Mimit‑Ida conta

Sul terreno della politica industriale arriva il Protocollo d’intesa tra Mimit e Ida (Associazione Italiana Costruttori & Operatori Data Center), che mira a rafforzare trasparenza e attrattività per gli investitori. L’Umasi garantirà assistenza personalizzata agli operatori nelle fasi di insediamento, facilitando rapporti con le amministrazioni e snellendo gli iter autorizzativi. La Segreteria tecnica del Caie e Ida collaboreranno al potenziamento del portale Invest in Italy, con una mappatura delle aree idonee e osservazioni mirate sulle zone a maggior valore. Sono previste iniziative formative e di job shadowing per trasferire competenze operative e relazionali alla filiera.

“Il Protocollo d’Intesa rafforza il dialogo tra istituzioni e operatori di un settore strategico per la trasformazione digitale del Paese. I Data Center rappresentano un’infrastruttura abilitante per la competitività e l’attrazione di investimenti qualificati. La collaborazione con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy consentirà di contribuire allo sviluppo di un contesto infrastrutturale efficiente, sostenibile e coerente con le priorità nazionali”, ha dichiarato Sherif Rizkalla, Presidente di Ida.

L’intesa si inserisce in un percorso già avviato. Nel novembre 2025 il Ministero ha presentato una strategia nazionale per l’attrazione di investimenti nei data center, affiancata da interventi normativi centrali e iniziative locali. Il tassello odierno può accelerare la convergenza tra attese del mercato e capacità del sistema, rendendo più coerenti selezione dei siti, tempistiche e requisiti energetici.

Competenze e filiera: dal commitment agli impatti

La partita non si gioca solo su capex e megawatt. Conta la qualità dell’esecuzione, che richiede progettazione AI‑ready, supply chain attenta a sostenibilità e resilienza, e un dialogo costante con territori e utility. La collaborazione tra pubblico e privato può tradurre l’attuale fermento in capacità installata, evitando diseconomie da rincorsa o colli di bottiglia autorizzativi.

Se i data center diventano il perno della sovranità digitale, la coerenza delle politiche industriali vale quanto le risorse impegnate. La direzione è tracciata. Il monitoraggio continuo degli investimenti, l’armonizzazione degli iter e la formazione delle competenze promettono un ecosistema più stabile, competitivo e sostenibile. E l’Italia potrà capitalizzare su Milano come hub, bilanciando crescita e realismo per non disperdere la finestra di opportunità aperta dal calcolo ad alte prestazioni e dalla nuova ondata di applicazioni AI.

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