Per molto tempo, parlare di tecnologia in chiave strategica ha significato parlare di efficienza: la tecnologia serviva a far funzionare meglio sistemi le cui decisioni venivano prese altrove, in sedi politiche, economiche, militari. Quella prospettiva oggi non basta più. I dati, gli algoritmi che li interpretano e le infrastrutture che li trasportano sono diventati il terreno stesso su cui quelle decisioni si formano e, sempre più spesso, si eseguono. Quando un drone interferisce con il traffico di un aeroporto, quando una campagna di disinformazione orienta l’opinione pubblica nelle ore decisive di un dibattito politico, quando un attacco informatico blocca un ospedale o una rete idrica, ciò che viene messo sotto pressione non è soltanto un servizio: è la capacità di un Paese di leggere e governare il proprio ambiente. È a questo livello che le istituzioni europee hanno iniziato a parlare di “guerra ibrida”. Ed è a questo livello che la dipendenza tecnologica smette di essere una variabile gestionale per diventare una questione di sovranità.
punti di vista
Dati, algoritmi, infrastrutture: il perimetro della sovranità che non si può più delegare
Dalla guerra ibrida alla cyber-resilienza, la competizione si gioca sulla capacità di leggere le minacce e decidere in tempo reale. In Italia 1.549 offensive censite nel primo semestre 2025: serve una regia industriale europea su modelli, reti critiche e governance del rischio
CEO Indra Group in Italia

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