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E-commerce, in Italia giro d’affari da 8 miliardi di euro

Secondo i dati dell’Osservatorio Netcomm-School of Management Politecnico di Milano le vendite via Internet hanno ripreso la corsa dopo la battuta d’arresto del 2009. Quest’anno incremento del 19% del business, la metà nel settore turistico

20 Set 2011

Le vendite del settore e-commerce nel 2010 hanno registrato un
incremento del 15% ( pari a 6.659 milioni di euro) dopo aver
registrato una battuta d'arresto nel 2009. Le previsioni per il
2011 registrano una vendita di prodotti online intorno agli 8
miliardi di euro, con una crescita del 19%. Sono alcuni dei dati
che comunica l'osservatorio eCommerce B2c Netcomm School of
Management Politecnico di Milano, in occasione del workshop di oggi
organizzato da Netcomm, il consorzio del commercio elettronico in
Italia, sul tema del mercato digitale in Cina.

"In Italia il mercato dei clienti online sta crescendo mese su
mese – dice Roberto Liscia, presidente di Netcomm – il nostro
osservatorio mensile ci dice che ad oggi i compratori che hanno
acquistato almeno un prodotto negli ultimi tre mesi sono 8,9
milioni di clienti su un totale di persone che vanno su internet
che si avvicina ai 26 milioni. Esportiamo il 17% di quello che
produciamo online – sottolinea – ma malauguratamente importiamo
più merce online di quante ne esportiamo".

Nel dettaglio, il settore dell'abbigliamento nel 2010 è
cresciuto di quasi il 50% rispetto all'anno precedente,
l'editoria del 21%, il settore dell'informatica
dell'11%, le assicurazioni e il turismo sono cresciuti
rispettivamente del 21 e del 15%. In Italia il mercato del turismo
rappresenta circa il 50% di quanto venduto online.

Si stima che nel 2011 i prodotti cresceranno maggiormente rispetto
ai servizi (23% contro 17%). Il ticket medio è di circa 240 euro e
il mercato italiano dell'online rappresenta più o meno
l'1% del totale dei mercati di consumo.

Mercato cinese
Liscia ha poi fatto il punto sul mercato cinese che "ha 150
milioni di cinesi che comprano online e 450 milioni che vanno
online. Non essere presenti sul mercato cinese vuol dire perdere
l'opportunità di vendere a 150 milioni di persone e perdere
l'opportunità di farsi conoscere da 450 milioni di persone,
quindi – sottolinea – non andare in Cina utilizzando il canale
e-commerce con il made in Italy, che è considerato dal cinese come
uno dei prodotti più richiesti, è un peccato mortale. Per Liscia
"non cercare di affrontare il mercato cinese vuol dire per le
aziende italiane perdere parte del valore del brand e perdere parte
di un flusso di esportazioni che nel futuro diventerà essenziale.
Il costo per entrare nel mercato cinese non è alto – conclude
Liscia – come Netcomm abbiamo messo a punto con una serie di
operatori e partner che permetteranno agli operatori italiani di
entrare con facilità e in tempi rapidi nel mercato cinese".