E-procurement alla prova digital identity, piattaforma Consip accessibile via Cie - CorCom

LE NUOVE REGOLE

E-procurement alla prova digital identity, piattaforma Consip accessibile via Cie

La Spa del Mef in regola con la deadline del 28 febbraio: gli utenti potranno accedere anche tramite carta di identità elettronica al sistema, oltre che con Spid. Ecco cosa cambia

03 Mar 2021

Veronica Balocco

Il semi switch off della PA, previsto per l’inizio del mese di marzo, non ha avuto il successo sperato. Dal primo del mese i cittadini avrebbero dovuto poter accede ai servizi online tramite Spid, Cie o Cns, mentre gli enti avrebbero dovuto integrare la piattaforma PagoPA nei sistemi di incasso per la riscossione delle proprie entrate nonché avviare la trasformazione della “PA in app”, mettendo a disposizione le prestazioni sull’App IO. E invece, molte le amministrazioni inadempienti e poche quelle in regola.

Eppure, nella partita, c’è anche chi sta riuscendo ad adempiere agli obblighi. E’ il caso ad esempio di Consip, la quale comunica che, da lunedì 1 marzo, le pubbliche amministrazioni e le imprese abilitate sulla piattaforma di e-procurement Acquistinrete (www.acquistinretepa.it) possono accedere all’area riservata anche attraverso la carta d’identità elettronica (CIE), oltre che attraverso il Sistema pubblico di identità digitale (Spid), modalità già attiva da diverso tempo. La società partecipata al 100% dal Mef ha così adempiuto alle prescrizioni del decreto Semplificazione e Innovazione digitale (il quale prevede una deroga per i Comuni sotto i 5mila abitanti, cui è stato dato tempo fino alla fine dell’emergenza sanitaria).

Numeri ancora lontani dal traguardo

Resta tuttavia aperta la partita dello switch off parzialmente completato: un quadro che era provvisto di norme e fondi, ma davanti al quale gran parte della PA italiana ha mancato l’appuntamento, come evidenziano i numeri.
I termini per la presentazione delle domande di partecipazione sono scaduti il 15 gennaio 2021, registrando richieste provenienti da 7.246 Comuni, pari al 92% complessivo di 7.904 enti. È previsto che le risorse siano erogate in due tempi: la prima in misura pari al 20% per le attività concluse entro il 28 febbraio 2021 e la seconda, per il rimanente spettante, per quelle concluse entro il 31 dicembre 2021 ma a valle della verifica di quanto realizzato.

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Per quanto riguarda PagoPA, la piattaforma pubblica di e-payment, gli enti aderenti sono oltre 18.600 pari al 37% del totale mentre sono 5.500 le PA, su un totale di 20mila, che consentono l’accesso tramite Spid, utilizzato lo scorso anno 144  milioni di volte per accedere ai servizi pubblici.
I dati delle adesioni all’accesso con Cie della Pubblica amministrazione parlano di 241 enti già abilitati  e di 5,5 milioni di accessi ai servizi nel 2020 (a gennaio 2021 sono stati 1,8 milioni).  Con il nuovo servizio automatizzato di federazione all’identità digitale Cie il ministero dell’Interno, responsabile del progetto, punta ad accelerare l’adesione.
Numeri nettamente più bassi per l’App IO utilizzata come piattaforma di accesso ai servizi solo da 400 enti (ma questo si spiega anche con il fatto che l’applicazione è più “giovane” rispetto agli altri sistemi) e scaricata da oltre 10 milioni di utenti.

“Una scadenza non basta per abilitare il cambiamento”

“Il problema di fondo? Definire una scadenza non basta ad abilitare il cambiamento – ha commentato a CorCom Giorgia Dragoni, direttrice dell’Osservatorio Digital Identity del Politecnico di Milano -. Il decreto Semplificazioni ha, sì, identificato il 28 febbraio come data dalla quale iniziare ad erogare servizi tramite digital identity – Spid, Cie, Cns – ma senza prevedere sanzioni o meccanismi incentivanti per gli enti inadempienti e per quelli a norma. Poi c’è l’altro grande tema che riguarda i processi interni alla PA: spesso questi strumenti vengono inseriti in modalità organizzative e in processi obsoleti. Non rappresentano dunque, o almeno non ancora, una leva per innovare anche il back office. E questo fa naufragare i progetti di digital transformation, nei quali l’erogazione del servizio online è solo l’ultima parte. Prima c’è tutto un modo di funzionare “analogico” che non viene intaccato”.

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