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L'INDAGINE

Emergenza e-skill nelle aziende: la soluzione è il recruitment 4.0

Secondo il Talent Trends Report 2019 di Randstad la mancanza di competenze digitali è una preoccupazione cronica per i responsabili HR. Ma il ricorso a sistemi basati su big data e machine learning in grado di attrarre i talenti e creare community di professionisti può rappresentare la chiave di volta

27 Mar 2019

D. A.

Sempre più spesso, le aziende affiancano alle strategie di acquisizione dei talenti la creazione di un ambiente di lavoro inclusivo, investimenti in robotica per coprire le posizioni vacanti e in Intelligenza artificiale e soluzioni di Big data per ottimizzare il reclutamento. A questo si aggiunge lo sfruttamento delle opportunità offerte dai canali digitali per costruire una relazione continuativa con i network che mettono in relazione competenze e professionalità. Il 76% degli specialisti Hr ha intenzione di adottare questo total talent model nel corso dei prossimi 12 mesi, mentre fra le imprese che lo hanno già sperimentato il 98% è molto soddisfatto dei risultati, il 48% ha notato miglioramenti nelle azioni di employer branding e il 42% ha introdotto una pianificazione più strategica nella funzione Hr.

A dirlo è il Talent Trends Report 2019 di Randstad Sourceright, società di Randstad, specializzata a livello internazionale nei servizi per le risorse umane. Secondo l’indagine, condotta su 800 C-suite e responsabili Hr e delle strategie per l’acquisizione dei talenti e 1.700 lavoratori di 17 Paesi, oggi attrarre e trattenere i migliori talenti sul mercato non è più soltanto una priorità per le aziende, ma una vera e propria emergenza. Secondo il 76% dei dirigenti, infatti, la scarsità di talenti è una preoccupazione cronica, oltre che l’elemento che influenza maggiormente le performance aziendali. L’83% del campione coinvolto nello studio evidenzia come le aspettative dei datori di lavoro sul talento siano in costante aumento (+9% rispetto al 2018). Allo stesso tempo crescono anche l’attenzione e gli investimenti nelle attività di recruiting, con otto talent leader su dieci che le considerano un valore aggiunto e non più un’area in cui contenere i costi.

La diffusione delle nuove tecnologie offre un valido supporto per promuovere la cultura dell’inclusione e ampliare il bacino dei candidati qualificati. Il 37% delle aziende sta già utilizzando Intelligenza artificiale, Big data e Machine learning per ridurre i pregiudizi e il 34% impiega gli stessi strumenti per trovare e attrarre candidati. Le nuove tecnologie sono ormai entrate a far parte della quotidianità degli specialisti delle risorse umane: un esempio sono i chatbot basati sull’Intelligenza artificiale, in grado di processare velocemente un elevato numero di candidature, oppure le piattaforme intelligenti di video-intervista, capaci di analizzare le espressioni facciali per stilare un profilo psicologico del candidato. La tecnologia è vista positivamente dalla grande maggioranza degli intervistati, con il 92% che la ritiene fondamentale per migliorare la capacità di coinvolgere e trattenere i talenti e l’81% che crede che renda la fase di recruiting più semplice ed efficace. Ma la grande velocità con cui si susseguono le innovazioni digitali genera anche apprensione: il 60% dei talent leaders ammette di far fatica a stare al passo con i cambiamenti del mercato (era il 48% nel 2016).

Come detto, uno dei trend emergenti nelle strategie per l’acquisizione dei talenti individuati dalla ricerca è rappresentato dalle talent community. Il 73% delle aziende sta costruendo dei network di candidati fortemente motivati e di alto potenziale con cui dialogano costantemente, informandoli sulle opportunità di carriera disponibili, per avere un bacino di talenti al quale attingere in caso sia necessario inserire un organico nuove competenze. I canali e le tecnologie digitali sono un ottimo strumento per potenziare queste reti: il 54% sta lavorando per automatizzare in parte o completamente la gestione delle talent community.

Oltre a essere una soluzione per la scarsità di talenti, secondo quanto emerge dal report le talent community sono anche un mezzo per migliorare il proprio employer branding. Creare una buona esperienza sul posto di lavoro per dipendenti e candidati, mantenerli coinvolti e attivi nella comunità aziendale trasforma i talenti in brand ambassador, con conseguente ritorno in termini di reputazione: il 58% dei candidati che ha avuto un’esperienza positiva raccomanderebbe l’azienda ad altre persone, il 39% lo condividerebbe sui social media, il 35% seguirebbe l’azienda sui canali social, il 41% si ricandiderebbe per la stessa azienda e uno su cinque comprerebbe prodotti e servizi di un’impresa in cui si è trovato bene. Le imprese sono sempre più attente a creare un ambiente inclusivo e aperto alle diversità. Il 76% dichiara di avere una policy sulla diversità e sull’inclusione sul posto di lavoro e il 45% offre percorsi formativi sulla diversità per limitare i pregiudizi che inconsapevolmente influenzano il comportamento e le decisioni di manager e dipendenti.

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