Facebook, boom di utili e ricavi: spinta dall'advertising - CorCom

I CONTI

Facebook, boom di utili e ricavi: spinta dall’advertising

I profitti netti sono schizzati del 94% attestandosi a 9,5 miliardi rispetto ai 4,9 dello scorso anno. Fatturato a +48% e utenti attivi cresciuti del 10%. Grane in Australia dove il social è accusato di commercio di dati tra gli adolescenti

29 Apr 2021

F. Me

Trimestrale in grande spolvero per Facebook. Nel secondo trimestre gli utili per azione pari a 3,30 dollari contro stime pari a 2,37 mentre i ricavi sono saliti del 48% superando i 26 miliardi di dollari a fronte dei 23,7 stimati.

Il forte aumento dei ricavi è stato attribuito da Facebook all’aumento del 30%, anno su anno, del prezzo medio per annuncio pubblicitario e all’aumento del 12% del numero di annunci venduti.

Schizza l’utile netto pari a 9,5 miliardi rispetto ai 4,9 dello scorso anno (+94%).  

Il numero di utenti attivi giornaliero e mensile è cresciuto del 10% ma è stato leggermente al di sotto delle aspettative degli esperti, con rispettivamente 1,88 miliardi e 2,85 miliardi di persone, contro previsioni per 1,89 miliardi e 2,86 miliardi.

Sul fronte dell’advertising, il fatturato è aumentato del 46% a 25,4 miliardi di dollari. “Abbiamo avuto un solido trimestre – commenta in una nota Mark Zuckerberg – Continueremo a investire fortemente per fornire nuove e significative esperienze negli anni a venire, soprattutto in nuove aree come la realtà aumentata e virtuale”.

Secondo un’analisi di Bloomberg il distanziamento sociale ha fatto la fortuna delle piattaforme social, compresi WhatsApp e Instagram perché hanno permesso di rimanere in contatto con i proprio affetti. Ecco perché gli advertiser li hanno presidiati in maniera costante così come le imprese hanno “trasferito” sui social le loro strategie per avvicinare clienti.

Nell’after-hours il titolo ha guadagnato il 6%.

Il caso Australia

In Australia intanto Facebook è accusato da un gruppo di difesa degli utenti digitali di raccolta dei dati di adolescenti per rivenderli a inserzionisti di pubblicità miralrate, di alcool, gioco d’azzardo, sigarette elettroniche e siti di appuntamenti. I risultati sono descritti in un rapporto di Reset Australia, il locale braccio di un’iniziativa globale intesa a “contrastare le minacce digitali alla democrazia”.

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Il gruppo ha aperto lo scorso anno un falso conto su Facebook, chiamandolo Ozzie News Network, con cui ha verificato che Facebook tratta i dati di adolescenti proprio come se fossero adulti. E ha dimostrato che usando tracker on-line, noti come ‘cookies’, la piattaforma di social media non solo raccoglie informazioni sull’attività dei suoi utenti, ma li segue mentre navigano altrove in internet. Gli insiemi di dati vengono poi venduti e usati per creare pubblicità mirate nei siti di social media, a partire dallo stesso Facebook.

“Abbiamo accertato che non vi è differenza nella maniera in cui sono trattati i dati di adolescenti”, scrive in un rapporto il direttore esecutivo di Reset Australia, Chris Cooper. “Questo permette agli inserzionisti di comprare accesso a quei profili e di prendere di mira i giovanissimi attorno a interessi molto discutibili, come gioco d’azzardo, fumo e alcool, e anche di registrare lo status in siti di appuntamenti. E’ scioccante e preoccupante”, aggiunge.

Indagini in altri paesi mostrano che tracking e profiling sono usati in altre piattaforme big tech come Istagram – che è di proprietà di Facebook – e YouTube, osserva. La pubblicità tradizionale è strettamente regolata in Australia, ma la legge non ha potuto mantenere il passo con l’esplosione nei social media, “creando una scappatoia nel sistema”, spiega Cooper.

“I profili personali sono quindi resi facilmente accessibili agli inserzionisti della piattaforma di Facebook. E il nostro esperimento ha dimostrato che Facebook approva pubblicità da cui gli adolescenti dovrebbero essere protetti”. In seguito a tali risultati Reset Australia chiede al governo australiano di seguire l’esempio del Regno Unito e dell’Irlanda, e adottare misure per prevenire il commercio di dati di adolescenti.

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