IL COMMENTO

Facebook, Istituto Privacy: “Ue schizofrenica su protezione dati”

Il presidente Luca Bolognini: “Da una parte si chiede l’ultraterritorialità delle regole. Dall’altra si aspira a un modello ‘nazionalista’ di supervisione. L’Europa non lanci segnali contraddittori, ma agisca in modo coordinato”

Pubblicato il 23 Set 2015

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Facebook, Istituto Privacy: “Ue schizofrenica su protezione dati”

L’approccio europeo sui temi legati alla privacy e alla libertà d’informazioni ha dato dimostrazione negli ultimi giorni di essere “schizofrenico”. Ad affermarlo, riferendosi al caso Google–Cnil in Francia sul diritto all’oblio e al parere dell’avvocato generale della Corte di giustizia europea su Facebook Luca Bolognini (nella foto), avvocato e presidente dell’Istituto Italiano per la Privacy e la Valorizzazione dei dati.

“Da una parte – spiega – l’Autorità privacy francese (Cnil), con l’imposizione a Google del de-listing, cioè della cancellazione di notizie e dati per diritto all’oblio da tutti i domini del motore di ricerca nel mondo anziché solo da quelli Ue, e l’avvocato generale Bot presso la Corte di Giustizia nel caso Facebook, con la richiesta di invalidazione del programma Safe Harbor per il rispetto congiunto di standard privacy tra Ue e Usa, pretendono l’ultraterritorialità delle regole privacy europee. Dall’altro lato, sia l’Autorità francese sia l’Avvocato generale Cgue di fatto sembrano aspirare a un modello ultra-decentrato di supervisione e controllo di applicazione delle suddette regole, in sostanza ‘nazionalista’, preconizzando addirittura la prevalenza dei poteri dei singoli Stati Ue in queste materie, in netto contrasto con l’indirizzo legislativo in corso e con le iniziative della Commissione europea”. “Questo è preoccupante – prosegue Bolognini – e denota una forma di schizofrenia giuridica, perché nella grande partita dell’innovazione digitale e della tutela della privacy e della libertà d’informazione, l’Europa deve agire come blocco unico e coordinato, evitando di lanciare segnali contraddittori che rischierebbero di danneggiarla, soprattutto diffondendo l’idea di un’unione e di un mercato europei in cui il diritto è incerto e soggetto a diverse interpretazioni confliggenti di ogni singolo Stato“.

“Se per un attimo togliessimo le lenti eurocentriche che inforchiamo naturalmente ogni mattina – aggiunge Lucio Scudiero, ricercatore dell’Istituto Privacy – forse ci accorgeremmo che affermare il principio per cui si può chiedere a Google, di fatto, di censurare l’esistenza di certi fatti e dati personali ovunque, è una cosa che potrebbe ritorcersi contro la libertà d’espressione che pur proteggiamo. Cosa accadrebbe, infatti, se un tale principio fosse fatto proprio dalle autorità di paesi dispotici e antidemocratici? Con quale legittimazione politica e morale potrebbe l’Europa, in quel caso, contestare un principio che essa stessa sta contribuendo ad affermare?”.

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