IL CASO

Nuova grana per Google, Usa e Ue avviano indagini sul furto dei dati

L’Autorità irlandese per la Privacy pronta a chiedere informazioni sulla falla che ha messo a rischio 500mila utenti e portato alla chiusura di Google Plus. Chiarimenti richiesti anche dalla Germania. Inchieste al via in Connecticut e a New York. Intanto BigG fa ricorso sulla maxi multa da 4,3 miliardi di euro comminata dall’Antitrust europeo per abuso di posizione dominante

Pubblicato il 10 Ott 2018

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Si aggrava la posizione di Google sul fronte privacy dopo il caso Google+. Usa e Ue hanno dato il via alle indagini e sul furto dei dati che ha messo a rischio mezzo milione di account di utenti Google e costretto la società ad annunciare la chiusura del social network.

Secondo Reuters, l’Authority irlandese per la privacy chiederà più informazioni a Mountain View. “La Data Protection Commission non era al corrente di questo problema e ora ha necessità di comprendere meglio i dettagli di questo furto – scrive – inclusa la natura, il rischio per gli utenti, chiederemo informazioni alla società”. Ad esaminare la violazione anche il garante privacy della Germania nonchè due Stati Usa.

“Stiamo cercando di capire la natura e la causa dell’intrusione, se sono state esposte informazioni sensibili e quali misure sono state adottate o richieste per prevenire simili intrusioni in futuro“, ha spiegato Jaclyn Severance, portavoce del procuratore generale del Connecticut, George Jepsen. Anche il procuratore di New York sta esaminando il caso.

Google ha spiegato che il problema è stato risolto a marzo e che nessun sviluppatore ha sfruttato la vulnerabilità o i dati.

Secondo il Wall Street Journal, Google avrebbe scelto di non rivelare il problema di sicurezza per i timori di un controllo. La falla sicurezza si è verificata prima dell’entrata in vigore, a maggio, del Gdpr.

Intanto BigG fa ricorso contro la sanzione dell’Antitrust europeo di 4,34 miliardi di euro (4,97 miliardi di dollari) comminata lo scorso luglio per abuso di posizione dominante.

Secondo la Commissione, il gigante dei motori di ricerca ha violato le norme antitrust dell’Ue imponendo restrizioni illegali ai produttori di dispositivi Android e agli operatori di rete mobile per consolidare la sua posizione dominante nella ricerca generale su Internet.

La società già in quell’occasione aveva annunciato le proprie intenzioni di fare ricorso , in quanto “Android ha creato una scelta più ampia per tutti, non di meno: un ecosistema vibrante, una rapida innovazione e prezzi più bassi – spiegava Mountain View – Tutti elementi distintivi quando vi è una forte concorrenza”.

L’Ue ha affermato che Google ha imposto tre tipi di restrizioni ai produttori di dispositivi Android e agli operatori di rete per garantire che il traffico sui dispositivi Android vada al motore di ricerca di Google. La Commissione ha osservato che Google ha chiesto ai produttori di preinstallare l’app di ricerca Google e il browser Chrome come condizione per concedere in licenza l’app store di Google, il Play Store.

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