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PRIVACY

Dati personali, anche Google nella bufera. Chiuso il social Google Plus

La società annuncia il blocco del sito dopo la denuncia del Wall Street Journal. Le informazioni di 500mila utenti esposti da un bug a marzo scorso, ma l’azienda lo aveva tenuto nascosto: “Nessuna prova che i dati siano stati compromessi”

09 Ott 2018

Anche Google finisce nel caos per mancata protezione dati. E chiude il social Google Plus. Un bug nel mese di marzo avrebbe messo a rischio i dati personali degli account di 500mila utenti. Lo ha confermato la società, annunciando una serie di modifiche alla privacy e il blocco del servizio di Google Plus, dopo una denuncia del Wall Street Journal. Il quotidiano ha riportato per primo la notizia e ha affermato che i massimi dirigenti della compagnia avrebbero coperto l’incidente per timore di un intervento da parte delle autorità di regolamentazione.

La società ha dichiarato di non aver rivelato l’incidente perché non è stata in grado di identificare con precisione gli utenti interessati. Inoltre non sarebbe stato possibile trovare prove di abusi. Il bug infatti ha colpito la piattaforma degli sviluppatori di Google sul suo social network, rendendo disponibili dati come nome dell’utente, indirizzo email, professione, sesso ed età.

Le informazioni a cui si poteva accedere non includevano post, messaggi o numeri di telefono, e non ci sarebbero prove del fatto che i dati siano stati consultati o utilizzati impropriamente.

Un passo falso per Google che finora ha in gran parte evitato gli scandali legati al mancato rispetto privacy che hanno colpito gli altri social media, a partire da Facebook. Motivando la drastica decisione di chiudere Google Plus, un portavoce di Mountain View ha citato “le sfide significative nella creazione e nel mantenimento di un Google Plus di successo, che soddisfi le aspettative dei consumatori” insieme a “un utilizzo molto basso” come motivazione del trasferimento.

“Ogni anno inviamo milioni di notifiche agli utenti su problemi relativi alla privacy e alla sicurezza”, ha detto un portavoce di Google. “Ogni volta che i dati dell’utente possono essere stati colpiti, andiamo oltre i nostri bisogni legali e applichiamo diversi criteri incentrati sui nostri utenti per determinare se dare un avvertimento”.

Per l’azienda si prospetta un periodo controverso. Problemi in vista anche sul fronte Android: Google ha intenzione di ricorrere contro la multa da 4,34 miliardi di euro decisa nel luglio scorso dalla commissione Ue per abuso di posizione dominante del sistema operativo. Lo rivela il Financial Times, il quale ricorda che la società tecnologica statunitense ha tempo fino a mercoledi’ per presentare il caso alla Corte di giustizia europea.

Come a controbilanciare la notizia Google rende noto che non parteciperà al bando del Pentagono per i servizi di cloud: sarebbe “contro il codice etico” della società sull’uso pacifico dell’Intelligenza Artificiale. Qualche mese fa l’azienda aveva già rinunciato ad un altro contratto, sempre con il Dipartimento della Difesa. Il progetto, chiamato Joint Enterprise Defense Infrastructure Cloud, o JEDI, ha un valore di 10 miliardi di dollari, e prevede la migrazione su cloud commerciali di tutti i dati del Dipartimento della Difesa statunitense.

Intanto, nel corso di un evento a New York, il gigante del search ha annunciato tre nuovi device: si tratta dell smartphone, il Pixel 3, del tablet Pixel Slate e del display da salotto Google Home Hub.

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