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Il caso Apple agita Dublino: governo spaccato sulla richiesta Ue

Irlanda meno compatta sul contrattacco alla Vestager dopo le rassicurazioni sull’utilizzo “libero” dei 13 miliardi da recuperare: “Sarà l’esecutivo a scegliere cosa farne”

31 Ago 2016

Andrea Frollà

Il governo irlandese a rischio spaccatura dopo la decisione della Commissione europea sul regime fiscale favorevole accordato ad Apple. In queste ore si sta riunendo l’esecutivo per discutere della questione. La posizione ufficiale di “profondo disaccordo” espressa dal Governo e le parole del ministro delle Finanze, Michael Nooan (“Il denaro di Apple non va accettato”), non sembrano però aver convinto del tutto i ministri della Independent Alliance che fanno parte del governo di coalizione.

QuestI ultimi, secondo quanto riporta l’Irish Times, non avrebbero infatti ancora preso posizione. Il no all’appello contro Bruxelles potrebbe tradursi in una crisi per l’esecutivo di minoranza guidato da Enda Kenny. A far titubare l’Indipendent Alliance è la cifra che potrebbe rientrare nelle casse irlandese: i famosi 13 miliardi, che sono circa un quarto della spesa pubblica annuale irlandese e circa la stessa cifra destinata alla sanità.

Inoltre, riporta ancora il quotidiano irlandese, un portavoce della commissaria Ue Margrethe Vestager ha chiarito oggi che la somma recuperata da Dublino, “come in tutti i casi di aiuti di stato”, non dovrà necessariamente essere impiegata per ripianare il debito pubblico, ma potrà essere impiegata secondo quanto deciso dal Governo.

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Se il Fine Gael, il Fianna Fail e il Labour sono più o meno orientati nel sostenere l’appello contro la Commissione Ue, più cauto si mostra lo Sinn Fein, che chiede una valutazione indipendente per capire se al gigante di Cupertino sia effettivamente stato accordato in Iranda un regime fiscale di particolare favore. I partiti di sinistra sono invece decisi nel chiedere che i 13 miliardi di euro facciano ritorno nelle casse dello stato.

Anche negli Usa guardano naturalmente con interesse alla vicenda, soprattutto in ottica presidenziali. Il nuovo presidente e il Congresso potrebbero infatti decidere di rimettere mano alla tassazione sulle aziende, aprendo la strada al rimpatrio di parte dei fondi offshore. Lo riporta il Financial Times, che sottolinea come se Apple fosse costretta a rivedere i conti alla luce dell’irish affaire il danno più grande sarebbe in termini di reputazione e non economico.

Nel frattempo il Tesoro statunitense, per voce del segretario Jack Lew, torna ad avanzare dubbi di un accanimento Ue sulle aziende a stelle e strisce. Le maggiori azioni dell’Unione “sembrano concentrate sulle aziende americane”. Gli Stati Uniti temono che “l’Ue usi la teoria degli aiuti di Stato per le norme sulle tasse” e ritengono che “l’approccio dell’Ue metta in pericolo il contesto fiscale europeo”. Anche se, precisa Lew, “gli Stati Uniti condividono con l’Ue l’impegno a chiudere le scappatoie fiscali per l’elusione” ed è bene che “il Congresso agisca per affrontare il nodo della riforma delle tasse”.

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