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L’Europa: “Così Apple ha evaso 13 miliardi di tasse”

Il documento diffuso da Bruxelles mette nel mirino lo schema societario del colosso di Cupertino in Irlanda e i meccanismi fiscali utilizzati dalle due società di Dublino. Nel 2014 pagato appena lo 0,005% di imposta sui profitti

30 Ago 2016

Andrea Frollà

Quali sono le motivazioni dietro la sanzione ad Apple? Come funziona il meccanismo fiscale utilizzato dal colosso di Cupertino che secondo la Commissione Ue è valso 13 miliardi di tasse non pagate? Cos’è il tax ruling citato dalla Commissaria Vestager? Le domande che animano il dibattito intorno alla sanzione decisa da Bruxelles nei confronti della società guidata da Tim Cook non mancano affatto. Dagli accordi con Dublino alle due società di diritto irlandese, passando per la tassazione dei profitti. Un quadro complicato che la stessa Unione Europea spiega nel comunicato di annuncio della decisione contro Apple.

Lo schema societario di Apple in IrlandaApple Sales International e Apple Operations Europe sono due società di diritto irlandese controllate al 100% dal gruppo Apple, a sua volta detenuto da Apple Inc. Le due compagnie in questione detengono i diritti di utilizzo della proprietà intellettuale di Apple per vendere e fabbricare prodotti Apple fuori dall’America del Nord e del Sud all’interno di un piano di “ripartizione dei costi” con Apple Inc.

Quest’ultimo accordo prevede che le due società di diritto irlandese effettuino dei pagamenti annuali alla casa madre negli Usa per finanziare le attività R&S condotte per contro delle società irlandesi negli Stati Uniti. Questi pagamenti sono aumentati fino a 2 miliardi nel 2011 per continuare a crescere sensibilmente nei due anni successivi. Queste spese, principalmente supportate da Apple Sales International, hanno contribuito al finanziamento di oltre la metà di tutti gli sforzi di ricerca messi in campo dal gruppo Apple negli Usa per sviluppare la propria proprietà intellettuale nel mondo.

Gli accordi con il governo di Dublino – I profitti imponibili delle società in Irlanda sono determinati da due accordi fiscali (tax ruling) concessi dall’Irlanda: il primo risalente al 1991 e il secondo sostitutivo del precedente datato 2007. Quest’ultimo ha smesso di produrre effetti da quando Apple Sales International e Apple Operations Europe hanno modificato la propria struttura nello scorso anno. I tax ruling in quanto tali “sono perfettamente legali”, fa notare la Commissione. Si tratta di lettere emesse dalle autorità fiscali per permettere a una società di sapere precisamente come saranno calcolate le imposte o per informare di disposizioni fiscali specifiche.

Il parere di Bruxelles – L’inchiesta della Commissione europea ha dimostrato che i tax ruling emessi dall’Irlanda configuravano “ripartizione interna artificiale dei profitti” di Apple Sales International e di Apple Operations Europe “che nulla giustificava sul piano fattuale o economico”. Questi due sistemi fiscali datati 1991 e 2007 “hanno permesso a Apple di pagare nettamente meno imposte di altre società e ciò è illegale secondo le regole europee in materia di aiuti di Stato”. In linea di principio, le norme sugli aiuti di Stato richiedono che gli aiuti di Stato illegittimi vengano recuperati in modo da eliminare la distorsione di concorrenza creata dagli aiuti.

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Il caso della Apple Sales International – La società è incaricata di acquistare dei prodotti Apple e venderli in Europa come in Medio Oriente, Africa e India. Apple ha organizzato le sue attività di vendita in Europa “in una maniera tale per cui i clienti acquistavano contrattualmente i prodotti dalla Apple Sales International in Irlanda anziché dai magazzini fisici dove compravano iPhone, pc o altro”. Di fatto, Apple “registrava tutte le vendite e i profitti che ne derivavano direttamente in Irlanda”.

I due tax ruling del 1991 e 2007 facevano riferimento alla ripartizione interna dei profitti fiscali all’interno di Apple Sales International. Più precisamente, approvavano tale ripartizione e, secondo quanto stabilito, assegnavano internamente la maggior parte dei profitti a a livello interno la maggior parte degli utili non venisse assegnata in Irlanda, bensì a una “sede centrale” di Apple Sales International. Questa sede non era situata in alcun paese, non impiegava alcun impiegato e non disponeva di locali. Le sue attività si limitavano a riunioni occasionali del Cda. Solo una parte dei profitti fiscali di Apples Sales International erano assegnati alla sua branchia irlandese e sottomessa all’imposizione di Dublino. La quota rimanente, ossia la stragrande maggioranza degli utili, “veniva assegnata alla sede centrale, dove non veniva tassata”.

Su 22 miliardi di profitti pagati 10 milioni di tasse – Di conseguenza, solo un piccola percentuale dei profitti della società irlandese erano contabilizzati in Irlanda. Nel 2011, ad esempio, la compagnia ha registrato profitti per 22 miliardi di dollari, ma grazie ai tax ruling solo 50 milioni sono stati considerati come base imponibile in Irlanda. Quindi, Apple Sales International ha pagato meno di 10 milioni di euro a titolo di imposta sulle società irlandese nel 2011, che rappresenta una tassazione effettiva dello 0,05% dei suoi profitti annuali. Nel corso degli anni seguenti, “i profitti registrati sono aumentati, mentre quelli considerati come imponibile ai fini fiscali sono rimasti invariati” arrivando quindi a una tassazione dello 0,005% nel 2014.

Vantaggi anche per Apple Operations Europe – Sulla base dei tax ruling già citati, la seconda società di diritto irlandese ha beneficiato di un regime fiscale altrettanto vantaggioso. La società era incaricata della fabbricazione di alcuni tipi di computer per conto di Apple. La maggior parte dei profitti di questa società erano, come per Apple Sales International, assegnati alla sede senza dipendenti e locali e, dunque, non calcolati per il pagamento delle tasse.

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