La regolamentazione in materia di sostenibilità si sta espandendo sia geograficamente che a livello di ambito di applicazione. Sempre più giurisdizioni nazionali e sovranazionali stanno imponendo normative che incidono direttamente sugli investimenti in infrastrutture digitali su larga scala.
A evidenziarlo è Grace Langham, analista senior, esperta di sostenibilità e Esg di Analysys Mason, che in un articolo comparso sul sito della società di ricerca evidenzia come oltre 60 giurisdizioni abbiano introdotto regimi di sostenibilità obbligatori che interessano i fornitori di infrastrutture e servizi digitali. “I governi di altre 14 giurisdizioni hanno proposto normative e quadri normativi obbligatori in materia di sostenibilità”, puntualizza Langham, citando i dati forniti dal tracker di Analysys Mason sulle normative e i quadri normativi in materia di sostenibilità.
“Con l’introduzione di nuove regole da parte di un numero sempre maggiore di Paesi e con il progressivo approfondimento delle normative esistenti, le aziende si trovano ad affrontare una pressione crescente in ambito di reporting, approvvigionamento, progettazione e implementazione dei prodotti, gestione dei dati dei fornitori e performance degli asset”, sottolinea l’analista.
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Le norme sulla rendicontazione Esg si stanno diffondendo oltre l’Europa
In particolare, secondo Langham, il periodo 2024-2027 segna una svolta nella diffusione delle normative sulla sostenibilità a livello globale: più di 80 regolamenti, standard e quadri normativi entreranno in vigore o sono programmati per entrare in vigore. “Questo cambiamento è significativo per le aziende di infrastrutture digitali perché la sostenibilità è diventata una questione centrale di conformità e di rischio aziendale, con implicazioni dirette per le operazioni, le decisioni di investimento e l’accesso al mercato”.
L’Ue continua a essere il mercato più regolamentato. Applica molteplici norme sovrapposte che riguardano la rendicontazione di sostenibilità, la determinazione del prezzo del carbonio e la due diligence, come la Direttiva sulla rendicontazione di sostenibilità aziendale, la Tassonomia Ue e la Direttiva sulla due diligence di sostenibilità aziendale. Allo stesso tempo, però, stanno emergendo a livello globale quadri normativi simili.
Langham cita per esempio il Sustainability Standards Board of Japan, oltre che le leggi californiane sulla divulgazione delle informazioni sul clima, normative statali che impongono alle grandi aziende di divulgare le emissioni di gas serra e i rischi finanziari legati al clima. Ma anche l’Informativa finanziaria relativa al clima, in Australia, che prevede obblighi di divulgazione sul clima allineati agli standard di sostenibilità nazionali.
“Si sta assistendo a una crescente convergenza nella rendicontazione della sostenibilità. Oltre 40 giurisdizioni hanno adottato, si sono allineate o hanno fatto riferimento agli standard Ifrs dell’Issb. Tuttavia, le differenze in termini di ambito, tempistica e applicazione di questi standard creano un contesto di conformità complesso per le aziende di infrastrutture digitali che operano in diversi mercati”, nota Langham. “Il rispetto di questi requisiti richiederà nuovi sistemi di raccolta dati e un maggiore coordinamento tra le unità aziendali e le catene di fornitura”.
Servono requisiti più rigorosi a livello di prodotto e di asset
La diffusione di normative e quadri di riferimento in materia di sostenibilità a livello globale va oltre la semplice rendicontazione aziendale di alto livello, definendo requisiti specifici per la progettazione dei prodotti, i dati dei fornitori e le prestazioni degli asset infrastrutturali. Questo cambiamento, per l’esperta di Analysys Mason, è visibile in diversi ambiti.
I requisiti Esg diventano vincoli stringenti per gli investimenti nelle infrastrutture digitali
Le normative sulla sostenibilità si stanno dunque evolvendo rapidamente, passando da requisiti di reporting di alto livello a obblighi dettagliati che stanno influenzando gli investimenti su larga scala nelle infrastrutture digitali.
“Nei prossimi 3-5 anni, i requisiti sempre più stringenti in materia di emissioni di carbonio dei prodotti, intensità energetica ed efficienza degli asset agiranno come vincoli stringenti su dove le infrastrutture possono essere implementate e come devono essere progettate”, chiosa Langham. “Le aziende che non riescono ad anticipare questi cambiamenti rischiano ritardi nei progetti, costi di conformità più elevati e accesso limitato al mercato. Di conseguenza, è fondamentale che gli investitori monitorino attentamente gli sviluppi normativi e li tengano in considerazione nella pianificazione infrastrutturale fin dalle prime fasi”.







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