Guerra, clima e società entrano nella mappa dei rischi legati alle infrastrutture digitali, con particolare riferimento ai data center: con il boom dell’AI crescono contenziosi, minacce fisiche e sfide assicurative.
La corsa mondiale all’intelligenza artificiale, in particolare, sta trasformando i data center in infrastrutture strategiche, paragonabili per importanza economica alle reti elettriche, ai porti e ai grandi nodi delle telecomunicazioni. Di conseguenza, alla crescita degli investimenti corrisponde un’espansione altrettanto rapida dei rischi. Si parla di controversie con le comunità locali, consumo di energia e acqua, eventi meteorologici estremi, cyberattacchi e, ormai, possibili attacchi militari diretti.
È il quadro delineato dal nuovo rapporto di Howden, intitolato “Insuring the data centre supercycle”. Lo studio prende in considerazione una categoria selezionata di grandi procedimenti individuati attraverso fonti pubbliche, documentazione giudiziaria, stampa specializzata e tracker delle organizzazioni non governative. Il broker assicurativo internazionale descrive una serie di categorie di rischio interconnesse e sostiene che la tradizionale separazione tra assicurazioni cyber e property stia diventando sempre meno adeguata alla nuova realtà delle infrastrutture digitali. Contemporaneamente è comparsa una categoria di rischio che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata remota per un campus cloud commerciale: la possibilità di essere fisicamente coinvolto in un conflitto armato.
Indice degli argomenti
L’exploit dei contenziosi sui data center
Uno dei dati più significativi riguarda il contenzioso. Le grandi cause e gli arbitrati che coinvolgono data center sono passati dai 4 nel 2021 ai 14 nella sola prima metà del 2026. Pianificazione territoriale, zoning, impatti ambientali, rumore, generatori, acqua e opposizione delle comunità stanno trasformando la costruzione di nuove capacità informatiche in una questione non soltanto tecnologica, ma anche legale e sociale.
Secondo Howden, le questioni relative a pianificazione, ambiente e nuisance rappresentano complessivamente il 78% dell’aumento dei casi registrato negli ultimi tre anni.
Dei 14 casi registrati nella prima metà del 2026, sette riguardavano lamentele delle comunità per il rumore prodotto da sistemi di raffreddamento, alimentazione elettrica, apparecchiature informatiche o altre infrastrutture.
Howden aveva identificato soltanto due controversie di questo tipo nell’intero periodo compreso tra il 2018 e il 2025. E molti casi sono ancora aperti: dei nove contenziosi sul rumore presenti nel tracker di Howden, al momento della pubblicazione del rapporto soltanto uno risultava risolto, con la chiusura del data center coinvolto.
Il problema nasce anche dalla natura dei campus AI. Una struttura hyperscale può funzionare 24 ore su 24. Ventole, chillers, torri di raffreddamento, trasformatori e generatori di emergenza possono modificare sensibilmente l’ambiente acustico circostante.
Howden identifica anche esposizioni potenzialmente associate a scavi, stoccaggio di carburante, generatori, raffreddamento dei chip, acque reflue, calore ed emissioni atmosferiche. L’acqua sta diventando particolarmente importante. I sistemi di raffreddamento evaporativo possono consumarne quantità significative, mentre l’adozione del liquid cooling per i server AI modifica ulteriormente il rapporto tra infrastrutture informatiche, energia e gestione termica.
Come la guerra riscrive la mappa dei rischi
Ma il cambiamento più radicale evidenziato da Howden riguarda la geopolitica. La società ha confrontato la posizione dei data center con quella delle zone di conflitto attive. Nel 2025, la superficie dei data center situati entro 10-15 chilometri da aree di conflitto era equivalente a circa il 60% di quella complessivamente registrata nei cinque anni precedenti. Era inoltre quattro volte il totale osservato tra il 2015 e il 2019. Questo significa che infrastrutture realizzate in territori relativamente stabili possono trovarsi improvvisamente vicino a un conflitto che successivamente si espande.
Nel 2026 Howden ha identificato gli attacchi contro strutture commerciali negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein come i primi casi noti di targeting deliberato di data center commerciali durante una guerra e riferisce che fino a cinque strutture separate sono state colpite da droni iraniani.
Al 15 settembre, secondo Reuters, Amazon Web Services non era ancora riuscita a ripristinare l’accesso alle proprie infrastrutture in Bahrein e a una delle tre availability zone negli Emirati Arabi Uniti dopo i danni provocati dagli attacchi con missili e droni avvenuti durante il conflitto.
Le conseguenze di una situazione del genere vanno molto oltre la perdita materiale dell’edificio. Un data center colpito può contemporaneamente produrre danni fisici, perdita di apparecchiature, interruzione del servizio, indisponibilità dei dati e danni economici per migliaia di clienti anche rispetto a servizi essenziali, come quelli ospedalieri e finanziari.
Howden osserva che questa convergenza crea difficoltà per clausole di aggregazione e confini tra coperture cyber, property e war. La guerra può essere esclusa dalle polizze tradizionali Esiste inoltre un problema fondamentale. I danni derivanti direttamente da guerra e conflitto armato sono spesso esclusi dalle normali coperture property e cyber. Questo può creare un enorme protection gap. L’assicuratore sostiene quindi che il settore debba sviluppare una valutazione cyber-fisica più rigorosa e coordinare maggiormente il linguaggio delle diverse polizze.
Clima estremo e rischi idrogeologici
La guerra però non rappresenta l’unica minaccia fisica. Howden ha sovrapposto la posizione dei data center statunitensi agli eventi di grandine severa e tornado registrati nell’ultimo decennio. Il risultato mostra una distribuzione sorprendentemente concentrata. Circa il 68% della superficie operativa non è stato interessato dagli eventi analizzati, mentre il restante 32% ha subito esposizione. Ma soltanto 20 località rappresentano l’80% della superficie dei data center colpita da tornado e grandinate severe nell’analisi di Howden. Quelle strutture ad esposizione più elevata genererebbero circa 16 miliardi di dollari di ricavi annuali.
Per decenni la localizzazione dei data center è stata determinata principalmente da fattori come costo dell’elettricità, connettività, disponibilità del terreno, fiscalità e vicinanza agli utenti. Il nuovo scenario aggiunge molte altre variabili. Un investitore deve considerare contemporaneamente rischio climatico, stress idrico, stabilità politica, esposizione militare, disponibilità della rete, opposizione delle comunità, rumore, regolamentazione ambientale e possibilità di assicurare la struttura a condizioni economicamente sostenibili.
Edward Howland Jackson, Chief Commercial Officer di Howden Global Specialty, osserva che il boom dell’AI sta generando enormi investimenti mondiali mentre le esposizioni diventano contemporaneamente più numerose e complesse. La funzione dell’assicurazione, secondo Howden, dovrà quindi comprendere maggiormente dati, consulenza specialistica, identificazione preventiva delle esposizioni e trasferimento del rischio. In altre parole, assicurare un campus AI da miliardi di dollari richiederà sempre più una comprensione integrata dell’intero ecosistema.







Partecipa alla community