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LA RICERCA

Innovazione, corrono gli investimenti. Europa e Cina guidano la carica

Global Innovation 1000 Study di Pwc: campioni di spesa Amazon, poi Alphabet e Volkswagen. Apple in testa come compagnia più innovativa, mentre Netflix entra nella top ten. Zte nella top 100

05 Nov 2018

Antonello Salerno

La Cina e l’Europa corrono nella competizione delle aziende più innovative del pianeta, raddoppiando i propri investimenti in ricerca e sviluppo, dove però a guidare la classifica sono le statunitensi Amazon e Alphabet, la holding che ingloba anche Google, con Volkswagen in terza posizione. La società più innovativa è invece Apple, che soffia la prima posizione ad Alphabet, mentre Netflix entra per la prima volta nella top ten. Per la prima volta in cinque anni, inoltre, le spese più consistenti sono state effettuate per innovare l’industria consumer e non per il settore “Software & internet”. Sono alcuni dei più significativi highlights della quattordicesima edizione dello “Strategy & global innovation 1.000 study” realizzato da Pwc, secondo cui la spesa globale in ricerca e sviluppo ha registrato nel 2018 un +11%, toccando quota 782 miliardi di dollari se si prendono in considerazione gli investimenti stanziati nell’anno dalle mille più importanti compagnie.

Secondo lo studio gli investimenti in innovazione sono sempre più strettamente legati a strategie di crescita a lungo termine, con le spese in R&D che stanno crescendo in media in ogni regione e in ogni verticale. Nello specifico, a spingere di più su ricerca e sviluppo nel 2018 sono state la Cina (+34%) e l’Europa (+14%), mentre il Nord America ha registrato un +7,8%. E il Giappone un +9.3%.

“Lo standard di eccellenza nell’innovazione si sta progressivamente alzando – commenta Barry Jaruzelski, principal in PwC US – man mano che è sempre più alto il livello di competizione sui mercati. Ma nonostante gli alti livelli di investimento, è da sottolineare il fatto che l’innovazione non si può ‘comprare’ semplicemente investendo molto in R&D: è il risultato, piuttosto, di un’attenzione altissima sulla strategia, la cultura, il coinvolgimento del management, l’attenzione agli utenti e un’execution scrupolosa del ciclo dell’innovazione”. Elementi combinando i quali Pwc è arrivata a stilare una classifica parallela, quella delle 88 compagnie mondiali con il più alto livello di innovazione negli ultimi cinque anni. Si tratta di aziende che hanno registrato un andamento più alto di quello della media del loro settore su sette indicatori utilizzati per misurare il successo finanziario, nonostante una spesa in R&D spesso più bassa rispetto alla media del comparto.

Di oltre mille aziende prese in esame per tre quinquenni consecutivi, terminati nel 2007, 2012  e 2017, soltanto due sono sempre rimaste in classifica nell’arco dei 15 anni: Apple e Stanley Black & Decker. “Il loro successo – aggiunge Jaruzelski – conferma che l’elemento più importante è non tanto quanto viene investito, ma il modo in cui le aziende utilizzano gli investimenti e altre risorse, come la qualità dei loro talenti e dei processi decisionali per creare prodotti e servizi che li mettano in collegamento con i bisogni dei loro clienti”.

Per tornare alla classifica “Global Innovation 1.000”, Amazon ha mantenuto la testa per il secondo anno consecutivo., mentre Sanofi e Siemens sono rientrate nella classifica dei 20 top spender globali. Quanto ai settori verticali, l’Healthcare è destinato a diventare, dal 2020, il comparto in cui si spenderà di più in ricerca e sviluppo, mentre a oggi il mondo del “Computing & electronics”, insieme alla salute e all’automotive rappresenta il 60% degli investimenti corporate in R&D su scala globale. Tra i fast mover compare Zte, che fa il suo ingresso nella top 100, mentre il trend generale vede una crescita del numero delle aziende con base in Europa e Cina, e un ridimensionamento di quelle nord americane e giapponesi, rispettivamente con il -5% e il -6%.

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Antonello Salerno

Professionista dal 2000, dopo la laurea in Filologia italiana e il biennio 1998-2000 all'Ifg di Urbino. Ho iniziato a Italia Radio (gruppo Espresso-La Repubblica). Poi a ilNuovo.it, tra i primi quotidiani online nati in Italia, e a seguire da caposervizio in un'agenzia di stampa romana. Dopo 10 anni da ufficio stampa istituzionale sono tornato a scrivere, su CorCom, nel 2013. Mi muovo su tutti i campi dell'economia digitale, con un occhio di riguardo per cybersecurity, copyright-pirateria online e industria 4.0.

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