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Intelligenza artificiale, paradosso Italia: adozione in aumento, innovazione al palo



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Secondo l’indagine “Unlocking Italy’s AI Potential”, commissionata da Aws e condotta da Strand Partners, il 40% delle imprese ha introdotto l’intelligenza artificiale nei workflow, ma solo il 13% di queste ha raggiunto la fase più avanzata di implementazione. Pesano la complessità normativa e l’assenza di competenze, oltre che di risorse dedicate

Pubblicato il 26 mag 2026



AI-intelligenza-artificiale, : infrastrutture pubbliche digitali e intelligenza artificiale
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Il 40% delle imprese italiane ha adottato sistemi di intelligenza artificiale, facendo registrare un incremento del 33% rispetto allo scorso anno. Il trend si conferma per le piccole e medie imprese, rispetto alle quali il tasso di penetrazione della tecnologia è pari al 38%.

Tra coloro che li hanno già messi al servizio dell’organizzazione, gli strumenti di AI hanno portato a un aumento della produttività nel 66% dei casi, mentre nove aziende su dieci si aspettano che la tecnologia acceleri la loro crescita nei prossimi 12 mesi. Inoltre, il 72% delle imprese che utilizzano l’AI afferma che negli ultimi due anni i tempi di innovazione si sono accelerati, una percentuale che sale all’88% tra le startup.

Ma questi sono solo gli aspetti positivi messi in luce dal report “Unlocking Italy’s AI Potential”, commissionato da Aws e condotto dalla società di consulenza indipendente Strand Partners.

AI in Italia: aumenta l’adozione, ma l’innovazione è al palo

Nonostante l’incremento nell’adozione dell’AI, lo studio sottolinea infatti che molte aziende italiane si fermano ancora a un livello iniziale di sviluppo. Quasi sei su dieci, infatti, si concentrano sull’utilizzo di applicazioni AI di base, come chatbot disponibili al pubblico o soluzioni AI pronte all’uso e principalmente orientate all’efficienza operativa.

Il 24% delle aziende ha invece raggiunto un livello intermedio di adozione, integrando l’AI in diverse funzioni aziendali e ottenendo significativi miglioramenti in termini di efficienza e innovazione.

Ma solo il 13% ha raggiunto la fase più avanzata, implementando sistemi che permettono di creare soluzioni personalizzate e utilizzando AI autonoma o agentica: un dato in crescita rispetto all’11% dell’anno precedente, ma ancora distante dalla media europea del 22%.

Questa tendenza si riflette in un calo dei risultati in termini di innovazione. Secondo lo studio, infatti, la percentuale di aziende che adottano l’AI e lanciano nuovi prodotti o servizi basati sull’intelligenza artificiale è scesa dal 40% del 2025 al 34% di quest’anno.

Un altro dato che dovrebbe impensierire è quello relativo alle startup. Il report mostra che, sebbene le startup italiane siano all’avanguardia nell’uso di soluzioni AI di nuova generazione, spesso la loro crescita è ostacolata da fattori che spingono il 34% delle organizzazioni a considerare l’idea di lasciare l’Europa per accelerare il proprio sviluppo. Le ragioni addotte? L’accesso a maggiori finanziamenti (52%), una migliore capacità di espandersi a livello internazionale (48%) e un supporto più forte, come incubatori, acceleratori e partnership (40%).

Cosa frena lo sviluppo dell’AI trasformativa

Il report evidenzia che il nostro Paese si trova ad affrontare diversi ostacoli nell’adozione dell’AI trasformativa. In particolare, a frenare l’innovazione ci sarebbero la complessità normativa, la mancanza di competenze e scarsi fondi destinati alla tecnologia.

Le aziende che operano su più mercati devono innanzitutto districarsi tra regolamenti e processi di conformità complessi, con conseguenti rallentamenti e aumenti di costi. Basti pensare che il 34% della spesa tecnologica delle aziende italiane è destinato alla compliance normativa, con un aumento rispetto al 30% dell’anno scorso. A livello europeo, comunque, la situazione non è molto differente, visto la percentuale raggiunge il 42%.

C’è poi il tema cronico della mancanza di talenti. Il 48% delle aziende italiane segnala la carenza di competenze interne come un freno all’espansione dell’AI, mentre il 43% lamenta una forza lavoro insufficiente nelle capacità digitali. Solo il 18% delle aziende afferma di avere competenze solide in AI, mentre il 52% riconosce la necessità di miglioramenti.

Sul piano delle risorse destinate all’innovazione, infine, il 40% delle aziende italiane dichiara di non avere un budget dedicato all’AI, il che limita la possibilità di espandere le proprie iniziative oltre i progetti pilota. Il 26% delle aziende cita la carenza di risorse finanziarie come un ostacolo, e l’86% prevede che l’AI rappresenterà una quota crescente della spesa IT nei prossimi anni.

Le eccezioni che confermano la regola

Tra le organizzazioni che stanno invece cavalcando la rivoluzione dell’intelligenza artificiale, Aws cita due casi di successo. Il primo è quello di Vection Technologies, società italiana quotata all’Asx che usa l’AI per migliorare la comunicazione con le persone sorde e ipoudenti. Basata su Aws, la soluzione utilizza Lambda, Step Functions, SageMaker, Bedrock e Textract, consentendo una comunicazione bidirezionale senza interpreti umani.

L’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Sardegna (Arpas) sta invece facendo leva sulle soluzioni Aws per modernizzare la gestione dei dati ambientali. Grazie a un data lake basato su Aws, Arpas elabora milioni di dati in tempo reale, monitorando la qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo, per supportare politiche pubbliche, ricerca e trasparenza.

“L’intelligenza artificiale sta diventando un motore fondamentale per la crescita di numerose aziende italiane. Nonostante i progressi, c’è ancora molto da fare per superare ostacoli che rischiano di consolidarsi”, commenta Giulia Gasparini, country leader di Aws in Italia. “Aws è impegnata ad aiutare le aziende e le startup italiane a sfruttare appieno il potenziale dell’AI, supportando la formazione, l’innovazione e la trasformazione digitale. Investire in AI significa non solo migliorare la competitività delle imprese, ma anche contribuire alla crescita dell’intero ecosistema tecnologico del nostro Paese”.

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