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Internet mobile, in Africa 906 milioni di persone “coperte” ma ancora offline


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La GSMA e la Partnership for Digital Access in Africa lanciano una roadmap per portare un miliardo di africani online entro il 2030. Migrazione da 2G e 3G verso 4G e 5G, smartphone accessibili, energia e infrastrutture condivise al centro del piano

Pubblicato il 25 set 2026



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Internet mobile in Africa


Punti chiave

  • La roadmap di GSMA e PDAA mira a portare 1 miliardo di africani connessi entro 2030, colmando il usage gap tra copertura e utilizzo.
  • Serve migrazione da 2G/3G a 4G e 5G, device accessibili, competenze e contenuti locali; oltre 600M connessioni legacy da aggiornare.
  • Proposte: coordinare energia e connettività, usare infrastrutture condivise, finanziamenti basati su risultati e ancore pubbliche (scuole, sanità).
Riassunto generato con AI


La rete c’è, ma per centinaia di milioni di africani questo ancora non basta per entrare nell’economia digitale. Circa 906 milioni di persone, quasi il 60% della popolazione del continente, vivono infatti in aree raggiunte dalla banda larga mobile ma non utilizzano Internet tramite questo genere di collegamento. È su questa distanza tra copertura disponibile e utilizzo effettivo che si concentra la nuova roadmap lanciata dalla GSMA, l’associazione mondiale degli operatori mobili, insieme alla Partnership for Digital Access in Africa (PDAA), con l’obiettivo di arrivare a un miliardo di persone connesse entro il 2030.

Il documento, Advancing Digital Connectivity in Africa: Charting Africa’s Path to 1 Billion Connected People by 2030, è stato presentato a New York in occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. La roadmap, sviluppata da GSMA Intelligence per PDAA, individua le azioni necessarie per trasformare la disponibilità delle infrastrutture in un accesso regolare e concreto ai servizi digitali.

Il punto di partenza è che a fronte dei 906 milioni di persone che rientrano nel cosiddetto usage gap, sono circa 122 milioni, l’8% della popolazione africana, quelle che vivono ancora al di fuori della copertura di una rete mobile broadband. Il divario digitale del continente, dunque, dipende in misura crescente anche dalle condizioni che permettono di utilizzare una rete già disponibile: terminali, costo dei servizi, competenze, energia e servizi digitali utili.

Dalla copertura all’utilizzo effettivo di Internet

La nuova iniziativa si inserisce nel quadro tracciato dallo State of Mobile Internet Connectivity Report 2026 della GSMA, pubblicato a settembre, secondo cui a livello mondiale 3,1 miliardi di persone vivono in aree coperte dalla banda larga mobile senza utilizzare Internet mobile.

Per approfondire le specificità africane, GSMA Intelligence ha analizzato 11 mercati: Repubblica Democratica del Congo, Egitto, Etiopia, Ghana, Kenya, Niger, Nigeria, Ruanda, Senegal, Sudafrica e Uganda. Dall’analisi emerge che dimezzare l’usage gap soltanto in questi Paesi potrebbe portare online circa 245 milioni di persone in più.

La roadmap parte quindi dalla necessità di misurare i progressi con criteri che vadano oltre l’estensione fisica delle infrastrutture. Tra i parametri indicati figurano l’uso attivo di Internet e l’accesso attraverso il digitale a servizi pubblici, istruzione, sanità e strumenti finanziari, insieme agli effetti sulla produttività.

Oltre 600 milioni di connessioni da traghettare verso 4G e 5G

Uno dei passaggi centrali riguarda l’evoluzione delle reti e dei dispositivi. Più di 600 milioni di connessioni mobili legacy dovrebbero essere accompagnate dalla tecnologia 2G e 3G verso un utilizzo basato sugli smartphone e sulle reti 4G e 5G.

La migrazione tecnologica, secondo la roadmap, deve procedere insieme alla disponibilità di smartphone di qualità a prezzi accessibili. Il costo del terminale continua infatti a rappresentare uno degli ostacoli alla diffusione di Internet mobile, soprattutto nei mercati con livelli di reddito più bassi.

A questo si aggiungono le competenze digitali, la sicurezza dei servizi, la fiducia degli utenti e la disponibilità di contenuti locali e applicazioni capaci di offrire un’utilità concreta. Il documento richiama inoltre il ruolo delle infrastrutture pubbliche digitali e di politiche in grado di favorire contemporaneamente investimenti e inclusione.

Energia e connettività devono procedere insieme

La seconda direttrice riguarda un fattore che incide direttamente sulla sostenibilità economica delle reti: la disponibilità di energia elettrica affidabile. La GSMA e PDAA propongono di coordinare maggiormente gli investimenti in elettrificazione e quelli destinati alla connettività.

Una fornitura elettrica stabile condiziona infatti sia il funzionamento delle infrastrutture di telecomunicazione sia la possibilità per gli utenti di utilizzare e ricaricare i dispositivi. L’energia entra così nella roadmap come una componente della stessa strategia di connettività, soprattutto nelle aree dove le carenze della rete elettrica rendono più oneroso portare e mantenere in funzione le infrastrutture mobili.

Il quadro cambia inoltre sensibilmente da Paese a Paese. In alcuni mercati resta prioritario estendere la copertura nelle aree rurali e migliorare l’accesso all’elettricità; in altri pesano maggiormente il prezzo degli smartphone, le competenze digitali, la sicurezza online o la scarsità di servizi capaci di incentivare l’utilizzo della rete.

Infrastrutture condivise per raggiungere le aree rurali

Il terzo fronte riguarda i costi necessari per raggiungere le comunità rurali e le aree ancora scarsamente servite. La roadmap punta sull’utilizzo di infrastrutture condivise, sull’adozione di tecnologie innovative e su meccanismi di finanziamento pubblico legati ai risultati ottenuti.

Un ruolo può essere svolto anche dalla cosiddetta domanda di ancoraggio generata da scuole, strutture sanitarie e altre istituzioni pubbliche. La presenza di questi soggetti può contribuire a rendere economicamente più sostenibile la realizzazione di infrastrutture in territori dove la sola domanda commerciale potrebbe non essere sufficiente a giustificare gli investimenti.

L’impostazione proposta punta quindi a coordinare reti, energia, dispositivi, competenze e servizi digitali, superando interventi sviluppati separatamente. PDAA dovrebbe operare come piattaforma di raccordo tra settore pubblico e privato, con l’obiettivo di allineare i programmi di investimento, limitare le duplicazioni e condividere parte dei rischi.

Sirleaf: “L’obiettivo è ambizioso, ma raggiungibile”

“L’obiettivo è ambizioso, ma è raggiungibile – sottolinea Ellen Johnson Sirleaf, co-presidente di PDAA, già presidente della Liberia e premio Nobel per la Pace – Se mettiamo insieme connettività, elettrificazione, dispositivi accessibili e competenze digitali – e se affianchiamo ai numerosi programmi promettenti dell’Africa la forza di un’autentica partnership pubblico-privato – possiamo garantire che la trasformazione digitale del continente non lasci indietro nessuna comunità”.

Per John Giusti, Chief Regulatory Officer della GSMA e presidente della GSMA Foundation, la base infrastrutturale già realizzata consente ora di concentrare gli sforzi sull’utilizzo delle reti: “L’Africa ha già costruito gran parte delle fondamenta di rete per il proprio futuro digitale -afferma – Il compito urgente ora è colmare il divario di utilizzo rendendo smartphone e servizi accessibili, fornendo alle persone competenze pratiche, costruendo fiducia e assicurando che la connettività produca un valore visibile nella vita quotidiana”.

“Questa roadmap mostra come governi, industria e partner per lo sviluppo possano allineare investimenti e responsabilità attorno ai risultati che contano. Raggiungere un miliardo di africani connessi in modo significativo richiederà un’azione coordinata su infrastrutture, energia, dispositivi, competenze e servizi digitali”, aggiunge Giusti.

Sulla stessa linea Ibrahima Guimba-Saïdou, ceo della Partnership for Digital Access in Africa: “L’Africa non può costruire il proprio futuro digitale sulla sola connettività. Una rete può raggiungere una comunità, ma una partecipazione significativa dipende dalle condizioni che la circondano: energia affidabile, dispositivi accessibili, competenze digitali e servizi che le persone abbiano un motivo per utilizzare. Questa roadmap ci offre un quadro pratico per riunire queste condizioni e trasformare l’accesso in opportunità su larga scala”.

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