LA RISTRUTTURAZIONE

La crisi dei Pc si abbatte su Hp: via 9.000 lavoratori

Con il taglio previsti risparmi per 1 miliardo di dollari al 2022. Avanti tutta sul business digital. Aumentato il dividendo e varato un nuovo buyback di azioni per restituire valore agli investitori

Pubblicato il 04 Ott 2019

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La crisi dei Pc si abbatte su Hp: via 9.000 lavoratori

Hp manderà a casa tra 7.000 e 9.000 dipendenti, circa il 16% della sua forza lavoro globale, in un maxi-piano di ristrutturazione con cui il colosso americano dei personal computer e delle stampanti mira a ridurre i costi e rilanciare l’attività. Durante il 2019 Securities analyst meeting (“Sam”), l’azienda di Palo Alto ha fornito tutti i dettagli della strategia al 2020 e quali ritiene siano le sue opportunità di crescita nel lungo periodo. La drastica riduzione della forza lavoro (che attualmente ammonta a 55.000 persone in tutto il mondo), che verrà effettuata tramite licenziamenti e pre-pensionamenti, costerà 1 miliardo di dollari, di cui 100 milioni saranno contabilizzati nel quarto trimestre e 500 milioni nel corso de 2020, ma permetterà di raggiungere un tasso di risparmio annuale lordo di circa 1 miliardo di dollari entro la fine dell’anno fiscale 2022. 

Verso un business più digitale

“Stiamo prendendo misure decise e coraggiose per aprire un nuovo capitolo”, ha dichiarato Enrique Lores, presidente e Ceo entrante di Hp (succederà dal 1 novembre a Dion Weisler, che ha annunciato ad agosto l’uscita dall’azienda per motivi familiari). Lores ha detto che “Vediamo opportunità significative per creare valore per gli azionisti” e che l’obiettivo sarà raggiunto unendo leadership, innovazione sul mercato e profonde modifiche nel modo in cui Hp lavora. “Diventeremo un’azienda ancora più centrata sul cliente e sulle tecnologie digitali, leader grazie all’innovazione e capace di eseguire in modo mirato le strategie”.

Più valore agli azionisti

Hp si aspetta di generare flusso di cassa libero di almeno 3 miliardi di dollari nell’anno fiscale 2020 e di restituire almeno il 75% agli azionisti grazie a un aumento del 10% del dividendo trimestrale e programmi di riacaquisto di azioni proprie. Il cda ha approvato il 30 settembre un nuovo piano di share buyback da 5 miliardi do dollari.

L’azienda si aspetta ancora Eps adjusted tra 2,22 e 2,32 dollari per azione nel 2020, mentre per l’anno fiscal in corso l’earning per share sarà compreso tra 2,18 e 2,22. Reuters rileva che nel 2019 il titolo di Hp ha perso circa il 10% del valore.

Terzo trimestre piatto

Nel terzo quarter (fiscale) il fatturato di Hp è sostanzialmente stabile a 14,6 miliardi di dollari (+0,1%), ma sotto le attese degli analisti. È cresciuto il margine rettificato per azione, pari a 58 centesimi, sopra i 55 centesimi previsti.

Il gruppo aveva già intrapreso una revisione della struttura organizzativa: dal 1 novembre abbandonerà la divisione in aree geografiche (Americhe, Emea e Asia-Pacifico Giappone) e adotterà un’unica organizzazione commerciale con dieci suddisivisioni interni per i diversi mercati. Ogni suddivisione sarà guidata da un managing director che riporta al Chief commercial officer Christoph Schell (il primo nella storia di Hp), per avere un approccio più omogeneo e coerente su scala globale e migliorare la vendita delle proprie soluzioni.

L’attuale Hp Inc. è il risultato della divisione della vecchia Hewlett Packard in due aziende, la Hp che si occupa di Pc e stampanti, e la Hewlett Packard Enterprise (server, storage, networking), rivolta al mercato corporate. Il nuovo ceo Lores, di nascita spagnolo e in Hp da 30 anni, dove ha coperto posizioni manageriali nel ramo “Print, Personal Systems and Services”, è stato uno degli artefici di quella operazione.

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