Nsn, fumata nera: in 154 verso il licenziamento

Nulla di fatto all’incontro di oggi tra azienda e sindacati al ministero del Lavoro, l’ultimo per arrivare a una soluzione. Ma non è detta l’ultima parola. I sindacati: “Speriamo in un accordo in extremis”. 120 giorni per l’invio delle lettere

Pubblicato il 30 Set 2014

Antonello Salerno

nsn-140917172321

Si è chiusa con la firma del “non accordo” la trattativa tra sindacati e Nokia Solutions and Networks, di cui l’ultima riunione si è tenuta questa mattina al ministero del Lavoro. In ballo c’era la mobilità per 154 dipendenti dell’azienda, che da domani potrebbero vedersi recapitare le lettere di licenziamento.

Dopo l’extra time deciso il 24 settembre, quando le parti si erano accordate per concedersi un’ulteriore settimana di tempo dopo la scadenza dei termini della procedura, che pure aveva ingenerato qualche speranza per una soluzione positiva per i lavoratori coinvolti, la riunione di oggi non è servita a un avvicinamento che consentisse di trovare una soluzione.

Dal canto suo l’azienda, sottolinea come l’incontro fosse convocato sugli “esuberi residuali dal piano di ristrutturazione annunciato nel maggio del 2012”, aggiunge che durante la trattativa “l’azienda si è dichiarata disponibile a ridurre del 25% l’impatto della ristrutturazione residuale, diminuendolo a 113 unità”.

Una disponibilità che però, non offrendo una soluzione complessiva per la vertenza, non ha trovato la disponibilità dei sindacati.

“Da questo momento dovremo procedere nella direzione della mobilitazione e del buon senso – afferma Luca Maria Colonna, segretario nazionale della Uilm – mobilitazione per i lavoratori e buon senso da parte dell’azienda”.

“Nsn si è presentata senza avere la disponibilità a trattare né sull’incentivazione né per recuperare attività in Italia, senza cioè modificare in nulla la sua impostazione originaria – afferma Andrea Bellisai, coordinatore nazionale Nsn per Fim Cisl – Anche la disponibilità a ridurre gli esuberi non era circostanziata dai fatti, e in mancanza dell’indicazione di un percorso concreto e complessivo è irricevibile. Si è addirittura fatto un passo indietro rispetto alla riunione precedente, perché ci hanno detto di non avere la disponibilità economica per incentivare i lavoratori che volevano uscire. Noi come sindacato li abbiamo invitati a farsi dare qualche mandato: ora Nsn avrà 120 giorni di tempo per poter operare sui licenziamenti, ma in teoria tutto potrebbe essere ancora possibile, purché quelle lettere non partano. Domani mattina abbiamo l’assemblea con i lavoratori a Milano, riporteremo l’esito negativo dell’incontro, e nel momento in cui dovessero partire i primi licenziamenti le proteste saranno forti”.

“E’ un momento di grande tristezza, per due motivi – afferma Roberto Zanotto, coordinatore della vertenza Nsn per Fiom – In primo luogo per la mortificazione di questo gruppo dirigente, che ha dimostrato di non avere mandato, autonomia, spazio per fare nulla. Perché i finlandesi non glielo danno, ma anche perché non se lo prendono. L’altro motivo – continua – è legato al fatto che questa storia non segna soltanto i problemi per 154 persone, ma per quello che resta di Nokia Italia. Le attività che rimangono in Italia sono estremamente fragili, e non ci sono garanzie per il futuro. Anche la disponibilità dell’azienda a ridurre l’impatto della ristrutturazione è stata molto teorica, piena di condizionali, senza che ci fosse nulla nero su bianco. In ogni caso – conclude Zanotto – se Nsn dovesse ritenere di avere mandato per trovare una soluzione noi siamo disponibili, purchè non inizino i licenziamenti. Ma se partirà la prima lettera faremo scelte estreme”.

Tra le proposte sul tavolo, sulle quali non si è arrivati a un’intesa, e di cui al ministero del Lavoro si era discusso già il 18 settembre, c’erano in particolare due questioni: un incentivo alle persone che decidessero volontariamente di lasciare il posto di lavoro, partendo dalla base delle 42 mensilità, rispetto al quale si era parlato dell’eventualità che un centinaio di lavoratori potessero essere disponibili ad accettare l’offerta, e la possibilità di estendere ancora per un anno la Cigs, purché effettuata a rotazione.

Terminata la fase di mediazione obbligatoria, i sindacati sperano ancora che si possa arrivare a una soluzione in extremis, con una coda della trattativa che possa portare a un finale di partita meno doloroso per i lavoratori coinvolti. Un eventuale sviluppo che dovrà essere verificato nei prossimi giorni, se sarà tenuta in considerazione la “moral suasion” del ministero.

Valuta la qualità di questo articolo

La tua opinione è importante per noi!

LinkedIn

Twitter

Whatsapp

Facebook

Link