Csi Piemonte ha presentato il primo Decalogo per la sovranità digitale, dieci principi operativi pensati per aiutare le pubbliche amministrazioni (ma anche i loro partner) a governare consapevolmente infrastrutture, dati e tecnologie strategiche. Il documento rappresenta una guida pratica per orientare le scelte digitali nel segno dell’autonomia, della sicurezza e del bene comune, in coerenza con le sfide europee e il ruolo del settore pubblico.
Per Pietro Pacini, Direttore generale Csi Piemonte, “Il tema della sovranità digitale è oggi al centro del dibattito pubblico, nazionale ed europeo. Non si tratta più solo di una questione tecnologica, ma di come le istituzioni governano dati, infrastrutture, servizi digitali e decisioni”.
II decalogo è stato presentato in occasione dell’evento “Sovranità digitale: governare dati, infrastrutture e innovazione”, promosso da Csi Piemonte presso l’Auditorium Csi Next.
Indice degli argomenti
Csi Piemonte e il Decalogo per la sovranità digitale
Il Decalogo nasce dall’esperienza di Csi Piemonte maturata sul campo nella progettazione e gestione di sistemi digitali complessi e non propone modelli teorici, ma principi pratici per governare infrastrutture e dati, favorire l’adozione di standard aperti e open source, ridurre le dipendenze tecnologiche, garantire l’interoperabilità delle soluzioni, promuovere la condivisione tra amministrazioni e assicurare un utilizzo responsabile dell’intelligenza artificiale.
Ampio spazio è dedicato allo sviluppo delle competenze interne alla pubblica amministrazione, alla resilienza e continuità operativa dei sistemi e alla sostenibilità delle scelte tecnologiche, in coerenza con i principi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.
Linee guida anche per i partner della PA
Il Decalogo richiama, inoltre, l’attenzione sull’interesse pubblico e il bene comune come principio guida di valutazione delle decisioni tecnologiche, invitando a considerare l’impatto delle soluzioni sui servizi e sui cittadini lungo l’intero ciclo di vita dei sistemi digitali, dalla progettazione alla gestione nel tempo.
Il documento si rivolge principalmente alle pubbliche amministrazioni, ma anche a università, centri di ricerca, imprese e soggetti che collaborano con il settore pubblico, con l’obiettivo di favorire un ecosistema digitale più autonomo, resiliente e collaborativo.
Il contesto: la dipendenza strutturale della PA
“La dipendenza tecnologica dell’Europa è una realtà tangibile e misurabile. I dati sanitari dei cittadini europei, per esempio, transitano su cloud soggetti a normative extra Ue. I modelli di intelligenza artificiale che supportano le decisioni pubbliche vengono addestrati su infrastrutture non direttamente gestite dalla pubblica amministrazione (PA). Le amministrazioni pubbliche, inoltre, stipulano contratti con fornitori che nel tempo rischiano di diventare insostituibili, non per la loro superiorità, ma per la mancanza di alternative generando lock-in tecnologico. Questa dipendenza strutturale riduce la capacità di decidere autonomamente nell’interesse dei propri cittadini”, si legge nell’introduzione del Decalogo.
“Il presente Decalogo per la Sovranità Digitale nasce in questo contesto, non come esercizio teorico o manifesto ideologico, ma come strumento pratico e operativo per chi, nelle pubbliche amministrazioni, nelle istituzioni, nelle imprese e nella società civile ha la responsabilità e la volontà di invertire questa tendenza”, prosegue il documento. “Non si chiede l’isolamento dal mercato globale né il rifiuto delle tecnologie più avanzate, ma l’applicazione di principi: che ogni scelta tecnologica sia valutata in base all’interesse collettivo, che ogni sistema sia progettato per rimanere sotto controllo e che ogni dipendenza sia governata e ridotta nel tempo con metodo e determinazione”.
In coerenza con questo approccio, i dieci principi non costituiscono semplici slogan, ma indicazioni operative di rilevanza strategica. Essi trattano la progettazione di architetture modulari per l’implementazione dell’intelligenza artificiale mantenendo il controllo sui dati, l’aggregazione delle risorse per progetti open source, la formazione di personale pubblico affinché sia dotato delle competenze necessarie per una governance efficace dei sistemi e, non ultimo, la federazione di infrastrutture cloud tra diverse amministrazioni, per ottimizzare le risorse senza incrementare le dipendenze. In questo quadro, viene posta particolare attenzione alla sostenibilità economica ed ecologica delle scelte tecnologiche.
La sovranità come questione di governance
“Con questo Decalogo abbiamo voluto chiarire cosa significa, in termini operativi, parlare di sovranità digitale: non un principio astratto, ma un insieme di scelte concrete che riguardano l’uso dei dati, la riduzione delle dipendenze tecnologiche, la sicurezza e la continuità dei servizi”, è il commento di Pacini.
Prosegue il direttore generale: “Con questa iniziativa, il Csi Piemonte conferma il proprio ruolo di partner tecnologico del sistema pubblico, mettendo a disposizione il primo Decalogo per la sovranità digitale come strumento concreto per accompagnare le amministrazioni in scelte tecnologiche consapevoli e sostenibili”.
Il decalogo punto per punto
Questi, in breve, i dieci punti del Decalogo per la sovranità digitale proposto da Csi Piemonte.
Governa l’impianto applicativo e tecnologico: La gestione diretta di infrastrutture, piattaforme, applicazioni e dati su cui si fondano i servizi digitali è una condizione essenziale.
Punta su standard aperti: Standard aperti e software open source sono una condizione essenziale per ridurre le dipendenze tecnologiche e rafforzare il controllo pubblico.
Riduci l’esposizione dei dati a normative e accessi di paesi terzi: La cifratura è necessaria ma non sufficiente: riservatezza e disponibilità dei dati devono coesistere per garantire sovranità nel tempo.
Aumenta l’indipendenza tecnologica: Modularità e interoperabilità evitano dipendenze irreversibili e preservano la libertà di scelta.
Promuovi una AI responsabile: Le soluzioni di AI nella PA devono essere progettate in modo trasparente e controllabile.
Investi in formazione: È fondamentale poter disporre di personale interno con competenze tecniche su cybersecurity, AI e cloud sempre aggiornate.
Garantisci disponibilità, resilienza e continuità operativa: Ridondanza, distribuzione e controllo delle infrastrutture e dei servizi permettono di assicurare prestazioni stabili e resilienza anche in condizioni critiche.
Governa l’uso dei dati della pubblica amministrazione: Conoscere e classificare i propri asset digitali è una condizione essenziale per un uso corretto dei dati.
Punta alla massima condivisione: Condividere competenze, riusare software e mettere in rete le esperienze evita duplicazioni e moltiplica il valore degli investimenti pubblici. La collaborazione, fondata su standard comuni, altruismo dei dati e cloud federato, trasforma risultati locali in un ecosistema pubblico, interoperabile e sovrano.
Orienta ogni decisione tecnologica a vantaggio del bene comune: Le scelte tecnologiche della pubblica amministrazione devono essere orientate al bene collettivo, alla tutela dei diritti dei cittadini e alla sostenibilità nel tempo.







