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IL CASO

Qualcomm, il processo sui chip entra nel vivo: in ballo 27 miliardi di dollari

È iniziato a San Diego, in California, il procedimento in aula per la causa intentata al chipmaker. Apple la grande accusatrice. Nel mirino il modello delle licenze

16 Apr 2019

Antonio Dini

È iniziato a San Diego, in California, il procedimento in aula per la causa intentata da Apple a Qualcomm. In palio, oltre ai 27 miliardi di dollari di danni chiesti dalla casa di Cupertino, c’è di più: il modello di business di Qualcomm. Apple (e varie altre aziende coinvolte al suo fianco) sfidano infatti il fornitore di chip per la mobilità davanti a una corte e giuria per dimostrare che l’azienda di San Diego ha continuato a seguire delle pratiche illegali di licenza dei suoi brevetti. Qualcomm risponde sostenendo che Apple ha costretto molti dei suoi partner e fornitori, a loro volta clienti di Qualcomm, a smettere di pagare le royalties, e chiede di avere 15 miliardi di dollari di danni per questo.

Si annuncia come la causa del secolo perché, a prescindere da come si concluderà, scriverà una pagina importante nella storia della proprietà intellettuale e degli accordi di licenza. In pratica, Qualcomm sostiene che il frutto di miliardi di dollari di investimenti in ricerca e sviluppo richiede di avere un trattamento adeguato con il pagamento di royalties oltre a un costo-per-componente installata negli apparecchi dei clienti. Apple e le altre aziende sostengono che Qualcomm sia meno innovativa di quanto sembra e che il prezzo dei chip comprati in stock sia un pagamento più che equo.

Presentata da Apple all’inizio del 2017, la causa davanti al tribunale federale è basata nello specifico sui chip modem che permettono a dispositivi come l’iPhone o l’Apple Watch di collegarsi alle reti wireless. Qualcomm ha passato gli ultimi due anni in una serie interminabile di schermaglie legali con Apple, fatte di una lunga serie di pressioni che hanno ottenuto in alcuni casi dei divieti di vendita di alcuni modelli di iPhone in alcuni paesi con l’accusa di aver violato i suoi brevetti (in quanto Apple ha smesso pagare le royalties).

Il processo davanti al giudice Gonzalo Curiel si svolgerà a San Diego, sede del quartier generale dell’azienda che è anche il primo fornitore di lavoro dell’area, dove per decenni la squadra della National Football League della città ha giocato nel Qualcomm Stadium e quasi tutti i distretti commerciali ospitano il logo dell’azienda mobile chip.

Per Apple, l’obiettivo è la libertà di determinare il proprio percorso tecnologico per i suoi prodotti acquistando chip senza dover pagare quella che definisce una “tassa” sulle sue innovazioni sotto forma di diritti di licenza, oltre al prezzo dei chip installati sui suoi dispositivi. Per Qualcomm il processo, insieme ad accuse simili da parte dei regolatori del mercato Usa in un’audizione di gennaio, determinerà il destino della sua traiettoria unica nella vendita di chip e dei diritti di licenza di oltre 130.000 brevetti.

La risposta della giuria e del giudice segnerà la storia. Le licenze generano la maggior parte dei profitti di Qualcomm. Il modello di business ha trasformato Qualcomm dall’essere in pratica un centro di ricerca e sviluppo a contratto, fondato nel 1985, sino a diventare una potenza globale per la produzione di chip, importante anche per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Tanto che il presidente Donald Trump l’anno scorso è intervenuto personalmente per impedire un’acquisizione ostile dell’azienda.

«Questo – ha detto Gaston Kroub, avvocato specializzato in brevetti, in una intervista a Reuters – è il giorno che Qualcomm ha avuto la fortuna di evitare per molti anni. con Apple, Qualcomm ha finalmente incontrato un potenziale licenziatario che ha le risorse e la volontà di mettere alla prova il modello di business e le pratiche di licenza di Qualcomm». Qualcomm richiede ai produttori di dispositivi di firmare una licenza per la sua proprietà intellettuale prima di fornire i chip, che considera una misura di buon senso per assicurarsi che non faccia affari con le aziende che violano i suoi brevetti. Ma Apple e altri produttori di dispositivi in tutto il mondo hanno definito la politica “nessuna licenza, nessun chip” scorretta: addebitando la stessa proprietà intellettuale una volta durante le discussioni sulle licenze, e poi di nuovo nel prezzo del chip in cui sono incorporati i brevetti.

Apple e gli alleati chiedono la fine di questa pratica e un rimborso di circa 9 miliardi di dollari – una somma che potrebbe essere triplicata se la giuria si muoverà a favore di Apple e individuerà anche delle ragioni connesse con le pratiche di concorrenza sleale di cui si occupa l’antitrust. E poi c’è Foxconn, che ha pagato la licenza e che è stata poi rimborsata da Apple. La casa di Cupertino sostiene che le pratiche hanno tenuto lontano dal mercato in maniera scorretta i rivali come Intel per anni.

Qualcomm sostiene che ha lavorato con successo con le fabbriche dei fornitori di Apple per anni prima che Apple introducesse il suo iPhone. Ma Apple ha usato il suo peso nel settore per convincere quelle fabbriche a rompere i loro contratti di vecchia data con Qualcomm, privandolo di almeno 7 miliardi di royalties che le erano dovute, sostiene il fornitore di chip. Il fornitore di chip sostiene inoltre che le sue pratiche di licenza sono state coerenti per decenni e sono state messe sotto accusa solo quando Apple, nota nel settore dell’elettronica per aver spinto i fornitori a contenere i costi, le ha contestate. Una vittoria garantirebbe a Qualcomm lo stato di principale fornitore di tecnologia per il 5G, la prossima generazione di reti di dati mobili in arrivo quest’anno.

«Non dico – dice Stacy Rasgon, analista azionario che segue Qualcomm – che una vittoria di Qualcomm non farebbe male ad Apple, ma se si tratta di soldi, Apple ha un sacco di soldi. Invece, per Qualcomm, questo è un attacco esistenziale al loro modello di business».

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