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TECNOLOGIE

Rivoluzione Blockchain, nel 2027 genererà il 10% del Pil

La previsione contenuta in un report della Casaleggio Associati: nel 2021 mercato a quota 2,3 miliardi di dollari. Sprint da servizi finance e manifatturiero. Venture capitalist big spender

13 Nov 2018

F. Me

Boom della blockchain che sta per rivoluzionare l’economia. Secondo uno studio della Casaleggio Associati il mercato globale della Blockchain ha raggiunto quota 339,5 milioni di dollari nel 2017 e si prevede che per il 2021 raggiungerà quota 2,3 miliardi. Entro il 2027, il 10% del Pil mondiale sarà generato da prodotti e servizi erogati con questa tecnologia, soprattutto nel settore finanziario e manifatturiero, con un aumento in quello pubblico, delle comunicazioni e della sanità. “La rivoluzione ha avuto inizio e le aziende che oggi riescono a cavalcare questa tecnologia daranno vita a nuovi modelli di business guadagnandosi un ruolo primario e grandi opportunità “, ha spiegato il presidente Davide Casaleggio.

Nei primi sei mesi del 2018 i venture capital hanno investito 1,3 miliardi di dollari in startup legate alla blockchain, superando l’intera somma dell’anno precedente (900 milioni di dollari). A questo si aggiunge la stima relativa alle offerte iniziali di valuta, che nel primo trimestre dell’anno in corso hanno raggiunto i 3,3 miliardi di dollari di finanziamento. In Italia quattro startup nel primo semestre 2018 hanno raccolto 70 milioni su blockchain tramite Initial Coin Offering, mezzi ancora non regolamentati di crowdfunding nel settore finanziario.

“Questa cifra supera quella investita dall’intero sistema di venture capital italiano dello stesso periodo”, fa notare la ricerca. Si tratta di Eidoo, Aidcoin, Xriba e Friendz, una piattaforma che consente di essere remunerati dai grandi brand per l’uso dei social network. I vantaggi per le imprese che decideranno di investire nella blockchain, secondo lo studio, sono diversi: risparmio dei costi, tracciabilità, trasparenza, incremento di ricavi, riduzione dei rischi, creazione di nuove opportunità di business e la possibilità di essere più focalizzati sul cliente. Le banche sono tra le società che potrebbero più beneficiare del taglio dei costi: un’analisi condotta sul settore stima una riduzione del 30% dei costi infrastrutturali, con un risparmio fino a 12 miliardi di dollari all’anno.

E proprio sulla blockchain monta la polemica che ha investito Davide Casaleggio. Secondo indiscrezionidi stampa i 45 milioni previsti dalla manovra 2018 per lo svoluppo della blockchain altro non sarebbero che risorse destinate al business della Casaleggio Associati. “Come Casaleggio Associati sicuramente non useremo quei 45 milioni di euro – dice però Davide Casaleggio – Non so neanche come è definito questo bando perché non è ancora stato dettagliato a quanto mi risulta”.

E spiega: “Noi non ci stiamo focalizzando sulla costruzione di sistemi di Blockchain ma come sempre nei nostri convegni raccontiamo come singole tecnologie possano cambiare completamente il business dell’azienda in Italia”. Quanto allo stanziamento di fondi previsto in Finanziaria, il figlio del fondatore dei 5 Stelle, si augura che “ce ne siamo molti altri, che ci siano molti incentivi per la quarta rivoluzione industriale che deve partire anche dall’Italia. Se non parte dal nostro Paese la subiremo, come avvenuto in parte nel settore dell’e-commerce nel quale abbiamo subito investimenti fatti all’estero”.

Le parole di Casaleggio non convincono il Pd che chiede i nomi dei clienti della società di consulenza. “Le cronache oggi raccontano del Fondo Blockchain e Internet of things istituito dall’art. 19 della legge di bilancio – evidenzia il deputato Carmelo Miceli – Quarantacinque milioni di euro nei prossimi tre anni. Denari gestiti dal Mise di Di Maio. Se e’ vero com’e’ vero che questo settore innovativo da tempo riscuote l’attenzione di Davide Casaleggio, che ne sta facendo un suo cavallo di battaglia, anche aziendale, è più che mai necessario conoscere, fin da subito, chi si sta avvalendo delle ‘competenze’ della Casaleggio Associati per meglio piazzarsi ai nastri di partenza in vista dell’assegnazione di questi fondi”.

“Lo sostengo da tempo: il M5s al governo porta con se un conflitto di interessi potenziale che in confronto quello di Silvio Berlusconi è una barzelletta – prosegue Miceli – In una democrazia seria e matura non potrebbe essere tollerato che un soggetto sia contemporaneamente al vertice di un’azienda privata, della quale si disconoscono i clienti, e ‘dominus’ di fatto di un movimento politico che esprime parlamentari e ministri. Fuori i nomi dei clienti della Casaleggio Associati”

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