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LA RICERCA

Sda Bocconi: Digital Transformation “bestia nera” delle Pmi italiane

Secondo una ricerca della Sda Bocconi le imprese sono poco preparate a gestire il cambiamento: meno del 50% può vantare un elevato tasso di adozione di tecnologie e servizi digitali. Mobile, Analytics e Big Data le chiavi di volta

12 Gen 2015

F.Me.

Pmi italiane sono in ritardo sulla Digital Transformation. A dirlo una ricerca condotta dalla Sda Bocconi su un campione significativo di 487 imprese, in maggioranza di piccole dimensioni (68%) e del settore manifatturiero (59%): questa aziende hanno forti aspettative sulla possibilità di trasformare il business grazie alle tecnologie e ai servizi digitali, ma non assumono in prima persona le redini del cambiamento. Di conseguenza, la percezione del valore potenziale della tecnologia è spesso superiore all’effettiva adozione delle soluzioni e le imprese si trovano “a metà del guado”: consapevoli dei benefici della sfida digitale, ma poco preparate a gestire il cambiamento culturale e organizzativo necessario per vincerla.

La “digital transformation” è intesa come un processo di cambiamento incrementale, gestito e promosso dalla direzione aziendale, determinato dall’impiego di nuove tecnologie (mobile, Big Data, cloud) e dallo sviluppo di digital capability (data governance, integrazione dei sistemi, continuità dei servizi) che riguarda i principali fattori di business, ad esempio i processi operativi dell’azienda.

La ricerca, guidata da Paolo Pasini, direttore dell’Unit Sistemi Informativi e da Angela Perego, ha adottato un modello originale di calcolo per arrivare a un “DT Index”: una fotografia del processo di cambiamento che sta avvenendo, con modi e tempi molto diversi, nelle piccole e medie imprese italiane. Il suo valore riassuntivo è 61,2/100, ma lo stato di avanzamento delle tre componenti è molto diverso: c’è più consapevolezza dei potenziali benefici che effettiva adozione delle tecnologie e dei servizi.

Entrando nel dettaglio della ricerca sulle Pmi, emerge che il settore dei beni di largo consumo (Consumer Packaged Goods) è il più maturo sul fronte della trasformazione digitale e fa storia a sé anche dal punto di vista dell’analisi. Le Pubbliche amministrazioni centrali e locali sono invece le meno avanzate.

Per il resto, è possibile riassumere il mercato in tre cluster: settori avanzati con alto valore percepito, elevata adozione e readiness organizzativa medio-alta (automotive, informatica e tlc, petrolchimico); settori medio-alti per valore percepito, ma medi per adozione e readiness (banche, retail, energia e utility, trasporti); settori medio-bassi per adozione e readiness, nonostante il medio-alto valore percepito (media, consumer electronics, Pubblica amministrazione e sanità.)

Allo stato attuale, meno del 50% delle Pmi italiane coinvolte nella ricerca dichiara un elevato stato di adozione delle tecnologie e dei servizi digitali. Le soluzioni tecnologiche più diffuse sono gli strumenti tradizionali di security e business intelligence, quelle meno diffuse il cloud, il web conferencing e il content sharing.

Anche sul fronte delle scelte IT per il futuro, la security figura al primo posto nelle risposte: il 70% prevede un’elevata diffusione, ma l’attenzione si sposterà sulla difesa degli ambienti social e collaborativi. Il 60% prevede un incremento per business intelligence e analytics, con focus sulle soluzioni per analizzare dati e business in tempo reale.

Stessa percentuale per il mobile (in particolare, le tecnologie a supporto della logistica e dei trasporti) e per le applicazioni di messaging rivolte a clienti diretti o indiretti dell’azienda.

La business intelligence e le analytics, il mobile, la gestione multicanale, i software per la collaborazione sono tutti strumenti per raggiungere i livelli di eccellenza richiesti dal mercato, con il duplice obiettivo di contenere i costi e gestire al meglio l’esperienza del cliente: le priorità di investimento in tecnologie devono tener conto dei loro obiettivi finali. È indispensabile partire da un’ampia valutazione (assessment) dei punti di forza e di debolezza dell’impresa e solo il top management o un comitato direttivo (e un’accurata scelta dei partner) possono fare.

La mancata propensione degli amministratori delegati e direttori generali delle Pmi a prendere per mano la “trasformazione digitale” contrasta quindi con le best practice del mercato, che indicano alcune scelte decisive per abilitare la tecnologia come fattore di business: una road map chiara e la nomina di un eLeader tra i top manager, che assuma il compito di guidare il cambiamento digitale dell’intera impresa.

Ne consegue, spiegano gli esperti Sda Bocconi, la necessità di sensibilizzare i vertici delle PMI italiane a un cambiamento culturale, spingendo verso la creazione di business case solidi per dimostrare in termini di performance aziendali i vantaggi delle tecnologie digitali. Per generare valore, in pratica, bisogna preparare il terreno organizzativo.

Nelle Pmi italiane, i Sistemi Informativi e il Marketing sono le funzioni aziendali più ottimiste sulle potenzialità del cambiamento digitale. Le risposte fornite da imprenditori e business manager delle piccole e medie imprese costituiscono, invece, un campanello d’allarme e un invito alla funzione IT a “cambiar pelle” senza perdere la propria identità.

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