Sharing economy, disco verde dell’Antitrust alle nuove regole italiane

Il presidente Pitruzzella promuove le nuove regole: “Determinanti per evitare conflitti fra tradizione e innovazione e mantenere il mercato aperto. Pronti a vigilare sulle attività delle piattaforme”

20 Lug 2016

Andrea Frollà

Arriva il disco verde dell’Antitrust alle nuove regole italiane in materia di sharing economy. Il presidente dell’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato, Giovanni Pitruzzella, esprime parere favorevole alla proposta di legge parlamentare presentata alla Camera, intervenendo in audizione presso le Commissioni Trasporti e Attività produttive di Montecitorio.

Il testo, che vede tra i primi firmatari Veronica Tentori (PD), Antonio Palmieri (FI) e Ivan Catalano (Gruppo Misto), va secondo Pitruzzella nella giusta direzione perché “è opportuno disciplinare l’attività delle piattaforme che consentono di gestire rapporti sia profit sia non profit, per scambi di casa, affitti privati, taxi privati, car sharing, banche del tempo e quant’altro”. Ricordando che le previsioni per i prossimi 10 anni stimano un aumento degli introiti globali dell’economia della condivisione dagli attuali 13 a 300 miliardi, il presidente dell’authority spiega di aver apprezzato “l’iniziativa di una consultazione pubblica, attraverso un sito dedicato, idonea a coinvolgere il più ampio numero possibile di competenze”. Pitruzzella evidenzia l’importanza di “prevenire o evitare conflitti tra piattaforme come Uber e Airbnb, da una parte, e i tassisti e gli albergatori dall’altra”, insistendo anche sulla “opportunità di una regolazione leggera che protegga il processo di innovazione e mantenga il mercato aperto per i potenziali innovatori, scongiurando il rischio di regolazioni coercitive, inadeguate e quindi potenzialmente controproducenti”.

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La proposta di legge prevede, fra l’altro, l’istituzione di un Registro elettronico nazionale delle piattaforme di “sharing economy”, attribuendo proprio all’Antitrust il compito di vigilare sulla loro attività. A fronte di queste nuove competenze, l’Autorità chiede perciò “un aumento delle risorse, mediante il reclutamento di nuovo personale dotato di specifiche competenze tecniche, il cui costo in ogni caso non graverebbe sulla finanza pubblica in forza del previsto meccanismo di autofinanziamento”.