Il concetto di sovranità è diventato centrale nella politica digitale dell’Ue, sia interna sia internazionale. Il problema principale è trasformare le numerose normative interne europee in una strategia esterna coerente. Per questo è in arrivo un pacchetto sulla sovranità tecnologica (2026).
Come si leggere in un’analisi del think tank Ecdpm, ad oggi non esiste una definizione unica di sovranità digitale, ma l’Europa punta su due obiettivi: ridurre le dipendenze critiche lungo la catena tecnologica e, al tempo stesso, rafforzare la competitività europea.
Realizzare questi obiettivi richiede il superamento di due specifici problemi strutturali: il mercato unico è incompleto, e le imprese europee hanno difficoltà di crescita globale. Il pacchetto dell’Ue proverà a dare delle risposte concrete: politiche industriali più attive. e un possibile Fondo per la competitività da 48,5 miliardi di euro. Un ulteriore focus sarà chiarire il ruolo della sovranità, includere cloud e Ai nella strategia e sostenere finanziariamente operatori e infrastrutture.
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Sovranità digitale Ue, il dibattito tra i Paesi membri
All’interno dell’Unione, il dibattito sulla sovranità digitale si intreccia con quello sulla competitività. Gli Stati membri condividono sempre più l’esigenza di rafforzare entrambe, ma divergono sulle modalità per raggiungere tali obiettivi. Persistono tensioni, ad esempio, tra approcci favorevoli alla deregolamentazione e altri che sostengono un maggiore intervento pubblico, anche attraverso appalti strategici. Il futuro pacchetto europeo sulla sovranità tecnologica dovrebbe contribuire a chiarire questa visione, ponendo al centro la resilienza e la riduzione delle dipendenze esterne.
Parallelamente, si sta affermando l’idea che la sicurezza debba essere integrata in modo sistematico nelle politiche economiche e industriali, incluse quelle sugli appalti, in particolare in settori sensibili come il cloud.
Competitività, superare i limiti del mercato unico
Uno dei principali ostacoli alla competitività europea risiede nei limiti strutturali del mercato unico. Nonostante i progressi, il mercato digitale resta incompleto e l’assenza di una piena unione dei mercati dei capitali rende difficile per le imprese, soprattutto per le piccole e medie, crescere e accedere ai finanziamenti necessari per espandersi su scala globale. Non è raro che le aziende europee considerino già l’ingresso in altri Stati membri come un processo di internazionalizzazione, segno di una frammentazione ancora significativa.
Di fronte a queste criticità, cresce il consenso attorno alla necessità di politiche industriali più proattive, accompagnate da un aumento della spesa pubblica e da strumenti finanziari dedicati. In questo contesto si inserisce la proposta di un fondo europeo per la competitività, destinato a sostenere in modo mirato settori strategici, tra cui quello digitale.
La questione degli appalti pubblici
Un altro ambito in cui la sovranità digitale assume un ruolo centrale è quello degli appalti pubblici. Si osserva una tendenza crescente a ridurre l’apertura indiscriminata dei mercati e a favorire, in modo più esplicito, operatori europei. Ciò potrebbe tradursi in requisiti di origine o in criteri di sicurezza più stringenti, soprattutto per infrastrutture critiche.
Questa evoluzione riflette una più ampia ridefinizione del rapporto tra apertura commerciale e autonomia strategica, in cui l’Ue cerca di bilanciare la propria tradizionale vocazione al libero scambio con la necessità di proteggere interessi vitali.
La connettività è strategica. Il caso 5G
Un altro tema cruciale è quello della sicurezza e della resilienza, ed emerge con particolare forza nel settore della connettività. Le infrastrutture digitali sono ormai considerate a tutti gli effetti infrastrutture critiche, la cui protezione è essenziale per il funzionamento delle economie e delle società.
Il caso delle reti 5G ha rappresentato un punto di svolta, portando all’adozione di strumenti come il “5G Toolbox”, che combina misure tecniche e strategiche per ridurre i rischi legati a fornitori ritenuti non affidabili. Questo approccio si sta progressivamente estendendo ad altri ambiti, come i cavi sottomarini, i data center e il cloud, che sono sempre più oggetto di iniziative volte a rafforzarne la sicurezza e la resilienza.
Nonostante questi progressi, l’implementazione delle politiche rimane disomogenea tra gli Stati membri. Le differenze nelle dipendenze tecnologiche e nelle priorità nazionali rendono difficile un’applicazione uniforme delle misure adottate a livello europeo. Alcuni paesi hanno ridotto in modo significativo la loro esposizione a fornitori esterni considerati rischiosi, mentre altri restano fortemente dipendenti.
Trusted connectivity, il modello alternativo per la sovranità Ue
In questo contesto si inserisce il concetto di “trusted connectivity”, che mira a promuovere infrastrutture digitali sicure, resilienti e coerenti con i valori democratici. Nato anche come risposta alla crescente presenza di attori extraeuropei, in particolare cinesi, nel settore delle infrastrutture digitali, questo concetto rappresenta un tentativo dell’Ue di definire un proprio modello alternativo. Tuttavia, la sua applicazione resta ancora parziale e talvolta incoerente, anche a causa della mancanza di un consenso pieno tra gli Stati membri e tra i partner internazionali.
La dimensione della resilienza non è solo digitale ma anche fisica. La protezione dei cavi sottomarini, ad esempio, richiede strategie di diversificazione e ridondanza, per garantire la continuità delle comunicazioni anche in caso di interruzioni o attacchi. Analogamente, la crescente attenzione verso le infrastrutture satellitari riflette la consapevolezza della dipendenza europea da operatori esterni. Il progetto Iris2 nasce proprio con l’obiettivo di rafforzare l’autonomia dell’Ue nel campo delle comunicazioni spaziali, offrendo un’alternativa europea a sistemi già esistenti.
La politica estera europea nel digitale
L’obiettivo della sovranità incide anche sulla politica digitale europea internazionale, indirizzata verso un’integrazione sempre più stretta tra valori e interessi. L’Ue non si limita più a promuovere principi come la protezione dei dati o i diritti digitali, ma cerca anche di posizionarsi come attore geoeconomico, capace di offrire soluzioni tecnologiche competitive. In questo quadro si inserisce la strategia Global Gateway, che mira a sostenere investimenti infrastrutturali nei paesi partner, proponendo un modello basato su sostenibilità, sicurezza e centralità della persona.
Un elemento chiave di questa strategia è il cosiddetto “Tech Business Offer”, che punta a rendere le imprese europee più attrattive sui mercati internazionali attraverso offerte integrate che combinano tecnologia, finanziamenti e standard normativi. L’idea è quella di presentare l’Europa non solo come regolatore, ma anche come partner tecnologico capace di contribuire alla sovranità digitale di altri paesi.
Tuttavia, la ricezione di questo approccio varia significativamente a seconda delle regioni. In America Latina si riscontra un certo interesse per soluzioni che rafforzino l’autonomia e la sicurezza, mentre in Africa la narrativa europea è talvolta accolta con maggiore cautela. Paesi come il Brasile, inoltre, tendono a evitare un allineamento netto tra i grandi blocchi globali, preferendo mantenere una posizione più equilibrata.
Sovranità digitale europea, progetto in attesa di consolidamento
In conclusione, la sovranità digitale europea si configura come un progetto ambizioso ma ancora in fase di consolidamento. Negli ultimi anni sono stati compiuti progressi significativi, soprattutto nella definizione di strumenti e strategie, ma restano importanti sfide da affrontare. Tra queste, la necessità di chiarire il concetto stesso di sovranità tecnologica, estenderlo a nuovi ambiti come il cloud e l’intelligenza artificiale, e rafforzare il sostegno agli operatori europei. Allo stesso tempo, sarà fondamentale sviluppare un approccio internazionale più flessibile e sensibile alle esigenze dei partner, evitando contrapposizioni rigide e promuovendo una cooperazione basata su interessi condivisi.
La vera sfida per l’Unione europea sarà quella di trasformare la propria ambizione interna in una strategia globale coerente, sostenuta da risorse adeguate e capace di incidere concretamente negli equilibri del sistema digitale internazionale.







