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Sovranità digitale e modelli generativi: la nuova partita dell’intelligenza artificiale



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Il mercato sta passando da una logica di adozione rapida a una fase in cui diventano centrali controllo, trasparenza e conformità. Architetture ibride, open source e modelli più leggeri permettono di ridurre i costi e limitare i rischi legati agli output, mentre la giurisdizione locale dei dati emerge come fattore competitivo anche in chiave geopolitica

Pubblicato il 16 feb 2026

Yari Franzini

Group Vice President Southern Europe di Cloudera



Sovereign AI

Negli ultimi mesi due parole chiave stanno guadagnando spazio nelle agende dei CEO e dei responsabili IT: Private AI e Sovereign AI. Non si tratta di buzzword, ma di due concetti complementari che ridefiniranno il modo in cui le organizzazioni pubbliche e private useranno l’intelligenza artificiale nel futuro.

Dopo anni di migrazione dati verso il cloud pubblico, sempre più aziende stanno riscoprendo il valore del controllo diretto sull’infrastruttura AI.

Private AI: modelli in esecuzione con dati dentro i confini aziendali

La Private AI rappresenta proprio questo: la possibilità di eseguire modelli di intelligenza artificiale – anche generativa – mantenendo i dati sensibili all’interno dei propri confini digitali e aprendosi sempre di più verso modelli ibridi di gestione del dato (capaci di coniugare il mondo private e multicloud).

Per il business leader, questo significa:
governance totale sui dati e sui modelli,
compliance immediata con normative come GDPR e AI Act,
minore dipendenza da provider esterni,
• e maggiore sicurezza in settori dove il dato è patrimonio competitivo (sanità, finanza, manifattura, pubblica amministrazione).

La Private AI non è una regressione rispetto alla trasformazione cloud, ma un’evoluzione: è la risposta alla necessità di un’AI performante ma conforme, trasparente e controllata. Un vero e proprio asset aziendale.

Open source e SLM: l’evoluzione verso modelli più sostenibili

In questo ambito l’innovazione si sta spostando sempre di più verso l’open source e l’adozione di modelli SLM (Short Language Model) per utilizzi specifici e non general purpose, dove LLM (Large Language Model) è ancora il paradigma.

Questo significa che le aziende che adottano modelli open + SLM possono:
• sfruttare la finestra temporale prima che le piattaforme proprietarie aggiornino i loro modelli, acquisendo vantaggio competitivo;
ridurre drasticamente i costi: l’inferenza, che è il principale, nelle implementazioni su larga scala (decine o centinaia di applicazioni/utenti) rappresentano fino al 75% della spesa totale. I modelli open si pagano solo in termini di infrastruttura, che può essere consolidata e condivisa tra più modelli, rendendo l’adozione di AI sostenibile e scalabile.
poter controllare l’accuratezza degli output per evitare rischi legali dovuti a “allucinazioni” dei modelli;
poter decidere quando aggiornare i modelli, evitando modifiche improvvise che potrebbero compromettere le applicazioni aziendali basate su GenAI.

In sintesi, le aziende che integrano Private AI e modelli open possono rispondere rapidamente alle novità tecnologiche, sfruttando l’innovazione collettiva dell’open source senza attendere mesi che le piattaforme proprietarie aggiornino i loro modelli.

Sovereign AI: la giurisdizione locale come tema strategico

Il concetto di Sovereign AI sposta la riflessione su un piano più ampio: quello della sovranità digitale nazionale o regionale. Significa costruire un ecosistema AI che rispetti le regole locali, utilizzi infrastrutture certificate e garantisca che i dati dei cittadini e delle imprese restino sotto giurisdizione locale.

È un tema che sta diventando cruciale a livello geopolitico: Europa, Stati Uniti, India e diverse potenze asiatiche stanno investendo per evitare che l’AI, e le informazioni su cui si basa, diventino terreno di dipendenza o vulnerabilità strategica.

In questo scenario, le imprese che adottano un approccio “sovereign-ready” non solo proteggono i propri dati, ma si posizionano come partner affidabili in filiere digitali sempre più regolamentate.

Private AI come base tecnologica per l’AI sovrana

La Private AI è la base tecnologica e organizzativa ideale che rende possibile la Sovereign AI.

Se le aziende, le banche o gli enti pubblici non dispongono di infrastrutture AI locali e sicure, nessuno Stato potrà davvero rivendicare una sovranità digitale piena.

Al contrario, quando le organizzazioni adottano modelli Private AI, contribuiscono a costruire un tessuto tecnologico distribuito, resiliente e conforme – il prerequisito per un’AI sovrana e sostenibile.

La strategia: anticipare le regole e costruire fiducia

Investire in Private AI oggi non è solo una scelta tecnica: è una scelta strategica.

Significa anticipare le normative, ridurre il rischio reputazionale e creare fiducia presso clienti e stakeholder. Tutti questi elementi garantiscono che l’intelligenza artificiale operi interamente in un ambiente verificabile e affidabile.

Ma significa anche prepararsi a un futuro in cui i governi e le grandi organizzazioni chiederanno ai propri partner garanzie di sovranità dei dati e trasparenza dei modelli.

Le aziende che sapranno integrare questi principi non solo saranno più sicure, ma avranno un vantaggio competitivo duraturo derivante dai propri dati proprietari più sensibili: potranno collaborare in ecosistemi digitali regolamentati, partecipare a programmi europei o governativi, e differenziarsi per affidabilità e responsabilità tecnologica.

Non è più una corsa solo alla velocità

La corsa all’AI non è più solo una questione di velocità: è una questione di controllo, sostenibilità e fiducia.

Private AI e Sovereign AI, integrate con modelli open, permettono alle aziende di trasformare l’intelligenza artificiale in un vero asset strategico, capace di generare valore e proteggere al tempo stesso il business e i dati critici.

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