Il nuovo fronte della sovranità tecnologica europea passa sempre più dal software che governa i sistemi di difesa. Dati raccolti da satelliti, droni, radar e sensori, algoritmi che li elaborano in tempo reale, piattaforme che restituiscono ai comandi una rappresentazione del campo operativo e suggeriscono come distribuire risorse e capacità: il controllo della catena digitale che precede le decisioni sta diventando un asset industriale e geopolitico al pari delle piattaforme fisiche.
È su questo terreno che Thales porta HexaForce, il nuovo sistema di comando e controllo – C2, Command and Control – multidominio potenziato dall’intelligenza artificiale. La società francese lo presenta come una piattaforma destinata alle forze Nato e dei Paesi alleati, capace di operare tra terra, aria, mare, spazio, cyber e dominio informativo. Ma dietro le caratteristiche tecniche emerge una partita più ampia: offrire un’alternativa sotto controllo europeo alle soluzioni statunitensi, in un mercato nel quale Palantir ha già conquistato una posizione rilevante.
Il riferimento è soprattutto a Maven Smart System, la piattaforma di Palantir acquisita dalla Nato per Allied Command Operations. L’obiettivo di Thales non consiste nel proporne semplicemente la sostituzione. La posta in gioco riguarda quale architettura diventerà il tessuto digitale attraverso cui le forze armate raccoglieranno informazioni, condivideranno dati, coordineranno operazioni e utilizzeranno modelli di intelligenza artificiale.
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HexaForce porta il confronto sul controllo dei dati
HexaForce è stata progettata per gestire operazioni ad alta intensità che possono coinvolgere oltre 100mila persone. La piattaforma integra modelli linguistici di grandi dimensioni e sistemi di AI agentica per analizzare e correlare informazioni provenienti da fonti militari, civili e aperte, con l’obiettivo di ridurre i tempi della pianificazione e velocizzare il processo decisionale.
Secondo Thales, le sperimentazioni condotte sulle tecnologie alla base della soluzione hanno consentito di portare la capacità potenziale di elaborazione da circa 100 a 1.000 obiettivi di targeting al giorno. Il sistema beneficia anche dell’esperienza maturata con Artemis.IA, piattaforma data-centric utilizzata dal ministero francese delle Forze armate dal 2023 per il trattamento di informazioni provenienti da più fonti e per l’impiego di capacità avanzate di intelligenza artificiale.
Il punto industrialmente più rilevante, tuttavia, riguarda l’architettura. Thales lega esplicitamente HexaForce al concetto di controllo sovrano dei flussi di dati, prevedendo che le informazioni in entrata e in uscita possano rimanere sotto il presidio del Paese che utilizza il sistema. L’architettura è aperta e modulare e consente di integrare tecnologie di fornitori diversi, compresi sistemi legacy già presenti nelle forze armate.
Nella strategia commerciale entra anche l’indipendenza dalle International Traffic in Arms Regulations, le norme statunitensi che disciplinano l’esportazione e il trasferimento di tecnologie militari. Per i governi europei è un elemento che sposta il confronto oltre le prestazioni dell’algoritmo: conta anche la possibilità di governare nel tempo aggiornamenti, integrazioni, dati e infrastrutture senza subordinare ogni evoluzione del sistema a vincoli definiti fuori dall’Europa.
Maven è già dentro la Nato
La sfida parte però da una posizione di mercato tutt’altro che neutrale. Nel marzo 2025 la Nato ha concluso l’acquisizione del Maven Smart System di Palantir per Allied Command Operations. La piattaforma riunisce fonti informative differenti e applica l’intelligenza artificiale alla fusione dei dati di intelligence, al targeting, alla conoscenza dello scenario operativo, alla pianificazione e all’accelerazione dei processi decisionali.
L’acquisizione è stata completata in sei mesi, un tempo particolarmente rapido per una capacità digitale destinata all’Alleanza. Il 22 giugno 2026 Maven ha poi raggiunto la piena capacità operativa tecnica, dopo avere soddisfatto i requisiti definiti da Allied Command Operations. Palantir dispone quindi già di un punto d’ingresso importante nell’infrastruttura digitale della Nato, mentre Thales deve costruire lo spazio commerciale e operativo di HexaForce all’interno di un ecosistema dove le tecnologie statunitensi sono già presenti.
Patrice Caine, amministratore delegato di Thales, ha cercato di collocare il confronto su un piano diverso dalla sostituzione diretta. Secondo il manager, la soluzione di Palantir coprirebbe soltanto una parte del più ampio fabbisogno della Nato. HexaForce viene invece proposta come architettura C2 multidominio, capace di collegare i livelli strategici con quelli tattici e di coordinare sistemi differenti.
La distinzione è importante anche dal punto di vista economico. Il mercato dei software di difesa difficilmente potrà essere letto come una gara nella quale una sola piattaforma elimina tutte le altre. Le forze armate nazionali utilizzano tecnologie sviluppate in Paesi diversi e devono contemporaneamente operare all’interno di coalizioni. Il valore si sposta quindi anche verso la capacità di collegare ambienti differenti, mantenendo il controllo sui dati e riducendo la dipendenza da singoli fornitori.
La dipendenza si sposta dall’hardware al software
Per anni il dibattito sull’autonomia europea nella difesa si è concentrato soprattutto su caccia, missili, munizioni, satelliti e capacità produttive. L’avanzata dell’intelligenza artificiale apre un nuovo livello di dipendenza: quello del software che organizza le informazioni prima ancora che una decisione venga presa.
Un moderno sistema di comando riceve dati da un numero crescente di fonti. Sensori, satelliti, droni, sistemi radar, apparati di guerra elettronica e unità schierate sul campo producono flussi che devono essere raccolti, verificati, correlati e resi utilizzabili. L’AI permette di accelerare questi processi, individuando relazioni e priorità che un operatore umano impiegherebbe più tempo a ricostruire.
Chi controlla questa infrastruttura occupa quindi una posizione particolarmente sensibile nella catena del valore della difesa digitale. La questione comprende la localizzazione dei dati, le modalità con cui vengono elaborati, la possibilità di modificare gli algoritmi, l’accesso al codice e alle interfacce e la continuità operativa nel caso di una crisi politica o di una rottura nei rapporti tra Paesi.
Per l’industria europea si apre così un mercato che riguarda meno la semplice disponibilità di un modello di intelligenza artificiale e sempre più la capacità di costruire l’ambiente nel quale quel modello viene utilizzato. È una differenza significativa: gli algoritmi possono cambiare rapidamente, mentre la piattaforma che integra dati, sensori e sistemi di comando tende a diventare parte dell’infrastruttura operativa di lungo periodo.
Da questo punto di vista HexaForce rappresenta anche un tentativo di spostare il concetto di autonomia strategica verso gli strati software dell’apparato militare. Se gli investimenti europei nella difesa aumentano senza che cresca parallelamente la capacità di controllarne le tecnologie digitali, una parte rilevante della dipendenza può semplicemente migrare dall’hardware alle piattaforme informatiche.
Interoperabilità senza cedere il controllo
La sovranità tecnologica incontra però un limite preciso: nessun Paese europeo può costruire sistemi militari isolati da quelli degli alleati. Per Thales il punto diventa quindi dimostrare che maggiore controllo nazionale e interoperabilità Nato possono convivere.
HexaForce è stata testata durante il Coalition Warrior Interoperability eXercise 2026 della Nato, il CWIX, l’esercitazione dedicata alla verifica dell’interoperabilità tra sistemi utilizzati dai diversi membri dell’Alleanza. La piattaforma supporta gli standard Data-Centric Security, che applicano le regole di sicurezza direttamente alle informazioni, e Federated Mission Networking, il modello attraverso il quale le forze alleate possono costruire e collegare reti operative condivise.
L’architettura prevede inoltre l’integrazione con tecnologie di terze parti. È probabilmente questo il punto sul quale si giocherà il confronto con Palantir: rendere credibile una maggiore autonomia europea senza trasformarla in frammentazione tecnologica. Un sistema nazionale incapace di dialogare rapidamente con quelli alleati avrebbe un’utilità limitata nelle operazioni Nato; una piattaforma completamente dipendente da un unico fornitore straniero genera invece interrogativi sulla possibilità di controllare una funzione diventata essenziale.
La competizione può quindi premiare i sistemi in grado di combinare apertura e presidio dei dati. In questo scenario, l’interoperabilità smette di essere soltanto una specifica tecnica e assume un valore economico: determina quali aziende possono entrare nell’ecosistema, quali applicazioni possono essere integrate e quanto costoso diventa, in futuro, sostituire un componente della catena digitale.
Per Thales la sfida è costruire un ecosistema europeo
La strategia del gruppo francese si inserisce in un percorso più ampio. In Francia il programma Arcadia coinvolge, oltre a Thales, Airbus, Safran.AI e Mistral AI nello sviluppo di capacità di comando basate sull’intelligenza artificiale. L’obiettivo è mantenere competenze, tecnologie e proprietà intellettuale all’interno di un ecosistema industriale nazionale ed europeo, senza rinunciare alla possibilità di operare con gli alleati.
HexaForce porta questa impostazione su un mercato più ampio. Thales cerca di trasformare la domanda di autonomia in una proposta commerciale capace di rivolgersi ai Paesi Nato, facendo leva su una base tecnologica europea ma proponendo un’architettura compatibile con ambienti multinazionali.
La presenza di Palantir rende il confronto particolarmente significativo. L’azienda statunitense ha costruito una posizione forte proprio sulla capacità di aggregare grandi quantità di dati e trasformarle rapidamente in informazioni utilizzabili nei processi decisionali. L’ingresso di queste tecnologie nei sistemi di comando militare moltiplica però le implicazioni della scelta del fornitore, perché alla capacità analitica si aggiungono temi di giurisdizione, controllo, continuità del servizio e autonomia nell’evoluzione della piattaforma.
Thales punta a fare di questi elementi un vantaggio competitivo. Il messaggio è rivolto ai governi europei che vogliono accelerare sull’AI senza trasferire a un soggetto esterno il presidio completo della propria infrastruttura digitale di comando.
La sovranità diventa una variabile del mercato della difesa
Il confronto tra HexaForce e Maven mostra come la competizione tecnologica transatlantica stia raggiungendo un livello sempre più profondo. L’Europa può continuare ad acquistare piattaforme statunitensi e, nello stesso tempo, cercare di costruire capacità proprie nei segmenti considerati più sensibili. Le due dinamiche possono convivere, soprattutto all’interno della Nato, dove la compatibilità tra sistemi resta un requisito operativo.
Per questo la prospettiva di una sostituzione immediata di Palantir appare meno significativa della competizione per definire le architetture future. Il vero asset è la capacità di diventare lo strato attraverso il quale transitano informazioni, applicazioni e processi decisionali. Una volta integrato profondamente nei sistemi di comando, questo livello tecnologico può condizionare investimenti, fornitori e scelte successive.
HexaForce rende quindi più concreta una domanda che finora ha accompagnato soprattutto il dibattito su cloud, semiconduttori e infrastrutture digitali: fino a quale punto l’Europa può considerarsi autonoma se le piattaforme che gestiscono i suoi dati più sensibili dipendono da tecnologie sviluppate e governate fuori dal continente?
Per Thales la risposta passa dalla costruzione di un’alternativa europea sufficientemente avanzata da poter entrare nelle infrastrutture della Nato senza creare un ecosistema separato. La sfida a Palantir riguarda così il controllo del livello digitale sul quale verranno costruite una parte crescente delle capacità militari dei prossimi anni. Ed è proprio su quel livello che la sovranità tecnologica europea sta diventando anche una questione di mercato.








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