Telegram guarda all'Ipo: operazione da 50 miliardi di dollari - CorCom

STRATEGIE

Telegram guarda all’Ipo: operazione da 50 miliardi di dollari

Si lavora sull’opzione di un direct listing sulla Borsa di Hong Kong di qui a due anni. Entro il 2023 la società vuole raddoppiare gli utenti e monetizzare il servizio

13 Apr 2021

Telegram valuta l’ingresso in Borsa: l’app di messaggistica istantanea concorrente di WhatsApp potrebbe effettuare un’Ipo entro i prossimi due anni con una valutazione nella forchetta compresa fra 30 miliardi e 50 miliardi di dollari. Lo riporta il quotidiano russo Vedomosti.

La data dell’Ipo dipende dall’andamento del mercato. Anche il modello di offerta pubblica iniziale non è ancora deciso: Telegram valuta diverse opzioni, tra cui un direct listing o la fusione con una Spac (special purpose acquisition company).

Al momento l’azienda starebbe conducendo un’analisi pre-Ipo per scegliere anche su quale Borsa quotarsi. L’opzione preferita dagli attuali detentori delle quote sarebbe un listing diretto sul Nasdaq o sulla piazza di Hong Kong.

La Borsa di Hong Kong in pole position

Hong Kong potrebbe alla fine vincere come mercato di elezione per l’Ipo, perché il 40% degli utenti di Telegram risiede in Asia, osserva il sito Decrypt.co, che ha riportato la notizia del quotidiano russo.

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Le stime interne della società dicono che, entro il 2023, quando si terrà probabilmente la quotazione, la quota potrebbe salire al 50% degli utenti totali, ovvero 500 milioni di persone su 1 miliardo complessivo distribuito su scala globale. Si tratterebbe del doppio degli utenti attivi mensili che Telegram totalizza oggi.

Un miliardo di dollari dagli investitori

Per nutrire la sua crescita a fine marzo Telegram ha messo nelle casse oltre 1 miliardo di dollari, raccolti con una vendita di obbligazioni. Il fondatore e ceo Pavel Durov ha dichiarato di aver ricevuto finanziamenti “da alcuni dei maggiori e più affidabili investitori di tutto il mondo”.

A questa raccolta si aggiungono 150 milioni di dollari arrivati in parti uguali da Mubadala Investment Company, fondo sovrano degli Emirati Arabi Uniti con sede a Abu Dhabi, che ha sottoscritto obbligazioni convertibili pre-Ipo a cinque anni di Telegram, e da Abu Dhabi Catalyst Partners. Secondo quanto riportato da Reuters, in seguito a questi accordi Telegram aprirà una sede a Abu Dhabi, che sarà la base di partenza per l’espansione nella regione araba.

I nuovi fondi permetteranno all’azienda di continuare la sua espansione globale e la sua strategia di monetizzazione, ma “sempre restando fedele ai suoi valori e restando indipendente”, ha sottolineato Durov.

Il ceo ha chiarito che la monetizzazione non sarà invasiva: qualunque iniziativa futura per monetizzare i grandi canali one-to-many del servizio di messaggistica genereranno benefici per gli utenti, per esempio nella forma di “traffico gratuito in rapporto alla loro grandezza”. Inoltre, le future vendite di contenuti (come gli sticker premium) coinvolgeranno artisti che saranno remunerati con parte dei profitti.

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