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LA TRIMESTRALE

Tim Brasil, ricavi in rialzo ma gli utili calano di oltre il 10%

Nel primo trimestre il giro d’affari è cresciuto dell’1,7% raggiungendo i 4,19 milioni di reais. Migliora la redditività. Ombre sui profitti che scendono a 220 milioni di reais

08 Mag 2019

F. Me

Tim Participacoes, la controllata brasiliana del gruppo Telecom Italia, ha chiuso i conti del primo trimestre con un giro d’affari in rialzo dell’1,7% annuo a 4,19 miliardi di reais (oltre 900 milioni di euro). L’ebitda è aumentato del 5,3%, a circa 1,5 miliardi di reais con un margine migliorato di 1,2 punti al 35,5%. L’utile netto si è attestato a 220 milioni di reais (circa 50 milioni di euro), in ribasso del 10,4%, ma sotto le attese degli analisti attorno a 360,4 milioni. L’utile netto normalizzato, escludendo 30,3 milioni di imposte differite, è stato di 251 milioni, in progresso del 2,5%. Nel primo trimestre il capex ha totalizzato 650 milioni, con un rialzo del 6% rispetto al primo trimestre.

Da sottolineare che il debito lordo alla fine del primo trimestre si pone a poco meno di 3,9 miliardi di real con un taglio annuale di 1,77 miliardi.

Intanto la capogruppo italiana manda avanti i dossier caldi. A chiusura del cda del 6 maggio si è stabilito di spingere sull’alleanza con Vodafone e Open Fiber. Il Consiglio di Amministrazione ha inoltre ricevuto un aggiornamento sui principali dossier aperti (a partire dalla partnership con Vodafone, il cui negoziato sta procedendo nel rispetto delle tempistiche e degli obiettivi che le parti si sono dati) e sui cantieri in corso per assicurare il deployment del piano industriale e il conseguimento degli obiettivi aziendali – si legge nella nota Tim -La discussione ha riguardato altresì l’avanzamento dei contatti con Open Fiber e le prospettive di sviluppo della rete. Da ultimo, è stato fornito un update sulle trattative per la valorizzazione di Persidera, che la Società conferma essere fra i propri obiettivi per l’esercizio”.

Sul piatto anche l’esame di alcune questioni legate al “peso” degli azionisti e alla loro “influenza” sull’azienda. Questioni non meramente leguleie ma anzi anch’esse strategiche nell’ambito del braccio di ferro fra gli azionisti che ha avuto il suo picco massimo nei mesi scorsi e che ha determinato di fatto l’uscita di scena di Amos Genish e l’affidamento del timone a Luigi Gubitosi. Tanto che il board era stato convocato proprio per le questioni di “governance”. “La riunione è stata altresì l’occasione per considerare la valutazione effettuata dal Collegio Sindacale, secondo cui il socio Elliott Capital Advisors L.P. eserciterebbe un’influenza notevole sulla Società (cfr. relazione ex art. 153 Tuf, pubblicata in vista dell’Assemblea di bilancio). Il Consiglio di Amministrazione, anche sulla scorta dell’istruttoria svolta dal Comitato parti correlate, non ha condiviso, a maggioranza e con tre astensioni, tale conclusione non ritenendo riscontrati gli estremi previsti dalla normativa”, si legge nella nota.

Il board ha inoltre “rivalutato l’indipendenza dei Consiglieri Roscini e Sabelli, in relazione al rapporto di lavoro che con Tim intrattengono i rispettivi fratelli, confermandola a maggioranza, con un’astensione e un voto contrario”, si legge ancora nella nota, che in soldoni significa pace fatta almeno su questo tema. Il Consiglio di Amministrazione tornerà a riunirsi il 20 maggio per l’esame dei risultati del primo trimestre dell’esercizio. L’odg è questo. Ma non è escluso che si possa arrivare a una definizione più precisa del dossier Persidera che si è “incagliato” in Gedi: F2ì ha messo sul piatto 240 milioni per acquisire il 100% della società ma Gedi, che ne detiene il 30%, punta a una valutazione di oltre 300 milioni.

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