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IL CASO

Toshiba, in bilico la vendita dei chip a Bain. Ipotesi Ipo in vista

Secondo indiscrezioni di stampa il deal tra il colosso nipponico e la cordata che include Apple e Dell non andrà in porto a causa dello stop del regolatore cinese. Toshiba assicura che l’accordo resta valido, ma stando agli analisti sono alle porte altre opzioni

23 Apr 2018

Patrizia Licata

giornalista

L’accordo di Toshiba per vendere l’attività dei chip alla cordata di Bain Capital potrebbe saltare: fonti sentite da Bloomberg sostengono che il gruppo giapponese dell’elettronica non riuscirà a rispettare la deadline del 1 maggio per la finalizzazione dell’accordo e che saranno valutate altre opzioni, tra cui la quotazione della divisione dei semiconduttori.

Il cda di Toshiba aveva siglato lo scorso settembre l’accordo per la cessione, per un totale di 18 miliardi di dollari, della unit dei chip di memoria al consorzio Pangea. Bain Capital è capofila del consorzio che include grandi gruppi tecnologici come Apple, Dell, Sk Hynix e la giapponese Hoya Corporation. Toshiba, secondo l’accordo, manterrà una quota nella divisione. Il gruppo giapponese è il secondo maggior produttore mondiale di chip Nand dopo Samsung ma ha deciso di vendere il business per coprire le perdite miliardarie nella sua attività nucleare negli Usa.

Lo scoglio incontrato dall’accordo è di ordine regolatorio, forse anche politico: le autorità cinesi non hanno dato ancora il via libera e ciò potrebbe essere legato, secondo alcuni osservatori, al braccio di ferro in corso tra Usa e Cina – Bain è infatti un’azienda americana e nella sua cordata ci sono colossi hitech a stelle e strisce. La Cina ha potere sul deal perché i produttori nazionali di device elettronici comprano i chip di Toshiba. Il regolatore della Cina probabilmente non esprimerà il suo parere prima del 28 maggio (ben oltre la data in cui l’accordo per la cessione dei chip doveva essere chiuso) e potrebbe chiedere pesanti modifiche dei termini pattuiti.

Toshiba e Bain vogliono finalizzare l’operazione, ma “non aspetteranno per sempre”, hanno indicato le fonti di  Bloomberg. Per il gruppo giapponese le lungaggini regolatorie non sono necessariamente una cattiva notizia: il business dei chip, secondo gli analisti, vale 22-24 miliardi di dollari, molto più di quanto proposto dalla cordata che include Apple e Dell, e ora Toshiba potrebbe tentare di rinegoziare l’accordo o tentare altre vie. Le azioni di Toshiba sono salite del 5,3% in giornata a Tokyo: gli azionisti sono pronti a sostenere l’azienda nella ricerca di opzioni più remunerative: il gruppo giapponese potrebbe anche procedere con la quotazione della divisione semiconduttori. “La possibilità di uno scenario alternativo si fa più concreta”, ha indicato Amir Anvarzadeh, senior strategist di Asymmetric Advisors a Singapore.

Toshiba non ha confermato le indiscrezioni di stampa e ha per ora indicato che l’accordo con Bain resta valido. Il Ceo e presidente Nobuaki Kurumatani ha anche ribadito a inizio mese l’impegno alla dismissione dell’attività dei semiconduttori; tuttavia Kurumatani ha anche indicato che, in caso di stop dalla Cina, Toshiba e Bain ripenseranno il deal. Parole profetiche, a quanto pare.

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