IL CASO

Uber Italy, risarcimento da 500mila euro per 100 rider (5mila a testa)

I ciclo-fattorini si erano costituiti parte civile nel processo contro la piattaforma di food delivery per presunta intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Secondo la Guardia di finanza i lavoratori venivano pagati a cottimo 3 euro, “derubati” delle mance e “puniti” con decurtazione dei compensi

25 Feb 2022

L. O.

Rider Scoober_Just Eat

Un centinaio di rider, parti civili nel processo a carico della manager di Uber (sospesa) Gloria Bresciani sono usciti dal procedimento ottenendo risarcimenti per un totale di circa mezzo milione di euro, ossia di circa 5mila euro a testa. La manager era accusata di caporalato a seguito dell’inchiesta del pm Paolo Storari.

La decisione sul risarcimento

E’ emerso dall’udienza dopo che, già nello scorso ottobre, con la condanna con rito abbreviato per Giuseppe Moltini, uno dei responsabili delle società di intermediazione coinvolte, il gup Teresa De Pascale aveva convertito un sequestro da circa 500mila euro in contanti, disposto nelle indagini, in un risarcimento da 10mila euro a testa per i 44 fattorini per un totale di 440mila euro.

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Motivazioni del giudice

Il giudice della nona penale Mariolina Panasiti ha dato conto, infatti, che i circa 100 rider, rappresentati da una serie di legali, hanno revocato le costituzioni, uscendo dal procedimento, dopo aver ottenuto i risarcimenti nel processo in cui è responsabile civile Uber Italy. A seguito dell’indagine, il 29 maggio 2020, era stata commissariata la filiale italiana del colosso americano. Amministrazione giudiziaria, poi, revocata nel marzo 2021 dai giudici della Sezione misure di prevenzione dopo il riconoscimento del percorso “virtuoso” intrapreso dalla società.

Come emerso dall’inchiesta del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Gdf di Milano, i rider venivano “pagati a cottimo 3 euro”, “derubati” delle mance e “puniti” con decurtazione dei compensi se non stavano alle regole. Nel processo, al momento, restano parti civili la Cgil e la Camera del Lavoro milanese.

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