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STRATEGIE

Uber lancia Works, i lavoratori diventano “on demand”

Il servizio mette a disposizione di aziende e privati personale a chiamata, dalle guardie di sicurezza ai camerieri. La mossa in vista dell’Ipo: la società punta a differenziare il business per convincere i potenziali investitori. Valutazione record a 120 miliardi

19 Ott 2018

F. Me

Non solo taxi e cibo, adesso arrivano anche le guardie di sicurezza e camerieri on demand. Uber punta a diversificarsi in vista dello sbarco in Borsa e pensa al lancio di Uber Works: applicherà il suo modello “a richiesta” anche per coloro che cercano lavoratori a tempo determinato. Lo riporta il Financial Times citando alcune fonti, secondo le quali Uber Works potrebbe aiutare l’app a persuadere i potenziali investitori sul fatto che Uber è più di un semplice servizio di trasporti.

Lo riporta il Financial Times citando alcune fonti, secondo le quali Uber Works potrebbe aiutare l’app a persuadere i potenziali investitori sul fatto che Uber è più di un semplice servizio di trasporti.

La società hi-tech di San Francisco ha piazzato 2 miliardi di dollari di junk bond, obbligazioni spazzatura. Il collocamento, spiegail FT, è stato privato e gestito da Morgan Stanley. Uber ha raccolto 1,5 miliardi di dollari attraverso bond con scadenza a otto anni e che offrono un rendimento dell’8%. Altri 500 milioni di dollari sono stati reperiti vendendo bond a 5 anni con un rendimento al 7,5%.

E sempre secondo il quotidiano britannico, Uber sta valutando se scorporare le sue attività legate alla guida autonoma cedendone quote di minoranza ai partner che così potrebbero condividerne gli ingenti costi.

Uber potrebbe valere 120 miliardi di dollari quando farà il suo debutto sui listini l’anno prossimo: lo indica il Wall Street Journal in base alle stime proposte dalle banche americane per un’Ipo che si preannuncia stellare. La valutazione più recente della società americana del ride hailing risale ad agosto e aveva già alzato la stima a 76 miliardi di dollari, rispetto ai precedenti 62 miliardi, in virtù dell’investimento da 500 milioni effettuato dal colosso giapponese dell’auto Toyota Motor.

La valutazione supera di gran lunga quella attribuita a Facebook pari 104 miliardi di dollari nel 2012.

Tuttavia le banche americane Goldman Sachs e Morgan Stanley calcolano che al momento dell’ingresso sui listini, previsto per la seconda metà del 2019, la start-up californiana che ha rivoluzionato i servizi di mobilità potrebbe valere una quarantina di miliardi in più. Goldman Sachs e Morgan Stanley saranno probabilmente i principali istituti underwriter per l’Ipo di Uber, rivela Reuters.

L’azienda della taxi app è ancora alle prime fasi nel processo di ricerca delle banche che faranno da sottoscrittori e consulenti, ma un passo decisivo verso l’Ipo è stato compiuto da Uber lo scorso agosto quando ha assunto Nelson Chai come chief financial officer. In ruolo era rimasto vacante per ben tre anni ma è necessario per presentarsi ai potenziali azionisti, alle banche e ai regolatori. Chai è un manager esperto del mondo finanziario; ha tra l’altro ricoperto la carica di Cfo in Merryl Lynch & Co, in Nyse Euronext, società controllata dalla new York Stock Exchange, e in Archipelago holdings, primo mercato finanziario completamente elettronico degli Stati Uniti. 

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