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COPYRIGHT

YouTube, pace fatta con l’industria dei media

Attraverso il programma Content ID, versato 1 miliardo di dollari ai detentori dei diritti. Ora la piattaforma è parte integrante del digital business di molti gruppi dei media

13 Ott 2014

Patrizia Licata

YouTube ha versato più di 1 miliardo di dollari alle aziende che partecipano al suo programma Content ID, con cui vende pubblicità sulle clip user-generated che potrebbero violare il copyright, segno che i gruppi dei media vedono la piattaforma video sempre più come un’alleata che come un nemico, come riporta oggi il Financial Times.

Content ID è stato istituito nel 2007 dal popolare sito dei video di proprietà di Google per aiutare i produttori a gestire i loro diritti e generare introiti da contenuti che violavano il copyright. Le clip in questione vanno da estratti di programmi televisivi e film a video generati da fan che incorporano canzoni protette dal diritto d’autore.

Più di 5.000 aziende usano questo programma, incluse tutte le grandi reti Tv e le case cinematografiche americane. Quando vengono rilevate violazioni del copyright, il proprietario del contenuto può “monetizzarlo” autoizzando YouTube a posizionare delle pubblicità insieme al video o alla clip in questione, oppure può far rimuovere il contenuto che viola il copyright. Ma la maggior parte dei detentori dei diritti sceglie di monetizzare e di usufruire degli strumenti di analisi di YouTube con cui può sapere quante volte e quando viene visualizzato il video, come indicato da Fred von Lohmann, legal director for copyright di Google.

Si tratta di un cambio di marcia importante nell’atteggiamento verso YouTube, percepito, quando fece la sua prima comparsa sul web, come un rischio per l’industria dei media, preoccupata dalle violazioni di copyright e dalla pirateria digitale. Nel 2007 Viacom, proprietaria dei canali televisivi su cavo Mtv e Comedy Central, mandò a Google una lettera chiedendo la rimozione di 100.000 clip che, secondo il gruppo dei media, violavano il diritto d’autore. Proprio sulle questioni del copyright, Viacom e Google hanno patteggiato solo lo scorso marzo una causa legale durata sette anni.

YouTube continua a monitorare i contenuti pubblicati sulla sua piattaforma e a chiedere che vengano tolti quelli che violano il copyright ma molta della tensione tra il sito e i detentori dei diritti si è sciolta. “E questo è accaduto in gran parte grazie al programma Content ID“, ha affermato von Lohmann.

FremantleMedia, casa di produzione di programmi tv come X-Factor, ha 160 canali su YouTube e ha usato clip caricate dagli utenti per stimolare l’interesse del pubblico verso le sue produzioni. “YouTube è diventato parte fondamentale del nostro digital business”, ha detto Olivier Delfosse, senior vice-president of digital di FremantleMedia.

Anche le case cinematografiche hanno “fatto pace” con YouTube e ne usano la piattaforma in misura crescente per la campagne promozionali dei loro film, come ha fatto la Legendary Entertainment per il suo Godzilla.

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