CRIPTOVALUTA

Giro di vite in Cina sulla moneta virtuale. E il bitcoin va giù

La People’s Bank of China dichiara illegali le Initial coin offering. Saranno “severamente” punite e sanzionate tutte le offerte future. I promotori che hanno già raccolto il denaro devono provvedere a restituirlo

Pubblicato il 05 Set 2017

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Messe al bando in Cina le offerte iniziali con monete virtuali. La Banca Centrale cinese dichiara illegali le Ico, initial coin offering, per raccogliere fondi. E ha ordinato di fermare tutte le attività di raccolta. “Le piattaforme di trading non possono convertire i bitcoin in valuta ufficiale” spiega la Banca centrale. Sulla scia della decisione di Pechino, il valore del Bitcoin, la criptomoneta più diffusa, ieri è crollato del 7,2%, attestandosi a 4.530,73 dollari.

Le Ico funzionano come le classiche Ipo, con la differenza che l’investitore, invece di avere una quota della società che si colloca, va a detenere un determinato quantitativo di moneta virtuale “coniata” dallo stesso emittente che incassa il contante al servizio del finanziamento delle proprie attività. Un fenomeno che, soltanto nell’anno in corso, ha garantito la robusta raccolta di risorse pari a 1,6 miliardi di dollari. Lo schema è diventato sempre più popolare tra le startup: gli esperti, nonostante il blocco deciso dalla Banca centrale cinese, ritengono sia destinato a cadere prima o poi, almeno di fatto.

Sul suo sito la People’s Bank of China ha spiegato di aver completato le sue indagini nelle offerte iniziali di criptomoneta arrivando alla conclusione della loro illegalità. Pertanto, saranno “severamente” punite e sanzionate “tutte le offerte future”, mentre i promotori che hanno già raccolto il denaro “devono provvedere” a restituirlo anche se non è definito come debba essere pagata la moneta posseduta dagli investitori. La Banca centrale ha aggiunto infatti che le piattaforme di trading non possono e potranno convertire la valuta virtuale in quella ufficiale.

Un settore su cui l’occhio della vigilanza doveva prima o poi arrivare: la Cina, vista la mole e la propensione al rischio speculativo, ha deciso di prendere l’iniziativa. Secondo l’autorevole quotidiano finanziario Caixin, la Banca centrale è arrivata alla conclusione che “oltre il 90% dei progetti Ico potrebbero aver violato le leggi di raccolta di fondi o essere casi di frode”, con “la percentuale di progetti che stanno effettivamente raccogliendo fondi per gli investimenti che si attesta a meno dell’1%”. Un rapporto del Comitato tecnico nazionale per la sicurezza finanziaria ha rilevato che 65 Ico cinesi hanno raccolto circa 2,6 miliardi di yuan (quasi 340 milioni di euro) da 105.000 cittadini finora nel 2017. Un trend rischioso e in grado di minare la stabilità finanziaria.

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