IL REPORT

Open banking, spesa oltre i 100 milioni per la metà degli istituti europei

Secondo l’indagine realizzata da Tink in collaborazione con YouGov, i budget sono in costante aumento. L’Italia in linea con il trend: il restante 50% investe fino a 50 milioni

27 Mag 2020

Domenico Aliperto

Gli istituti finanziari europei – compresi quelli italiani – stanno intensificando i propri investimenti in open banking. A dirlo è una nuova ricerca pubblicata dalla piattaforma Tink, che per l’appunto fornisce soluzioni Fintech e di analisi dei dati al mondo bancario. Per capire meglio come si è comportato il mercato tra il 2019 ed il 2020, Tink ha collaborato con la società di ricerche di mercato YouGov per il secondo anno consecutivo. Questa volta, oggetti dell’indagine di Tink sono state la percezione nei confronti dell’open banking, i budget di investimento e le priorità relative, in tutta Europa. Motivo per cui sono stati intervistati 290 dirigenti finanziari di 12 paesi europei, di cui 30 in Italia, tra il 28 gennaio e il 3 marzo 2020. Questo secondo report, comunica la società, approfondisce la portata degli investimenti nell’open banking in Europa e il periodo di payback percepito sugli stessi.

Così crescono i budget per l’open banking

Secondo il report, i budget medi degli investimenti in open banking in Europa sono in genere compresi tra i 50 e 100 milioni di euro, con una spesa superiore ai 100 milioni di euro per quasi la metà degli istituti finanziari intervistati (45%). Due terzi di questi afferma che i budget in open banking sono cresciuti dallo scorso anno, con un aumento di spesa tra il 20% e il 29%. Solo il 10% delle istituzioni ha rallentato i propri investimenti in questo settore. L’Italia conferma i trend europei: se il 47% degli istituti finanziari non spende più di 50 milioni di euro nelle strategie di open banking, la metà dei dirigenti italiani indica come soglia di spesa più di 100 milioni di euro. Leggermente al di sotto della media europea, invece, la percentuale di quanti in Italia dichiarano che i propri investimenti in open banking sono cresciuti rispetto al 2019: il 50% a fronte di una media europea del 63%.

I vantaggi e gli ostacoli alla spesa in open banking in Italia

In Italia, l’opportunità di migliorare la customer experience è stata la principale fonte degli investimenti in open banking, secondo il 53% degli istituti finanziari intervistati. A seguire, la modernizzazione dell’It (40%) e l’ottimizzazione dei processi (40%). Tuttavia, permangono alcuni ostacoli: la mancanza di domanda da parte dei clienti è vista come il principale inibitore degli investimenti per il 47% degli intervistati. Mentre, il 40% cita una mancanza di conoscenza interna legata all’open banking e il 37% ritiene che le restrizioni normative abbiano soffocato gli investimenti.

Sale l’ottimismo rispetto al ritorno sugli investimenti

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In generale, gli istituti finanziari europei sono ottimisti riguardo al Roi sull’open banking, con il 50% degli stessi che prevede un periodo di ammortamento inferiore a quattro anni e oltre i due terzi secondo cui i benefici supereranno i costi in meno di cinque anni (69%). Solo l’1% degli intervistati non prevede alcun ritorno sull’investimento. In Italia, nello specifico, è il 57% degli intervistati a ritenere che il tempo di payback sarà inferiore ai quattro anni. Sintomo che le istituzioni finanziarie italiane riconoscono chiaramente l’enorme opportunità che l’open banking offre a breve termine.

“La portata di questi investimenti dimostra come la percezione dell’open banking sia passata a uno step successivo, quello relativo alle opportunità commerciali che può offrire”, dichiara in una nota Marie Johansson, Country Manager di Tink in Italia. “Gli istituti italiani hanno compreso come si tratti di un fattore chiave per la crescita dei guadagni e un importante supporto per l’engagement di nuovi clienti. Oggi, mentre affrontiamo le sfide legate ai nuovi assetti disegnati dal Covid-19, è essenziale più che mai che le istituzioni finanziarie continuino a privilegiare lo sviluppo di casi d’uso innovativi di open banking e supportino i loro clienti in nuovi modi, fornendo servizi finanziari di nuova generazione attraverso i canali digitali”.

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