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Green data center, mercato verso 155,75 miliardi: l’AI accelera la corsa all’efficienza



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La crescita dei carichi ad alta densità spinge investimenti in rinnovabili, raffreddamento liquido e software di gestione. Ma reti elettriche, costi e disponibilità di energia possono frenare lo sviluppo

Pubblicato il 5 ago 2026



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Il mercato globale dei green data center è destinato a più che triplicare nell’arco di cinque anni, passando dai 48,26 miliardi di dollari stimati per il 2025 a 155,75 miliardi nel 2030. La previsione di MarketsandMarkets indica un tasso medio annuo di crescita del 26,4%, sostenuto dall’espansione dell’intelligenza artificiale, dall’aumento della densità di calcolo e dalla necessità di contenere consumi, emissioni e costi operativi.

Non si tratta soltanto di sostituire l’elettricità di origine fossile con energia rinnovabile. La trasformazione coinvolge l’intero progetto dell’infrastruttura: distribuzione elettrica, sistemi di continuità, accumulo, raffreddamento, automazione degli edifici e software per il controllo in tempo reale. Il data center sostenibile diventa così una piattaforma tecnologica nella quale prestazioni informatiche ed efficienza energetica devono essere progettate insieme.

La crescita prospettata dal report riflette una contraddizione destinata a caratterizzare il settore nei prossimi anni. Il cloud, i servizi digitali e soprattutto l’Ai richiedono capacità di elaborazione sempre maggiore. Allo stesso tempo, operatori, imprese e autorità pubbliche chiedono infrastrutture meno dipendenti dalle fonti fossili, più trasparenti nei consumi e compatibili con reti elettriche già sottoposte a forti pressioni.

La domanda energetica dell’Ai cambia il mercato

L’espansione dei green data center va letta nel quadro di una crescita senza precedenti della domanda elettrica generata dalle infrastrutture digitali. Secondo l’International Energy Agency, il consumo mondiale dei data center potrebbe quasi raddoppiare, passando da circa 485 TWh nel 2025 a 950 TWh nel 2030, fino a rappresentare intorno al 3% della domanda elettrica globale. Nello stesso periodo, i consumi dei centri specializzati nell’Ai sono attesi crescere a una velocità ancora superiore, fino a triplicare.

Tra il 2024 e il 2030, la domanda elettrica del comparto dovrebbe aumentare a un ritmo vicino al 15% annuo, oltre quattro volte quello previsto per gli altri settori. Stati Uniti e Cina concentreranno gran parte dell’incremento, mentre in Europa i consumi dei data center potrebbero salire di oltre 45 TWh, con una crescita intorno al 70%.

È questa dinamica a trasformare la sostenibilità da componente reputazionale a requisito industriale. Un’infrastruttura energivora non può più basarsi unicamente su contratti di fornitura elettrica verde o compensazioni delle emissioni. Deve ridurre direttamente l’energia necessaria per alimentare e raffreddare server, acceleratori e apparati di rete.

La pressione è particolarmente evidente nei cluster dedicati all’Ai generativa e al calcolo ad alte prestazioni. Un rack tradizionale può assorbire tra 10 e 20 kilowatt, mentre le configurazioni più recenti superano ormai i 100 kilowatt. Schneider Electric indica progetti ottimizzati per piattaforme Nvidia con densità di 132 kilowatt per rack e soluzioni successive in grado di arrivare a 142 kilowatt.

A questi livelli, le tecniche convenzionali non sono sempre sufficienti. La progettazione dell’impianto elettrico, la gestione del calore e il posizionamento fisico dei carichi diventano fattori determinanti non soltanto per la sostenibilità, ma per la possibilità stessa di installare nuova capacità di calcolo.

Il raffreddamento ad aria mantiene il primato

MarketsandMarkets prevede che le infrastrutture di green air cooling conserveranno la quota più rilevante del mercato durante il periodo considerato. La ragione è soprattutto economica e operativa. Il raffreddamento ad aria è una tecnologia matura, supportata da una filiera consolidata e adatta alla maggior parte delle sale dati esistenti.

Le nuove generazioni di unità Crah e Crac, abbinate a ventilatori a velocità variabile, motori ad alta efficienza e sistemi di controllo automatico, permettono di adattare il flusso d’aria all’effettivo carico termico. A queste soluzioni si aggiungono il confinamento dei corridoi caldi e freddi, il free cooling e i refrigeranti con un minore potenziale di riscaldamento globale.

Il vantaggio è la possibilità di migliorare l’efficienza senza riprogettare integralmente l’impianto. Per molti data center aziendali e siti di colocation, l’ottimizzazione dell’aria resterà quindi la prima leva di intervento. Il suo primato, tuttavia, non implica che possa rispondere a tutte le esigenze future.

L’aumento della potenza dei processori e delle Gpu porta infatti più calore in spazi più ridotti. Quando la densità supera determinate soglie, incrementare la quantità d’aria movimentata può diventare inefficiente, rumoroso e tecnicamente complesso. Per questa ragione il mercato si sta orientando verso architetture ibride, nelle quali l’aria continua a raffreddare una parte delle apparecchiature mentre il liquido viene utilizzato per i componenti a maggiore assorbimento.

Il liquid cooling entra nella progettazione standard

Il raffreddamento liquido è destinato a passare da soluzione specialistica per i supercomputer a elemento ordinario dei data center Ai-ready. I sistemi direct-to-chip portano il fluido refrigerante vicino a Cpu e Gpu, rimuovendo il calore in modo più efficace rispetto all’aria. Le soluzioni a immersione spingono oltre questo principio, collocando direttamente i componenti in fluidi dielettrici.

I vantaggi riguardano la densità di calcolo, il contenimento dei consumi ausiliari e la possibilità di recuperare calore a temperature più elevate. Quest’ultimo aspetto può aprire opportunità per il teleriscaldamento o per usi industriali, purché il sito sia collocato vicino a una domanda termica stabile.

L’adozione non è però priva di ostacoli. Impianti idraulici, scambiatori, unità di distribuzione del refrigerante e sensori introducono nuove esigenze di manutenzione. Nei siti esistenti occorre inoltre verificare la compatibilità degli spazi, la capacità delle strutture e l’integrazione con i sistemi antincendio e di continuità operativa.

Anche la disponibilità idrica deve essere valutata con attenzione. Il liquid cooling non coincide necessariamente con un maggiore consumo d’acqua, poiché esistono circuiti chiusi e sistemi liquid-to-air. La sostenibilità effettiva dipende però dall’intera architettura, dal clima locale e dalla modalità con cui viene dissipato il calore all’esterno dell’edificio.

Per fornitori come Schneider Electric, Vertiv, Eaton, Daikin, Abb, Delta Electronics, Siemens, Carrier e GE Vernova, citati tra i principali attori del report, la competizione si sposta quindi dalla vendita di singoli apparati alla capacità di fornire sistemi integrati e prevalidati.

Il software cresce più rapidamente dell’hardware

Il segmento software dovrebbe registrare il tasso di crescita più elevato. La sostenibilità di un data center non dipende infatti solo dall’efficienza nominale delle apparecchiature, ma da come energia, raffreddamento e capacità informatica vengono utilizzati nel corso della giornata.

Le piattaforme Dcim aggregano informazioni su assorbimenti, temperature, umidità, utilizzo dei server e capacità disponibile. I Building Management System coordinano invece impianti elettrici, meccanici, illuminazione e climatizzazione. La convergenza tra questi strumenti consente di modificare in tempo reale setpoint e flussi, individuare capacità inutilizzata e anticipare anomalie.

L’evoluzione più rilevante riguarda il passaggio dal monitoraggio all’automazione. Algoritmi previsionali possono stimare l’andamento dei carichi, spostare attività differibili negli orari in cui l’energia rinnovabile è più disponibile e adattare il raffreddamento alle condizioni ambientali. Nei siti distribuiti, il software può inoltre decidere dove eseguire un carico considerando costo dell’elettricità, intensità carbonica e disponibilità della rete.

Questa trasformazione aumenta però l’importanza della qualità dei dati. Sensori non calibrati, sistemi proprietari e metriche non omogenee possono produrre valutazioni fuorvianti. Cresce inoltre la superficie esposta agli attacchi informatici: collegare infrastruttura It e tecnologie operative rende necessario proteggere non solo server e applicazioni, ma anche sistemi elettrici e di climatizzazione.

Nord America in testa, ma la rete è il vero collo di bottiglia

MarketsandMarkets assegna al Nord America la quota più ampia del mercato. La regione beneficia della concentrazione di hyperscaler, operatori cloud, fornitori di colocation e aziende impegnate nello sviluppo di modelli Ai.

Sul versante dell’offerta energetica, negli Stati Uniti la produzione solare è cresciuta del 25% nel 2024, mentre quella eolica è aumentata dell’8%, secondo la Energy Information Administration. La maggiore disponibilità di fonti a basse emissioni offre agli operatori nuove opportunità per stipulare contratti di lungo periodo o sviluppare capacità di generazione dedicata.

Nel luglio 2025 la Casa Bianca ha inoltre adottato un ordine esecutivo per accelerare le procedure autorizzative delle grandi infrastrutture per data center e Ai. Il provvedimento prende in considerazione progetti con oltre 100 megawatt di nuovo carico dedicato alle applicazioni di intelligenza artificiale e punta a facilitare anche lo sviluppo delle infrastrutture energetiche collegate.

La semplificazione può ridurre i tempi di costruzione, ma non elimina i vincoli fisici. In numerose aree la difficoltà principale non è ottenere un terreno o installare i server, bensì assicurarsi una connessione alla rete, nuova capacità di generazione e apparecchiature elettriche soggette a lunghi tempi di consegna.

Il rischio è che l’accelerazione dei data center proceda più rapidamente di quella delle reti. In questo scenario, il mercato delle infrastrutture verdi crescerà anche grazie a microgrid, sistemi di accumulo, generazione onsite e architetture in grado di modulare i carichi. Ma la necessità di garantire continuità operativa potrebbe mantenere un ruolo significativo per gas e generatori di backup, ridimensionando in alcuni casi i benefici ambientali dichiarati.

L’Europa punta sulla trasparenza dei consumi

Il modello europeo si distingue per una maggiore pressione normativa sulla misurazione delle prestazioni. Il regolamento delegato Ue 2024/1364 impone ai gestori dei data center con una domanda It installata di almeno 500 kilowatt di comunicare informazioni e indicatori energetici alla banca dati europea. Il meccanismo riguarda consumi, utilizzo dell’acqua, calore di scarto e quota di energia rinnovabile, ponendo le basi per un sistema comune di valutazione della sostenibilità.

La conseguenza è rilevante per operatori e clienti. Le prestazioni ambientali diventano progressivamente confrontabili e possono entrare nei capitolati, nei contratti di colocation e nelle strategie di approvvigionamento cloud. Per la Pubblica amministrazione, gli indicatori possono trasformarsi in requisiti nelle gare e negli accordi quadro.

Al tempo stesso, una metrica isolata come il Pue non basta a descrivere l’impatto complessivo. Un centro molto efficiente può essere alimentato prevalentemente da fonti fossili; un altro può presentare un Pue meno favorevole a causa del clima, ma utilizzare elettricità rinnovabile e recuperare calore. La valutazione dovrà quindi includere emissioni effettive, consumo idrico, durata dell’hardware e intensità di utilizzo delle risorse.

Le incognite dietro una crescita del 26,4%

La previsione di MarketsandMarkets descrive un’espansione molto rapida, ma la sua realizzazione dipende da variabili che vanno oltre l’innovazione tecnologica. Il primo limite è la capacità produttiva della filiera: trasformatori, interruttori, sistemi Ups, chiller e componenti per il liquid cooling richiedono investimenti e competenze specializzate.

Il secondo riguarda il costo dell’energia. L’efficienza riduce la spesa per unità di calcolo, ma l’aumento dei carichi può assorbire i risparmi ottenuti. È il cosiddetto effetto rimbalzo: rendere meno costosa l’elaborazione può incentivare la crescita della domanda complessiva.

Resta poi aperto il tema delle rinnovabili. L’Iea stima che saranno la fonte con la crescita più rapida per l’alimentazione dei data center e potranno coprire quasi la metà dell’incremento della domanda elettrica fino al 2030. Una parte rilevante del fabbisogno aggiuntivo continuerà tuttavia a essere soddisfatta da gas, carbone e altre fonti programmabili, soprattutto nei mercati in cui reti e accumuli non avanzano alla stessa velocità dei nuovi campus.

Il mercato dei green data center non crescerà dunque perché ogni nuova struttura sarà automaticamente sostenibile. Crescerà perché la scarsità di energia, i vincoli delle reti e la concentrazione dei carichi renderanno sempre più costoso costruire infrastrutture inefficienti. La vera discriminante sarà la capacità di integrare hardware, software e approvvigionamento energetico in un unico progetto industriale.

Per imprese e amministrazioni, la sostenibilità del data center diventerà parte della strategia digitale, non un indicatore separato. La corsa all’Ai farà aumentare consumi e investimenti; sarà l’efficienza con cui verranno trasformati in capacità di calcolo a stabilire se l’espansione potrà reggere sul piano economico, energetico e ambientale.

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