SCENARI

Internet of things, 1.100 petabyte di dati nel 2027: 5G motore della crescita

Secondo le stime di Juniper Research saranno la dismissione delle reti 3G e l’adozione delle infrastrutture a bassa potenza a far esplodere i flussi di informazione in roaming. A fine 2022 si raggiungeranno gli 86 petabyte e in cinque anni l’aumento sarà di oltre il 1.000%

10 Ago 2022

Domenico Aliperto

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La quantità globale di dati generati dalle connessioni IoT in roaming aumenterà dai 86 petabyte previsti per il 2022 ai 1.100 petabyte entro il 2027. Si tratta di un flusso sufficiente a sostenere lo streaming di 165 milioni di ore di video 4K da piattaforme come Netflix. A dirlo è il nuovo studio di Juniper Research, intitolato “IoT Roaming Strategies: Market Forecasts, Key Opportunities & Competitor Leaderboard 2022-2027

Un vero boom guidato dalle reti a bassa potenza

Le connessioni IoT in roaming utilizzano servizi wireless al di fuori della rete dell’operatore registrato e accedono alla connettività da altri provider di telefonia mobile, e l’indagine sottolinea che il boom del 1.140% sarà guidato dalla cessazione delle reti 3G e dall’adozione progressiva di reti cellulari a bassa potenza. La ricerca ha infatti messo in luce che le reti Wan a bassa potenza forniscono un’alternativa economica alle reti cellulari consolidate guidate dall’operatore, come 4G e 5G, guidando la crescita delle connessioni IoT in roaming attraverso una copertura a bassa potenza e ad alta penetrazione.

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Il ruolo del 5G nell’IoT del futuro

Il rapporto ha rilevato che le connessioni IoT in roaming dagli Stati Uniti genereranno 277 petabyte di dati entro il 2027, rappresentando il 26% del totale mondiale. Con At&T, T-Mobile e Verizon che chiuderanno le reti 3G nel corso 2022, le connessioni IoT in roaming saranno ridistribuite a reti 4G o 5G wide-area a bassa potenza a seconda del caso d’uso.

“Gli operatori statunitensi devono adottare il protocollo Billing & Charging Evolution per identificare accuratamente il traffico IoT basato sulle tecnologie di rete”, osserva l’autrice della ricerca Scarlett Woodford. “In caso contrario, si rischierà una perdita di entrate, se il redditizio traffico IoT in roaming 5G viene erroneamente identificato come connettività di valore inferiore”.

La ricerca ha rilevato che, sempre entro il 2027, solo il 2% delle connessioni totali in roaming IoT si baserà sulle reti 5G, a causa del basso consumo energetico e della trasmissione di dati poco frequente mostrata dalla maggior parte dei dispositivi. L’indagine ha evidenziato che solo i casi d’uso dipendenti da download di dati a bassa latenza e alta velocità, come quelli legati ai veicoli autonomi e alle fabbriche connesse, giustificheranno gli investimenti delle imprese nella connettività 5G.

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