L'Europa a caccia di un anti-Netflix. Insieme con le telco - CorCom

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L’Europa a caccia di un anti-Netflix. Insieme con le telco

La pandemia ha consacrato la Tv in streaming ma premiando i giganti Usa. L’Action Plan Ue dovrà alzare la posta su investimenti e alleanze broadcaster-operatori. Superando la visione “locale”. Il policy paper a firma di Gerard Pogorel

22 Apr 2021

Patrizia Licata

giornalista

La pandemia ha accelerato la trasformazione digitale anche nell’industria dell’entertainment, con un deciso passaggio dalla televisione lineare allo streaming durante i lockdown. Il trend si è consolidato e sta premiando innanzitutto i colossi americani dell’intrattenimento online: Netflix, Amazon, Disney, Apple. Come risponderà l’Europa?

Gerard Pogorel, professore emerito di Economia all’Institut Polytechnique de Paris-Telecom, sottolinea in un policy paper che il nocciolo della questione è il superamento del concetto di “diversity” così come inteso finora dall’industria creativa e dai legislatori dell’Ue. Ovvero: la salvaguardia dei valori della proposta creativa e culturale locale europea resta un elemento importante, ma deve coniugarsi con la capacità di creare contenuti e di coltivare talenti che sappiano parlare alla platea globale con forme e messaggi universali. Solo così potremo competere con giganti stranieri che sanno conquistare spettatori in ogni continente.

Pogorel sottolinea il ruolo delle aziende delle telecomunicazioni in un’industria dell’audiovisivo in forte evoluzione.

I temi sul tavolo: dalla Clearing house dei diritti digitali ai Recovery Plan

La Commissione europea sta preparando un Piano d’azione per i media e l’audiovisivo e intende avviare “un dialogo con l’industria dell’audiovisivo per migliorare l’accesso a e la disponibilità di contenuti audio-video in tutta l’Ue”.

I temi su cui lavorano le autorità e i suggerimenti che arrivano dall’industria e dai ricercatori sono principalmente cinque. Innanzitutto la necessità di creare un framework unico sui diritti digitali, possibilmente nella forma di una Clearing house dei diritti digitali, che permetta l’accesso pan-europeo alla creazione audio-video.

Politici e industria considerano anche l’opportunità di includere sostegni alla distribuzione di contenuti audio-video in Europa e all’estero nel 20% di spesa per il digitale prevista nei Piani nazionali di ripresa e resilienza (Pnrr o Recovery plan).

Un’altra richiesta è di dare incentivi ai meccanismi di sostegno nazionali ed europei per la pre-vendita dei futuri diritti di distribuzione in Ue.

Altri input sono: rafforzare le agenzie per l’esportazione di film e prodotti per la Tv e possibilmente fonderle; e promuovere la collaborazione e gli accordi di scambio con i servizi di streaming in altri Paesi che puntano sulla diversity.

“Ma molte altre proposte sono necessarie perché la trasformazione digitale dell’audiovisivo in Europa soddisfi le richieste dei suoi cittadini. Occorrono idee creative, strade innovative”, scrive Pogorel.

Una nuova alleanza tra telco e broadcaster

Le reti Internet e le tante possibilità di accordi tra operatori di rete e produttori di contenuti “rappresentano un’opportunità storica per l’espansione del mercato e lo sviluppo del pluralismo culturale a livello internazionale”, si legge ancora nel paper di Pogorel. “Gli operatori di rete forniscono il 100% dell’accesso ai consumatori e servizi in bundle e raccolgono le fee in tutta Europa”.

Tuttavia le industrie delle telecomunicazioni e dei media in Europa sono rimaste tradizionalmente separate in silos, sia a causa di ostacoli regolatori sia per differenze nelle culture manageriali. Questo ha impedito l’integrazione di asset e competenze tra i due mondi. Ma oggi i servizi di streaming sono offerti o direttamente al pubblico o tramite gli abbonamenti alla rete Internet con gli operatori telecom e quindi i contenuti audio-video diventano il principale fattore di crescita per le telco nella promozione di servizi convergenti voce e dati.

Il nodo degli investimenti

La Commissione europea vuole sostenere queste evoluzioni: il programma Media, parte del programma Creative Europe, e l’Action Plan adottato a dicembre 2020 per sostenere la ripresa e la trasformazione dei media e dell’audio-video lavorano in questa direzione. Gli investimenti messi in campo sono 2,4 miliardi di euro per Creative Europe nel periodo 2021-2027, 400 milioni di euro in sette anni tramite Media Invest (nell’Action Plan) e il 20% di ciascun Recovery Plan nazionale che va però ai servizi digitali in genere. Si tratta di cifre che impallidiscono rispetto a quanto investono i colossi dello streaming americani: Netflix ha speso 17,3 miliardi di dollari in contenuti nel 2020.

I fondi pubblici e gli investimenti dell’industria broadcast per le produzioni audio-video in Europa non mancano ma anche qui i numeri sono diversi da quelli dei grandi concorrenti. Queste entrate sono la prima fonte di finanziamento per le produzioni originali europee: nel 2018 hanno rappresentato rispettivamente il 26% (fondi pubblici) e il 21% (dai broadcaster) del totale. Ma questo totale è pari a 2 miliardi di euro.

Pogorel a Telco per l’Italia 2021

Professore emerito all’Institut Polytechnique de Paris, Gerard Pogorel sarà fra i protagonisti di Telco per l’Italia nell’appuntamento del 20 maggio “Space, submarine e indoor connectivity: la banda larghissima chiave di volta”, in cui affronterà il delicato tema del 5G indoor.

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